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Ubaldo e la bambola - Racconto di pura fantasia

Sono solo come un cane. Sono povero, vecchio e malato. Avevo una moglie bellissima, eravamo tanto innamorati, ma lei, dopo aver lottato come una leonessa contro il cancro, il cosiddetto male del secolo, lei, il mio povero angelo, mi ha lasciato più di vent’anni fa e poveretta, in punto di morte chiedendomi perdono, mi rivelò che, cedendo ai sensi, naturalmente a mia insaputa, mi aveva tradito una sola volta col mio migliore amico e che Piercinzio, l’unico figlio che avevamo avuto, non era mio figlio, ma figlio di quel tradimento. E io la perdonai e la baciai e perdonai anche il mio amico che purtroppo se n’è andò pure lui suicidandosi alla notizia della morte di mia moglie. A mio figlio non ho mai detto nulla, gli ho voluto bene lo stesso, forse anche di più. Lui aveva fatto carriera, era professore in pediatria, era un bell’uomo, alto, moro, scapolo, anzi gay, conviveva con un medico dentista. Lui mi adorava ed io ero orgoglioso di lui, purtroppo però anche lui è deceduto quattro anni fa per un maledetto incidente stradale assieme al suo compagno. Ho una piccola pensione e con quella tiro avanti, e per fortuna che abito in un mini appartamento avito, ereditato dai miei, nel centro storico di Lucca, vicino alle Mura, altrimenti non so proprio come avrei fatto se avessi dovuto pagare l’affitto. Ma a parte questo, la cosa che al momento mi amareggia di più è il fatto che si dice in giro che sono pazzo, mentre addirittura altre voci parlano di un mio imminente arresto. Ma perché ce l’hanno con me? Per quale motivo secondo loro io sarei pazzo? E perché mai dovrebbero arrestarmi? Io sono solo un uomo buono, un uomo che ha perdonato, una persona di cuore. Io, Ubaldo, ho sempre lavorato sodo nella vita e non mai fatto del male a nessuno! E allora perché c’è chi vuole infierire su di un povero vecchio claudicante e per di più malato di cuore e con grossi problemi a fegato e reni? Forse perché passo intere giornate rinchiuso in casa a parlare e dialogare con la mia bambola? E’ forse pazzia questa? E’ forse un reato convivere platonicamente con Amalia la mia bambola? Lei mi fa tanta compagnia, tra l’altro somiglia moltissimo alla mia povera moglie tanto che le ho dato lo stesso nome che aveva la mia dolce metà, e questa bambola adesso è tutto per me, tutto ciò che ho e che mi rimane. Non ho più parenti, più nessuno, e se non ci fosse Amalia, questa mia bambolottina non saprei proprio come passare gli ultimi anni della mia vita, i pochi che ancora mi restano! Arrestare me? E per quale ragione? Ma non esiste proprio! Internarmi? Una volta, tanti anni fa fui ricoverato all’ospedale psichiatrico, ma fu quando morì mia moglie. Ero distrutto dal dolore, non sopportavo l’idea di averla persa per sempre, poi ero rimasto sbigottito da quanto mi aveva confessato in punto di morte e quindi non mangiavo più, non mi lavavo più, vagavo nudo per la casa, ero diventato secco come un chiodo, e spaccavo tutto quello che trovavo in casa a portata di mano. Fu allora che la buonanima di mio figlio Piercinzio, detto Lulù, che mi voleva tanto bene, mi fece ricoverare all’Ospedale Psichiatrico, dichiarando all’autorità che ero fuori di testa, che facevo un sacco di cose strane e che ero pericoloso, ma io giuro che non ho mai fatto del male a nessuno, nemmeno a una mosca, e quello che ho rotto in casa era tutta roba mia! E siccome in manicomio mi ci tennero un paio di annetti prima di tornare a casa più sano di prima, allora la gente dice che sono pazzo e ride sempre di me, anche le poche volte quando esco di casa per andare a passeggio con Amalia la mia bambola che mi tengo ben stretta fra le braccia. Non potete sapere quanto bene io voglia a quell’esserino di plastica acquistato per soli 5 euro al Mercatino dell’Usato dell’Acquacalda. Era un po’ rotta, ma io l’ho aggiustata alla bell’e meglio, ma poi in seguito non mi è costata più nulla, mentre se avessi avuto un gatto, oppure un cagnolino, non avrei potuto mantenerli, perché è risaputo, e voi m’insegnate, che le bestie mangiano, vanno curate, a volte anche vestite di tutto punto, e tutto il resto. Sì, sono un povero vecchio solo e ho l’assoluta necessità di avere qualcuno che mi stia vicino, che mi faccia compagnia, e allora perché la gente è così cattiva con me? Perché si accaniscano con chi ha già sofferto abbastanza nella vita? Perché vorrebbero farmi arrestare o addirittura rinchiudermi ancora una volta in manicomio? Forse perché vivo con Amalia la mia bambola e vado a spasso con lei? Ma fatemi il piacere, almeno inventatevene un’altra di scusa!

RIKKARDO


Anonimo - inviato in data 16/01/2014 alle ore 17.12.52 - Questo post ha 6 commenti

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COMMENTI
- Ubaldo - da Anonimo - inviato in data 17/01/2014 alle ore 19.21.45
Storia positiva, piacevole e verosimile raccontata con buon gusto e misura.

Marisa Altignotti in Rebaudengo


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- ubaldo e la sua bambola - da Anonimo - inviato in data 17/01/2014 alle ore 11.38.33
Piace anche a me questo racconto, ha una chiave di lettura essenziale, all'apparenza anche troppo semplice ma nella pratica assai complessa. Il tema della solitudine nella vecchiaia è ben rappresentato dal povero Ubaldo.

Alessandro B.


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- Etereo - da Anonimo - inviato in data 17/01/2014 alle ore 9.00.18
Molto incisiva, quasi spirituale questa storia e del tutto particolare il tuo modo di scrivere i racconti. E si sa, chi ben comincia...

Marmau


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- la bambola - da Anonimo - inviato in data 16/01/2014 alle ore 22.20.10
Commovente, di questi tempi potrebbe anche essere una storia reale, visto che ognuno pensa solo per se e non bada ad altro.

Tina F.


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- Ubaldo - da Anonimo - inviato in data 16/01/2014 alle ore 21.25.37
A un'età importante tutto può accadere, anche di perdere la ragione, ma questo vecchio che non ha più nessuno almeno ha sconfitto la solitudine aggrappandosi ad una vecchia bambola. Gran bella storia rikkardo, e non è la prima.

Gino


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- Ubaldo e la bambola - da Anonimo - inviato in data 16/01/2014 alle ore 19.25.08
Molto bello questo racconto. In tutta semplicità e con la giusta scorrevolezza hai raccontato una delle mille sfaccetature dell'animo umano, anche se il racconto è di totale fantasia, ma questo va ancora più a tuo merito.

R.Battaglini



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