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Sbancamento in corso

Le banche dovranno licenziare massicciamente e chiudere molti sportelli. Non a causa della crisi, ma dello sviluppo. Siamo entrati nell’era del bail-in, sicché è interdetta la via dei salvataggi bancari a carico del contribuente. Il problema, però, è come non arrivare a quel punto, come evitare i fallimenti. Nel varare il decreto legge “salva (solo 4) banche”, il governo ha vantato la conservazione dei posti di lavoro. Un concetto e un linguaggio che dimostrano l’insufficiente consapevolezza di quel che accade e accadrà. Oltre che la speranza di confondere le idee sull’accaduto.

Se si guardano gli indici settoriali si scopre che un investitore entrato in Borsa nel 2008, quindi alla vigilia della dura crisi, ha comunque guadagnato dei soldi. Con delle eccezioni, e fra queste il settore delle banche, che li ha fatti perdere. Per forza, si dirà, la crisi del debito colpisce prima di tutto quelle. Non del tutto esatto. E’ che, complessivamente, sembra non volere prendere atto della realtà: le banche dovranno avere meno sedi, meno dipendenti, più servizi e maggiore redditività, inoltre sono troppe (non solo in Italia), quindi dovranno accorparsi o accopparsi. L’intero mercato dei pagamenti è in piena rivoluzione, al punto che anche le carte di credito sono improvvisamente invecchiate. Pagare con il telefono cellulare, a esempio, significa prestare meno il fianco a possibili frodi. La connessione in rete, inoltre, consente di fare operazioni ovunque ci si trovi e a qualsiasi ora, senza dovere andare in banca e fare la fila. Tutto questo comporta costi più bassi e comodità più alte. Un gran bene, ma non per i conti di banche che non sappiano adeguarsi. E in fretta.

Occorre anche una rivoluzione architettonica: le banche in granito, con porte enormi e saloni dai soffitti altissimi, con schiere di sportelli tutti uguali, erano la pietrificazione della solidità e dell’immutabilità. Tutta roba che non serve più. Che, anzi, può divenire zavorra pericolosa. In quanto ai bancari, quando eravamo ragazzi erano stati eletti a incarnazione dell’incubo: lavoro fisso, sempre uguale, impossibile da perdersi. L’incubo, ora, è che non somigliano più per nulla a quella sintesi caricaturale. La banca non può più essere il posto dove si tengono i soldi, con la sua burocrazia cedolare nel caso si abbia la pretesa di usarli, ma sempre di più il facilitatore nel muoverli e farli rendere, accrescendo la consulenza, digitalizzando e dematerializzando le transazioni.

Tutto questo è inevitabile, ma non asettico. Il bail-in rende impossibili (giustamente) i salvataggi pubblici, ma non illegittime le partecipazioni pubbliche. Mentre altri Stati europei (tedeschi, francesi e inglesi in testa) entravano nelle loro banche, il nostro ne usciva. Se la partecipazione pubblica fosse indirizzata a conservare il passato, finirà con il seppellirci chi ci prova, con tutti i soldi dei rispettivi contribuenti. Ma se fosse utilizzata per accompagnare la stagione della selezione naturale e degli accorpamenti, alleggerendo il peso degli incagliamenti, in modo da far sopravvivere gli istituti battenti la propria bandiera, allora stiamo assistendo alla premessa di una grave distorsione del mercato. Noi italiani, per caso o per scelta, siamo nella condizione di potere far valere un settore bancario interamente affidato al mercato. Possiamo dar lezioni di mercato. Sarebbe un grave errore sprecare questo vantaggio, o, peggio, lasciarsi mangiare da chi ha trascinato un pezzo considerevole del passato nel nuovo secolo.

Ieri abbiamo dato la misura del danno prodotto, sulla redditività del capitale investito nelle banche, dalla nostra demoniaca pressione fiscale. Quello squilibrio va corretto in fretta, se vogliamo che fra i protagonisti continentali, dentro lo spazio bancario europeo, ci siano protagonisti italiani animati dalla voglia di crescere e conquistare, non solo dall’istinto di difendersi e sopravvivere. Sarà un bene arrivare a istituti europei. Sarebbe l’opposto, e un male, consegnarsi ad altri europei.

www.davidegiacalone.it

@DavideGiac

Redazione - inviato in data 04/01/2016 alle ore 9.09.46 -

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