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Sconosciuta professione

A tre mesi dall’annuncio dello “statuto del lavoro autonomo” arriva il testo del disegno di legge. Che a sua volta è un annuncio di quel che non entrerà in vigore prima di (almeno) altri nove mesi. E forse è anche meglio, perché quelle norme sono state concepite da chi non ha il senso della realtà. Essendo io stesso un professionista autonomo, sottopongo alcune riflessioni generali e qualche frutto dell’esperienza.

1. Si potranno dedurre le spese sostenute per assicurarsi contro l’eventualità che il cliente non paghi le fatture. Sembra una bella cosa, invece è una resa. Non solo i professionisti, ma tutti già paghiamo per vivere in un Paese in cui i diritti legittimi siano tutelati, compreso quello di essere pagati per il lavoro svolto. Se posso scalare dalle imposte l’assicurazione privata contro tale eventualità, cancellate quelle che pago per tenere in vita i tribunali. Vinsi una causa del genere in tutti i gradi di giudizio, ma non vidi un soldo perché l’ufficiale giudiziario sostenne di non riuscire a trovare la ditta debitrice (che aveva un sito on line e relativa mappa per arrivarci). In compenso persi anni e i quattrini dell’avvocato. Se devo assicurarmi, contro questo scempio, è segno che il governo considera sepolta la giustizia. Le volte successive ho evitato di far causa e provato un accordo con i lestofanti.

2. Il che vale anche per la prevista illegittimità dei contratti capestro. Sono già illegittimi. Ma a che serve saperlo, se il giudice che deve stabilirlo ti risponde dopo qualche anno?

3. Saranno nulle le clausole che prevedono il pagamento in tempi superiori a 60 giorni dall’emissione della fattura. Bello, ma è lo Stato che non paga entro 60 giorni, sicché il governo dovrebbe cominciare con il denunciare sé stesso.

4. Si possono dedurre tutte le spese per l’aggiornamento professionale e per la partecipazione ai convegni. Mi piace. Poi aggiungono: fino a un tetto di 10mila euro. Sbagliatissimo: quelle spese o sono vere o sono false, nel secondo caso non si deve dedurre nulla, nel primo non ha ragione d’essere un tetto. Altrimenti si alimenta la falsa deduzione fino a 10mila euro. Perché ai docenti, che hanno la sicurezza del reddito, si regalano 500 euro da spendere in teatri, concerti e, forse, libri, mentre a un professionista ovviamente non si deduce la serata all’opera (ci mancherebbe), ma si pone un tetto all’acquisto, con soldi suoi, di libri?

5. L’indennità di maternità si percepisce anche se si continua a lavorare, si ha diritto a congedi parentali fino a tre anni d’età del bambino (se si tratta di un anziano?), il rapporto di lavoro è sospeso fino a 150 giorni, in caso di malattia. Chi mai può sostenere siano cose ingiuste? Infatti sono giuste, ma irreali. Vengono in mente solo a chi pensa che il professionista autonomo sia un lavoratore dipendente mascherato. L’uso dei lavoratori autonomi consente elasticità al settore produttivo. Fra loro (noi) c’è concorrenza sia di qualità che di quantità di lavoro che si è in grado di svolgere. Per questo non ci sono orari, se hai da fare lavori anche la notte e non ti fermi se non in caso che la malattia sia tale da impedirti in modo grave. Contro questa eventualità pago già un’assicurazione privata, ma non mi serve a nulla che la legge stabilisca che posso mollare il cliente per cinque mesi, dato che quello mi manderà un messaggio di auguri e prenderà, giustamente, un altro professionista. Impedirglielo significa abbassare la nostra già patetica produttività. Senza trascurare che in quel periodo d’impedimento potrai anche non pagare gli oneri previdenziali, ma non appena ti rimetti dovrai scucire gli arretrati.

6. Da dove arrivano i soldi per coprire il costo di tanta bontà? Dalla spesa pubblica. Il governo calcola la necessità di 50 milioni all’anno (secondo me sono pochi), ma per il 2016 prevede una spesa massima di 10. Se la matematica non è un’opinione, significa che prima di fine ottobre andiamo avanti ad annunci.

7. Mi sembrerebbe una cosa meravigliosa se lo Stato assicurasse due cose: a. una giustizia funzionante, come se il diritto avesse un senso; b. un trattamento fiscale almeno pari a quello dei lavoratori dipendenti, considerato che c’è sempre il rischio di non guadagnare più un tallero. Invece si paga di più e non viene riconosciuta neanche la totalità dei costi sostenuti. Adesso si dovrà pagare anche per finanziare la bontà sociale di chi suonerà per mesi la trombetta delle maggiori garanzie assicurateci.

Nulla di tutto questo sarebbe immaginabile se almeno uno degli estensori avesse provato, nella vita, l’inebriante esperienza di andare a lavorare.

www.davidegiacalone.it
@DavideGiac

Redazione - inviato in data 03/02/2016 alle ore 7.41.28 -

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