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A che serve avere le mani pulite (e le idee giuste) se si tengono in tasca ?

Il persistente stato di crisi in cui il nostro Paese continua a trovarsi, il quadro politico a dir poco confuso e la totale assenza di strategie credibili che mirino al ritorno della crescita, dimostrano ancora una volta, se ce ne fosse il bisogno, il sostanziale fallimento della classe politica che ci ha governato negli ultimi vent’anni.

L’aumento costante della tassazione e la totale assenza di tagli veri e consistenti all’enorme spesa pubblica, ci hanno portato a un passo dal punto di non ritorno. Il dibattito verte, come sempre, su come distribuire le (ormai sempre più scarse) risorse esistenti, anziché concentrarsi su come generarne di nuove, attraverso la creazione di valore, in modo da riportare l’Italia, come merita grazie alle competenze e talenti dei suoi cittadini e delle sue imprese, a competere da protagonista sui mercati internazionali.

È proprio su questo paradigma (trafficare per la divisione della torta, anziché lavorare per il suo ampliamento) che si misurano la mancanza di competenza e l’assenza di visione di molta parte di questa classe dirigente.
Su queste basi, vere oggi più di allora, è nato, più di un anno fa, il manifesto di Fermare il Declino, capace di suscitare un entusiasmo formidabile e attrarre un numero di aderenti inaspettato a pochi mesi dalla sua pubblicazione. Oggi la nostra ricetta, semplice e innovativa, è necessaria più che mai per rimettere in piedi il Paese.

In un documento reso pubblico nel mese di settembre, la Direzione Nazionale di Fare per Fermare il Declino ha indicato “Il cammino da Fare, Insieme”, chiamando alla cooperazione chi desideri collaborare per riformare la struttura materiale dello Stato italiano, al fine di arrestare il declino cui sarebbe altrimenti destinato.

I punti chiave sono:
La costruzione di una forza politica (alternativa a PD, PdL/Lega Nord e M5S) che dedichi attenzione primaria alle riforme strutturali di cui l’Italia ha urgente bisogno;
Il rifiuto di farsi portatori di interessi apicali, compartecipi del sistema di potere attuale;
Il pragmatismo nell’azione e la rinuncia ad aprioristiche barriere ideologiche come discriminanti per la cooperazione;
Il cambiamento radicale nella composizione delle élite politiche e sociali e nei loro metodi di selezione
Con piacere e interesse, da più parti in questi ultimi giorni, abbiamo letto articoli e prese di posizione a favore della costituzione di nuovi soggetti politici con lo scopo di raggruppare, sotto una nuova forma, tutte le anime liberali e riformiste presenti in Italia.

Proprio con queste premesse abbiamo ideato e contribuito a organizzare l’incontro “Libertà, Concorrenza, Giustizia: il ruolo dell’Italia per un’Europa di sviluppo” del 18 Ottobre prossimo, a Torino. Insieme al gruppo ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa) del Parlamento Europeo, abbiamo raggruppato esponenti di vari movimenti e associazioni per ragionare insieme su una nuova Europa e una nuova Italia: auspichiamo che possa essere il primo passo verso un percorso comune, sia in Italia che in Europa, di un progetto che (e saremo sentinelle vigili!) dovrà avere come collante un autentico programma fatto di meno Stato (e Stato più efficiente), meno tasse, più meritocrazia oltre a metodi di selezione della classe dirigente trasparenti e democratici.

“La nostra rivoluzione è una Società Aperta: al talento, alle opportunità e al merito” andavamo dicendo, noi di Fare, nella scorsa campagna elettorale.

Negli scorsi giorni, i piemontesi Gabriele Molinari e Giovanni Susta di Italia Futura hanno evocato, in un editoriale, la “Società Aperta e i suoi nemici” di Karl Popper, proponendo la convocazione degli “Stati Generali del liberalismo in Italia”.

Da parte nostra, ci dichiariamo fin d’ora disponibili a contribuire ad organizzare, magari proprio a Torino, gli Stati Generali dei liberali e dei riformisti che hanno deciso di togliere le loro mani pulite, e le loro idee, dalle tasche.

Per una Società Aperta, finalmente.

Guglielmo Del Pero

Stefano Sarasso

Direzione Regionale Piemonte - Fare per Fermare il Declino

Redazione - inviato in data 17/10/2013 alle ore 8.44.27 - Questo post ha 3 commenti

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COMMENTI
- L'ESEMPIO UNGHERESE - da Anonimo - inviato in data 17/10/2013 alle ore 23.08.05
Leggete bene: “Gli ungheresi non saranno più costretti a pagare esosi interessi a banche centrali private e irresponsabili. Anzi, il governo ungherese ha assunto la sovranità sulla sua moneta e adesso emana moneta senza debito e tanta quanto ne ha bisogno. I risultati sono stati nientemeno che eccezionali. L’economia nazionale, che vacillava per via di un pesante debito, ha ricuperato rapidamente e con strumenti inediti dalla Germania nazionalsocialista”.

diversamente europeista


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- A tal proposito... - da Anonimo - inviato in data 17/10/2013 alle ore 21.58.30
http://economia.virgilio.it/diritto/londra-shock-fra-10-anni-italia-non-restera-nulla.html

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- Gli imprenditori suicidi non fanno notizia. Vuoi mettere i “migranti”… - da Anonimo - inviato in data 17/10/2013 alle ore 19.35.35
Ieri si è suicidata una piccola imprenditrice in provincia di Venezia.

E’ la prima donna che compie il gesto estremo perché strangolata dalla situazione economica e il tragico episodio ancora una volta è avvenuto in Veneto, dove ormai si contano a decine, se non a centinaia, i piccoli imprenditori che non hanno retto al peso della crisi che ha travolto le proprie aziendine, e si sono tolti la vita piuttosto che vedersi costretti a lasciare a casa i loro dipendenti, che spesso sono amici o comunque persone con cui hanno condiviso anni e anni di lavoro gomito a gomito.
Altri, come l’imprenditore di Treviso che qualche settimana fa ha dato la propria testimonianza a L’Indipendenza, dopo aver venduto quasi tutto per tenere in piedi l’impresa, non avendo figli ha deciso di chiudere salvando almeno la casa e il capannone, licenziando una sessantina di dipendenti con la speranza che in questio anni abbiano messo da parte qualcosa per sopravvivere. Per tutte queste persone, in particolare coloro che si sono suicidate, qualche politico si è stracciato per finta le vesti, qualche giornale ha fatto una macabra contabilità, e poi il velo dell’oblio è sceso su di loro.
Ora mi appresto a dire una cosa che farà sobbalzare i cosiddetti “politically correct”, ma chissenefrega: loro, i suicidi da crisi economica, compresi i tanti che si sono ammazzati per aver perso o per non riuscire a trovare lavoro, non è stato speso un decimo dell’indignazione che l’intero sistena italico (compresi giornali e televisioni) ha riservato alle centinaia di immigrati extracomunitari morti annegati nel tentativo di sbarcare sulle coste italiche.
E’ una tragedia, non lo metto in dubbio, e nemmeno dico che quanto accaduto non debba muovere ciascuno verso un’umana sofferenza.
Epperò mi chiedo perché questa stessa umana sofferenza non sia mai stata dedicata, soprattutto da certe parti politiche, verso gli imprenditori e i lavoratori che hanno deciso di farla finita per via della crisi economica, oltre che per il comportamento delittuoso delle banche e dello stato aguzzino.
Per dirla tutta non mi pare di ricordare parole di partecipazione così incisive nemmeno dall’attuale Pontefice, che per altro suscita qualche simpatia quando mette in riga la Curia romana.
La morale sembra essere questa: meglio stracciarsi le vesti per i “migranti” defunti che per i propri concittadini suicidi, forse anche perché spesso questi gesti estremi sono stati indotti proprio dal sistema perverso che siamo stati capaci di mettere in piedi.
L’mpressione è che ci siano persone di serie A e altre di serie B. Peccato che i discriminati non siano quelli che tentano di entrare clandestinamente.

http://www.ilgrandebluff.info/2013/10/questa-non-fa-notizia-e-sulle-prime.html


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