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BANDA FABBRI - Tutto il Processo in 15 Puntate.

La banda Fabbri davanti al tribunale di Lucca
28/12/2009 1° puntata - dall'Oracolo di Delphi

Notizie tratte dal IL TIRRENO 10-APRILE 1946 - ( 1° PUNTATA)
Da un articolo a 5 Colonne del Grande Giornalista DINO GRILLI.
I BANDITI DELL'AUTOSTRADA DAVANTI AL TRIBUNALE MILITARE. La deposizione del capobanda è così raccapricciante che solleva l'indignazione del Pubblico e del Presidente il quale chiede: Ma in quel momento eravate cosciente? - La dettagliata descrizione dell'uccisione di CIURLO e SOGNO fatta dal loro assassino,e l'orribile Eccidio nella Grotta di Anchiano dove vennero assassinati i Fratelli De Paoli e l'industriale Pecile di Udine.
LUCCA, 9 APRILE 1946- QUESTA MATTINA ALLA PRESENZA DI UNA FOLLA ENORME CHE L'AULA E' INCAPACE DI CONTENERE E CHE PERCIO' SOSTA ALL'ESTERNO DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA SONO STATI COLLOCATI DEGLI ALTOPARLANTI, SI E' INIZIATO DAVANTI AL TRIBUNALE MILITARE, QUI TRASFERITOSI DA LA SPEZIA, IL PROCESSO A CARICO DEI 21 COMPONENTI LA FAMIGERATA BANDA FABBRI, RESPONSABILI DI UNA LUNGA SERIE DI RAPINE, NONCHE' DEL DELITTO DELL'AUTOSTRADA, IN CUI PERDEVANO LA VITA L'INGEGNER CIURLO E IL RAGIONIER SOGNO E DELL'ECCIDIO DI ANCHIANO DI CUI FURONO VITTIME I FRATELLI DE PAOLI E L'INDUSTRIALE PECILE DI UDINE.. ALLE 9,35 PRECISE L'UFFICIALE GIUDIZIARIO ANNUNCIA L'INGRESSO DEL RAPPRESENTANTE DELLA PUBBLICA ACCUSA, NELLA PERSONA DEL TENENTE COLONNELLO FEDERICO MARINA DEL REGIO ESERCITO; SUBITO DOPO QUELLO DELLA CORTE: ESSA E' COMPOSTA DAL CAPITANO DI VASCELLO SCATINI CHE RIVESTE LA DIVISA DELLA MARINA, DEL GIUDICE UGO CHIEFFI DEL TRIBUNALE PENALE DI FIRENZE E DEL GIUDICE POPOLARE PRESCELTO NELLA PERSONA DEL DOTT. BRUNO BALLERINI DI FIRENZE. AL POSTO DEL CANCELLIERE E' IL CANCELLIERE MAFFEI ALESSANDRO DEL TRIBUNALE DI LUCCA.
E' QUESTT'ULTIMO CHE LEGGE I NOMI DEI 22 IMPUTATI SEGUITANDO POI LA LETTURA DEI NUMEROSI CAPI D'IMPUTAZIONE .................
QUESTA LETTURA DATO IL GRAN NUMERO DI REATI COMMESSI OCCUPA MOLTO TEMPO, TANTO CHE ESSA SI PROTRAE PER 25 MINUTI................
SI PROCEDE QUINDI A NOMINARE IL COLLEGIO DEFENSIONALE ECC. ECC............

GLI IMPUTATI :
FABBRI LANDO
BACCETTI SERGIO
LIPPETTI UGO
BREGA FERDINANDO
ANGELINI ANTONIO
FANELLI CELSO
BALDACCI GINO
TREGGIAI QUIRINO
PASTORI GUIDO
CONTI LAMBERTO
PAOLINI ALFREDO
PARDINI DANILO
SALA ANTONIO
CASINI LEONETTO
CECCHI ROBERTO
TREGGIAI ALADINO
TREGGIAI ENEA
DAVINI ELENA
GABROVICH SILVESTRO
PASTORE RAFFAELLO
CARUSO MARIO
PELLEGRINI LUIGI
SCATTINA DINO
GLI INCARICHI AGLI AVVOCATI DIFENSORI VENGONO COSI' AFFIDATI: IL BACCETTI E IL BREGA SARANNO DIFESI DALL'AVVOCATO DELLI DI LUCCA- IL LIPPETTI DALL'AVVOCATO VECCHIONI - IL FABBRI DALL'AVVOCATO GELATI .......... ECC.ECC.

L' INTERROGATORIO DEL FABBRI E DEGLI ALTRI IMPUTATI NELLA 2° PUNTATA.

L'ORACOLO DI DELPHI.


Processo Banda Fabbri - l'Interrogatorio - 2° Puntata - dall'Oracolo di Delphi
29/12/2009 NOTIZIE TRATTE da IL TIRRENO 1° PAGINA 10 APRILE 46-TITOLO A 5 COLONNE- SERVIZIO GIORNALISTICO DEL MITICO DINO GRILLI
L'INTERROGATORIO DEL FABBRI-
IL PRESIDENTE QUINDI CHIAMA UNO DEI PRINCIPALI ESPONENTI DI QUESTA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E CHE FU L'ESECUTORE DELL'OMICIDIO DEI TRE POVERI CAMIONISTI UDINESI MA CHE PRESENZIO' ANCHE AL DUPLICE DELITTO DELL'AUTOSTRADA E ALLE NUMEROSE ALTRE IMPRESE DELLA BANDA. COME E' NOTO IL FABBRI FU CONDANNATO ALCUNI ANNI ORSONO DALLA CORTE DI ASSISE DI GENOVA AD ANNI 30 DI RECLUSIONE PER RAPINA E TENTATO OMICIDIO MA RIUSCI' AD EVADERE DAL CARCERE DI MASSA DURANTE UN BOMBARDAMENTO AEREO.
PRESIDENTE- QUANTE VOLTE SIETE STATO CONDANNATO?
IMP. NON RICORDO BENE, DUE O TRE VOLTE.
PRES. COSA AVETE DA DIRE A VOSTRA DISCOLPA?
IMP. NIENTE
PRESIDENTE- AMMETTETE TUTTI I FATTI A VOI CONTESTATI?
IMP. SISSIGNORE, MENO CHE LA RAPINA DI ALTOPASCIO E L'EVASIONE DAL CARCERE, PERCHE' ALLA PRIMA NON PARTECIPAI E IN QUANTO ALL'EVASIONE AVVENNE IN SEGUITO AD UN BOMBARDAMENTO CHE FECE CROLLARE DUE PADIGLIONI DEL CARCERE.
PRESIDENTE- COME POTETE COMPROVARE CHE NON ERAVATE ALLA RAPINA DI ALTOPASCIO?
IMP. POSSONO DIRLO GLI ALTRI, IL MONI ATTILIO PER ESEMPIO.
IL MONI INTERROGATO INFATTI DICE CHE IN QUELL'EPISODIO IL FABBRI ERA ASSENTE.
PRESIDENTE- DITECI DELLA RAPINA BINDI.
IMP. ERAVAMO IO, L'ANGELINI, IL FANELLI. I DUE FRATELLI MONI NON VI PARTECIPARONO, MA CI DETTERO LE INDICAZIONI, DICENDOCI CHE NON POTEVANO VENIRE PERCHE' CONOSCIUTI DAL BINDI. IL BOTTINO FU DIVISO IN 5 PARTI UGUALI.
PRESIDENTE- VOI AVETE PARTECIPATO ALL'AZIONE CHE SI SVOLSE NELLA NOTTE TRA IL 22 E IL 23 NOVEMBRE SULL'AUTOSTRADA, DOVE FURONO UCCISI CIURLO E SOGNO?
IMP. CONFERMO QUANTO HO GIA' DETTO AI CARABINIERI.
PRESIDENTE-RACCONTATE QUELLO CHE SAPETE.
IMP. LA SERA DEL 22 NOVEMBRE MI TROVAVO GIA' A CASA PERCHE' ERO ABITUATO AD ANDARE A LETTO VERSO LE 9.VENNE L'ANGELINI A CERCARMI PERCHE' ERA INTENZIONE SUA DI ANDARE A FARE DEI SEQUESTRI DI FARINA A QUELLI CHE LA TRASPORTAVANO DI CONTRABBANDO. IO ERO IN POSSESSO DI UNA TESSERA DELLA CIVIL POLICE AVUTA DA UNO SFOLLATO DELLA GARFAGNANA E QUINDI L'ANGELINI VENNE A CERCARMI. IN UNA PIAZZETTA DI VIA FILLUNGO SI TROVO' IL LIPPETTI, IL BACCETTI, I DUE MONI E IL BALDACCI.
PRESID. QUALI RELAZIONI ESISTEVANO TRA VOI E GLI ALTRI?
IMP. RELAZIONI DI...MISERIA, BACCETTI, PER ESEMPIO, MI DICEVA CHE ERA FUORI CASA E MI DICEVA CHE BISOGNAVA USCIRE DA QUELLA SITUAZIONE.POI CONOBBI ANCHE I MONI E GLI ALTRI. ANGELINI DUNQUE VENNE PER ANDARE A SEQUESTRARE LA FARINA.....
' SONO DI LUCCA, CI CONOSCONO' !!!
iL PRESIDENTE CHIEDE CHE L'IMPUTATO SPIEGHI BENE LA PAROLA SEQUESTRARE E L'IMPUTATO CONTINUA: ERA L'EPOCA CHE NON SI POTEVA PORTARE FARINA DA UNA ZONA ALL'ALTRA E NOI SAPEVAMO CHE MOLTA NE VENIVA DALL'EMILIA E QUINDI VOLEVAMO FARE IL SEQUESTRO.
PRESIDENTE: PER ORDINE DI CHI?
IMP: PER ORDINE NOSTRO!! PER RICAVARNE UN LUCRO. ARRIVAMMO A PISTOIA MA NON TROVAMMO NULLA. MOLTA GENTE VOLEVA SALIRE MA NOI NON SI VOLLE. STRADA FACENDO IL BALDACCI FECE SALIRE UNA RAGAZZA CHE POI SEPPI ESSERE LA LANINI. SEMBRA CHE QUELLI CHE ERANO SUL CAMIONCINO VOLESSERO DIVERTIRSI CON LEI. IO ERO IN CABINA COL LIPPETTI E IL MONI ATTILIO. BUSSARONO ALLA CABINA E ALLORA CI FERMAMMO; VIDI UNA 1100 FERMA E VIDI SCENDERE DUE BORGHESI CHE NON CONOSCEVO. ANDAI AL VOLANTE DELLA 1100 E ACCANTO A ME C'ERA IL MONI NILO CHE AVEVA LA ' STEN ' TRA LE GINOCCHIA.I DUE FURONO PORTATI SUL CAMIONCINO CHE SI AVVIO' AVANTI, IO LI SEGUII PER 4-5 CHILOMETRI, POI IL CAMIONCINO SI ARRESTO' E IO FERMAI LA 1100 A CIRCA UN CHILOMETRO DI DISTANZA. VENNE UNO CHE DISSE: PORTA LO ' STEN ' A CAPPELLO NERO!!
PRESIDENTE: CHI ERA CAPPELLO NERO, ERA QUALCUNO CHE DIRIGEVA?
IMP. ERA IL BACCETTI CHE VENIVA CHIAMATO COSI'.
PRESIDENTE: CHI ERA CHE PRESE L'INIZIATIVA DI SEQUESTRARE LA MACCHINA?
IMPUTATO: NON LO SO'.
E SU QUESTA VERSIONE IL FABBRI INSISTE PER QUANTO IL PRESIDENTE GLI CONTESTI CHE NEL SUO INTERROGATORIO EGLI EBBE A DIRE ' FRA TUTTI SI DECISE DI FERMARE LA MACCHINA'.

FINE DELLA 2° PUNTATA - L'INTERROGATORIO PROSEGUIRA' NELLA 3° PUNTATA.

Processo Banda Fabbri dal Tribunale Militare - 3° puntata da l'Oracolo di Delphi
29/12/2009 NOTIZIE TRATTE DAL TIRRENO 1° PAGINA 10 APRILE 1946 - SERVIZIO GIORNALISTICO di DINO GRILLI
FABBRI POI CONTINUA IL RACCONTO DEL DELITTO DELL'AUTOSTRADA ^ FURONO FATTI SCENDERE DAL CAMIONCINO E SENTII DIRE: SONO DI LUCCA CI CONOSCONO. IO NON AVEVO TIMORE PERCHE' OLTRE A NON ESSERE DI LUCCA, AVEVO ANCHE UNA SCIARPA CHE MI COPRIVA IL VISO.
ERA PASSATA LA MEZZANOTTE.IL BALDACCI VENNE INCONTRO A NOI DAL CAMIONCINO E QUALCUNO DISSE: SAREBBE MEGLIO UCCIDERLI!!
PRES: CHI FU' ?
IMP: NON LO SO: IL BALDACCI CI DISSE- RESTITUIAMO LA ROBA>
A QUESTO PUNTO IL BALDACCI PROTESTA SULLA FRASE, DICENDO CHE EGLI NON DISSE - RESTITUIAMO> MA RESTITUITE. FABBRI A DOMANDA CONFERMA CHE BALDACCI GLI DISSE - PENSA BENE A QUELLO CHE FAI- ANCHE TU SEI UN PADRE DI FAMIGLIA!! INDI CONTINUA: I DUE FURONO LEGATI CON LO SCOPO DI LASCIARLI LI'; FURONO LEGATI DALL'ANGELINI E DA UNO DEI MONI ( QUESTI DUE IMPUTATI PROTESTANO E NEGANO); IL BALDACCI NON C'ERA E CREDO FOSSE RIMASTO SUL CAMIONCINO INSIEME AL LIPPETTI.
' CI PENSA CAPPELLO NERO A LIQUIDARLI !! '
IL PRESIDENTE GLI CONTESTA CHE IN UN PRIMO INTERROGATORIO EGLI DISSE ' VENNE FANELLI A PRENDERE LO STERN DICENDO: CI PENSA ' CAPPELLO NERO' A 'LIQUIDARLI!'. MA L'IMPUTATO DICHIARA DI NON ESSERE SICURO CHE FOSSE IL FANELLI.
IL PRESIDENTE FA RIPETERE AL FABBRI VARIE CIRCOSTANZE SIA IN MERITO ALLA DISTANZA FRA LE DUE MACCHINE, SU CHI AVEVA E CHI PRESE LO ' STERN'; LE AFFERMAZIONI DEL FABBRI COMINCIANO A PROVOCARE VIVACI CONTESTAZIONI DA PARTE DEGLI ALTRI COMPONENTI LA BANDA. PARTICOLARMENTE IL FANELLI NEGA DI ESSERE ANDATO A PRENDERE LO STERN.
IMP: IO RIMASI SULLA 1100, SENTII SPARARE E POI PARTII CON LA RAGAZZA E DUE ALTRI. AD ALTOPASCIO LA RAGAZZA VOLLE SCENDERE, E A LUCCA LA GUIDA DELLA 1100 LA PRESE L'ANGELINI; PROSEGUIMMO IL VIAGGIO SINO A GENOVA, OVE GIUNGEMMO ALLE OTTO CIRCA.
IL FABBRI DICE COME IL BOTTINO CONSISTE IN DUE OROLOGI, DUE ANELLI, UNA FEDE E 10-12000 LIRE. FU IL BACCETTI A CONSEGNARLI LA SUA PARTE IN 2500 LIRE E AGGIUNSE CHE LA ROBA FU PRESA DA FANELLI E CONSEGNATA AL BACCETTI. A RICHIESTA DELL'AVVOCATO PARDOCCHI SI CHIARISCE CHE IL BALDACCI NON VOLLE NIENTE E NON VOLLE SAPERE NIENTE. BACCETTI, FANELLI E ANGELINI DIVISERO QUELLO CHE INCASSARONO DALLA VENDITA DELLA 1100. L'IMPUTATO NON SA QUELLO CHE RICAVARONO DALLA MACCHINA: EGLI EBBE UN TAGLIO DI VESTITO PERCHE' SE LO ANDO' A ...PRELEVARE IN CASA DEL BACCETTI. COSI' PURE UN TAGLIO D'ABITO L'EBBE UNO DEI MONI.
NEI RIGUARDI DELLA RAPINA COMMESSA IN DANNO DI PICCHI NELLO A CUI DEPREDARONO 11.300 LIRE IL FABBRI CONFERMA: COME PURE CONFERMA LA SUA PARTECIPAZIONE A QUELLA DI SORBANO DEL VESCOVO IN DANNO DI IACOPI AMABILE. QUI EGLI ATTESE IN DISTANZA INSIEME A BACCETTI MENTRE IN CASA DELLA IACOPI ENTRARONO I DUE MONI E IL PASTORE. LE INDICAZIONI ERANO STATE FORNITE DAL BREGA. I TRE TORNARONO PRESTO E DI CORSA DICENDO CHE NON AVEVANO PRESO NULLA PERCHE' LA DONNA GRIDAVA, ED ANCHE IL BREGA QUALCHE GIORNO DOPO CONFERMO' CHE LA DONNA CHE LUI CONOSCEVA GLI AVEVA DETTO CHE I SOLDI ( QUASI MEZZO MILIONE ) NON ERANO STATI RINVENUTI.
UN'ALTRA IMPRESA DELLA BANDA QUELLA IN DANNO DEL BARROCCIAIO NELLO CASINI CHE FU FERMATO SULLO STRADALE DI LUCCA-PONTE A MORIANO , E' CONTESTATA AL FABBRI CHE CONFERMA LA SUA PARTECIPAZIONE: ' ANDAMMO QUELLA SERA A BALLARE A BAGNI DI LUCCA CON IL CAMIONCINO DEL LIPPETTI, IL BREGA,L'ANGELINI E I DUE MONI. IO FERMAI IL BARROCCIO E CON LA PISTOLA PUNTATA OBBLIGAI IL BARROCCIAIO A SEGUIRMI IN UN CAMPO, MENTRE GLI ALTRI FACEVANO IL TRASBORDO DELLA FARINA.
IL PRESIDENTE RIVOLGE MOLTE CONTESTAZIONE AL FABBRI CIRCA LA PROVENIENZA DELLE ARMI; SEMBRA CHE UNO ' STERN' LO PROCURASSE IL BALDACCI.
SI ARRIVA COSI' ALLA PARTE PIU' DRAMMATICA DELL'INTERROGATORIO CHE E' QUELLA CONCERNENTE IL TRIPLICE DELITTO DI ANCHIANO, DEL QUALE IL FABBRI FU L'ESECUTORE MATERIALE.
'L'ORRIBILE ECCIDIO DI ANCHIANO' NELLA PROSSIMA PUNTATA. Da L’Oracolo di Delphi.

L'ORACOLO DI DELPHI
Processo Banda Fabbri 4° -Lucca Tribunale Militare - dall'Oracolo di Delphi
29/12/2009 PRESIDENTE- RICORDATE COSA E' SUCCESSO QUELLA SERA?
IMPUTATO- ERANO DIVERSI GIORNI CHE IL LIPPETTI CI AVEVA PREGATO DI AIUTARLO A TROVARE DELLE GOMME, PERCHE' QUELLE DEL CAMIONCINO ERANO QUASI FUORI USO. COSI' SI DECISE DI ANDARE SULL'AUTOSTRADA ED ABBIAMO ASPETTATO DUE O TRE ORE PER TROVARE QUELLO CHE ANDASSE BENE. E' ARRIVATO IL CAMION ABBIAMO GUARDATO LE GOMME E COSI' SI DECISE DI FERMARLO..
GLI PASSAMMO AVANTI DOPO IL CASELLO DI LUCCA VERSO PISA; IO SPARAI UN COLPO DI RIVOLTELLA E IL CAMION SI FERMO': LI ABBIAMO FATTI SCENDERE LI ABBIAMO PORTATI IN UN PRATO E GLI ABBIAMO LEGATO MANI E PIEDI. C'ERANO I DUE FRATELLI MONI, IL LIPPETTI, IL BREGA ED IO. LO STEN LO AVEVA IL NILO. MENTRE IL LIPPETTI GIRAVA LE DUE MACCHINE NOIALTRI LI ABBIAMO LEGATI. UNO DI ESSI HA DETTO ' SIETE FASCISTI CHE FATE IN QUESTO MODO? 'LI PORTAMMO POI SUL CAMIONCINO GUARDANDO DAL MONTE, MENTRE IL LIPPETTI GUIDAVA IL CAMION. AD ANCHIANO CI FERMAMMO ED IO ANDAI A VEDERE LA GROTTA OVE AVEVAMO STABILITO DI LASCIARLI E DI ANDARE IN UN ALTRO POSTO PER LEVARE LE GOMME. CON DEGLI STRACCI IMBEVUTI DI NAFTA ESPLORAI LA GROTTA E POI LI PORTAMMO LA'. FU IL LIPPETTI CHE TIRO' GIU' LA SPONDA PERCHE' COSI' LEGATI I TRE NON POTEVANO SCENDERE. BREGA E MONI NILO LEGARONO I PIEDI ( I DUE NEGANO VIVACEMENTE) MENTRE ESSI SI RACCOMANDAVANO DI NON FARGLI NULLA DI MALE. ED INFATTI NOI , LI RASSICURAMMO......IL LIPPETTI PERO' COMINCIO' A DIRE CHE IL SUO CAMIONCINO ROSSO, CHE ERA ORMAI PRESO D'OCCHIO POTEVA ESSERE RICONOSCIUTO E CHE QUINDI BISOGNAVA UCCIDERLI. ( IL LIPPETTI PROTESTA VIVACEMENTE) . ALLORA FACEMMO UN CONSIGLIO FRA TUTTI E DECIDEMMO DI UCCIDERLI. IL LIPPETTI DISSE CHE SE NON LI AVESSIMO UCCISI NOI, LI AVREBBE UCCISI LUI. ALLORA IO RIENTRAI NELLA GROTTA E...... ( QUI IL BANDITO HA UN ATTIMO DI ESITAZIONE E LA SUA VOCE TREMA) ....SPARAI!!
DAL PUBBLICO PARTONO ESCLAMAZIONI DI INDIGNAZIONE SUBITO REPRESSE.
DOPODICHE IL BREGA TAGLIO' LE CORDE PERCHE' NON SI VOLEVA FAR SOMIGLIARE QUESTO FATTO A QUELLO DELL'AUTOSTRADA. IL MONI NILO DISSE: CE N'E' UNO CHE RANTOLA TIRAGLI UN ALTRO COLPO!!
LA DEPOSIZIONE DEL FABBRI E' COSI' RACCAPRICCIANTE CHE IL PRESIDENTE GLI DOMANDA A BRUCIAPELO: MA IN QUEL MOMENTO ERAVATE COSCIENTE?
FABBRI NON RISPONDE E SI AFFERRA ALLE SBARRE.
POI GLI VENGONO RIVOLTE ALTRE DOMANDE CIRCA LA PARTECIPAZIONE DEL MONI ATTILIO E DEL LIPPETTI, CHE ERANO RIMASTI SULLA STRADA AD UNA TRENTINA DI METRI CIOE' DALLA GROTTA. IL FABBRI AGGIUNGE CHE NELL'USCIRE DALLA CAVERNA DELLA MORTE CADDE E SI FRATTURO' UNA COSTOLA.
VENGONO FATTE POI LE CONTESTAZIONI SULLA PARTECIPAZIONE DEL FABBRI ALLA RAPINA COMMESSA SUL MONTE DI QUIESA UNITAMENTE AL LIPPETTI, AL MONI ATTILIO, ALL'ANGELINI AL TRAGGIAI QUIRINO E AL CONTI. LI IL FABBRI NARRA CHE LA COMITIVA SI RIUNI' IN PIAZZA NAPOLEONE E RACCONTA POI COME SI SVOLSE LA RAPINA. I VIAGGIATORI DEL CAMIONCINO ' BALILLA' FURONO LEGATI, CONDOTTI NEL FORTINO E QUINDI COL CAMIONCINO STESSO LA BANDA RITORNO' A LUCCA, IMBOCCO' L'AUTOSTRADA, MA PRIMA DI PISTOIA UNA GOMMA SCOPPIO' ED ESSI RIMASERO FERMI.IL CONTI LAMBERTO FU PRESO DALLA PAURA E IL FABBRI LO MANDO' VIA. POI I PROVENTI DELLA REFURTIVA FURONO DIVISI IN PARTI UGUALI.
IN MERITO ALLA RAPINA COMMESSA ALL'AUTISTA BENEDETTI GIUSEPPE DI VIAREGGIO, IL FABBRI RACCONTA: A VIAREGGIO CERCAMMO UNA MACCHINA PER RITORNARE A LUCCA. IL LIPPETTI E L'ANGELINI SCELSERO QUELLA DEL BENEDETTI E IO LI ATTESI AL POSTO DI BLOCCO INSIEME AL TRAGGIAI, MA IL BENEDETTI FECE SALIRE ME SOLO PER CAUSA DELLE GOMME NON BUONE.QUANDO FUMMO IN CIMA AL MONTE MENTRE IL BENEDETTI PARLAVA DELLE PRECEDENTI RAPINE IO LI PUNTAI LA PISTOLA E LO OBBLIGAI A FERMARSI. LO LEGAMMO LI LEVAMMO IL PORTAFOGLIO E POI TORNAMMO INDIETRO PER ANDARE A RIPRENDERE IL TRAGGIAI, MA LA MACCHINA SI GUASTO' A MASSAROSA E NOI FUMMO COSTRETTI A PROSEGUIRE A PIEDI. POCO DOPO SI FU ARRESTATI.
DOPO QUALCHE ALTRA DOMANDA SUI REATI...MINORI COMMESSI DAL FABBRI UNITAMENTE AGLI ALTRI IL PRESIDENTE SOSPENDE L'UDIENZA RINVIANDOLA AL POMERIGGIO.SONO LE ORE 13.
QUANDO ALLE 16 L'UDIENZA E' APERTA IL PUBBLICO SI AFFOLLA DINANZI ALLE PORTE DELL'AULA CHE E' RIMASTA TEMPORANEAMENTE CHIUSA PER TIMORE CHE UNA MAREA LA INVADESSE. POI A POCO A POCO VIENE FATTO ENTRARE QUALCHE GRUPPO DI PERSONE. INFINE ALLE ORE 16 IL PRESIDENTE DICHIARA APERTA L'UDIENZA.
VIENE CHIAMATO D'APPRIMA UNO DEI PRINCIPALI IMPUTATI CIOE' BACCETTI SERGIO AL QUALE VENGONO RIVOLTE LE DOMANDE D'USO. HA 23 ANNI, E' NATIVO DI FIRENZE: FU PROCESSATO MA NON CONDANNATO. MA IL PRESIDENTE INVECE LI CONTESTA INVECE DI ESSERE STATO CONDANNATO PER DISERZIONE E LO INVITA A DIRE TUTTO QUELLO CHE SA'. IL BACCETTI DAPPRIMA NON RISPONDE, SEMBRA ESITANTE, POI FINALMENTE SI DECIDE A CONFERMARE TUTTO CIO' CHE HA DETTO NEGLI INTERROGATORI PRECEDENTI.
Il seguito nella Prossima Puntata- da l’Oracolo di Delphi.

Processo Banda Fabbri 5° -puntata - Tribunale Militare di Lucca - dall'Oracolo di Delphi
30/12/2009 DAL TIRRENO- LUCCA- 1° PAGINA 10 APRILE 1946-
DA UN SERVIZIO DI DINO GRILLI
IL PRESIDENTE PROSEGUE L'INTERROGATORIO DEL BACCETTI-
PRESIDENTE: QUANDO AVETE CONOSCIUTO I VOSTRI COMPAGNI?
IMPUTATO. NELL'OTTOBRE DEL 1945: FU COSI, VENNI A LUCCA DA BAGNI DI LUCCA OVE LA MIA FAMIGLIA ERA SFOLLATA; CONOBBI IL BALDACCI E GLI ALTRI AMICI; MI FU POI PRESENTATO IL FABBRI COME UFFICIALE DELLA POLIZIA CIVILE E MI FU DETTO CHE AVEVA DELLE TESSERE CHE POTEVANO SERVIRE ASSAI. LA COSA MI FU PROSPETTATA MOLTO FACILE DAL FABBRI CHE MI DISSE ' TO' UNA TESSERA ANCHE A TE'. IN POCHE PAROLE SI TRATTAVA DI FARE I FALSI POLIZIOTTI. IN QUELL'EPOCA IL LIPPETTI E NEMMENO IL BREGA FACEVANO PARTE DELLA BANDA E NON PARTECIPARONO ALLE PRIME ' PARTENZE' ( COSI' IL BACCETTI DEFINISCE LE SUE IMPRESE) DI ARMI ESISTEVA SOLO LA PISTOLA DEL FABBRI E UN'ALTRA PISTOLA AUTOMATICA: NON PENSAVAMO A PROCURARCENE ALTRE PERCHE' QUELLE CI BASTAVANO.. IO PERSONALMENTE ARMI NON NE HO MAI PORTATE.
PRESIDENTE: QUALE FU LA PRIMA VOSTRA OPERAZIONE?
IMPUTATO: UNA SERA CI TROVAMMO IO, IL FANELLI, IL MONI ATTILIO E L'ANGELINI SUGLI SCALINI DI CORTE D'ARCO; L'ANGELINI CI DISSE CHE CI SAREBBE STATA DA FARE UN'OPERAZIONE AD UN CERTO PESCIATINO, CIOE' AL BINDI ALBERTO. IO NON ADERII, MA LA SERA DOPO VENNI NELLA DETERMINAZIONE DI PARTECIPARE. CI RECAMMO A S.ANNA DOVE ABITAVA IL BINDI, MA QUI DECIDEMMO DI NON FARNE DI NIENTE: IL MONI NILO CI SPIEGO' ALCUNI PARTICOLARI DELLA CASA DEL BINDI E E DOPO IO , L'ANGELINI IL FANELLI E IL MONI NILO ANDAMMO IN UN CIRCOLO CITTADINO E CIRCA ALLE DUE E MEZZO DI NOTTE USCIMMO E PARLAVAMO DEL PERICOLO DI ENTRARE NELLE CASE ALTRUI E CHE ERA MEGLIO INVECE DI AGGREDIRE QUALCUNO PER LA STRADA.
ARRIVAMMO IN CORTE CAMPANA OVE TROVASI IL RISTORANTE ALBERGO ' LA LUNA '. VEDEMMO UNA LUCE ALLA FINESTRA DI UNA CAMERA E PENSAMMO CHE PRESTO SAREBBE USCITO QUALCHE VIAGGIATORE FORSE PER ANDARE ALLA FERROVIA. INFATTI DI LI A POCO USCI' UNA PERSONA: LA SEGUIMMO PER UN PO' QUINDI DECIDEMMO DI NON FARNE DI NULLA; LO SORPASSAMMO E CI AVVIAMMO VERSO LE MURA. LUI CI VENNE DIETRO E DECIDEMMO ALLORA DI FARE IL COLPO. IL MONI AVEVA LA RIVOLTELLA, SI VOLSE IMPROVVISAMENTE E QUINDI GLI TOGLIEMMO IL PORTAFOGLIO. SI TRATTA COME NOTO DEL GARFAGNINO NATALI CHE FU DEPREDATO DEL PORTAFOGLIO.
IL BACCETTI POI CONTINUA: IL BOTTINO FU DIVISO IN TRE PARTI UGUALI TRA IL FANELLI,IL MONI NILO E IO. TORNAI A CASA COL PROPOSITO DI NON PARTECIPARE PIU' A IMPRESE DEL GENERE, MA POI FUI DI NUOVO INVITATO A PARTECIPARE ALLA RAPINA DEL BINDI. NOI NON AVEVAMO UN LUOGO DI RITROVO E QUELLO CHE ABBIAMO COMMESSO LO ABBIAMO FATTO SENZA PREMEDITAZIONE.. MI ASSENTAI PER QUALCHE TEMPO DA LUCCA, MA VI TORNAI BEN PRESTO PERCHE' BAGNI DI LUCCA ERA UN PAESE SOLITARIO E CI STAVO MALE.
PRESIDENTE: AVEVATE PROSPETTIVE DI LAVORO A LUCCA?
IMPUTATO: NO, CI STAVO VOLENTIERI, PRESI 25 MILA LIRE A MIO PADRE PER STARE A LUCCA OVE TORNAI IL 21 NOVEMBRE E VI TROVAI TUTTI GLI ALTRI AI QUALI SI ERA AGGIUNTO IL LIPPETTI CHE AVEVA MESSO A DISPOSIZIONE IL SUO CAMIONCINO. IO LO CONOSCEVO GIA' PERCHE' QUALCHE TEMPO PRIMA ERO STATO A BALLARE E LUI CI AVEVA CONDOTTI CON IL SUO CAMIONCINO. SI RIPARLO' IN QUELLA SERA DEI FAMOSI SEQUESTI DI FARINA. ALLE 21 VIDI QUALCUNO CHE MI DISSE CHE LA SERA SI SAREBBE ANDATI. FINO ALLE 19 DI QUEL GIORNO ANDAI A BALLARE IN UN LOCALE CITTADINO POI DISCESI E TROVAI UNO DELLA COMITIVA CHE AVEVA UN PACCO , NON RICORDO CHI LO AVEVA , MA ERA UNO DEI NOSTRI. ESCLUDO FOSSE L' ANGELINI: VI ERANO IL FANELLI, IL MONI, IL BALDACCI E L'ANGELINI. IL BREGA NON C'ERA ANCORA; IL LIPPETTI FU INGAGGIATO LA SERA STESSA E MI DISSERO ' INDOVINA UN PO' CHE COSA C'E' QUI DENTRO?' STASERA SI PARTE E SI PORTA IL FUCILE, NON SI SA MAI QUELLO CHE PUO' SUCCEDERE.
- IL DELITTO SULLA FIRENZE MARE ---
ANDAI A MANGIARE ALLE 21 CIRCA. CI SI RIVIDE IN UNA PIAZZA. SALIMMO SUL CAMIONCINO, ANDAMMO A PISTOIA, OVE ARRIVAMMO ALLE 22. ATTENDEMMO ASSAI ALL'INCROCIO DELL'AUTOSTRADA CON LA STATALE PER BOLOGNA. FERMAMMO QUALCHE CAMION , MA NON FU FATTO NESSUN SEQUESTRO. ALLORCHE' CI APPRESTAMMO A RIPARTIRE VERSO LUCCA, UNA FOLLA DI GENTE CHIESE IL PASSAGGIO, TRA ESSE C'ERA UNA RAGAZZA, ERA LA MARIA LANINI E IL BALDACCI LA FECE SALIRE. IL LIPPETTI, IL FABBRI, IL MONI ATTILIO ERANO IN CABINA E NOIALTRI 5 CON LA RAGAZZA DI DIETRO. CI SORPASSO' UNA 1100 TARGATA PISA; AVEVAMO INTENZIONE DI AGIRE MA NON SULLE MACCHINE TARGATE LUCCA, PERCHE' NON ERA NOSTRO INTERESSE DI FARCI RICONOSCERE, QUELLA DI PISA AVEVA CERTAMENTE GENTE ESTRANEA. QUINDI IL CAMIONCINO AUMENTO' LA VELOCITA' E SORPASSO' LA 1100.
FERMAMMO E FACEMMO SCENDERE I DUE PASSEGGERI. NESSUNO IN QUEL MOMENTO POTEVA PENSARE QUELLO CHE POI SUCCESSE. FU IL FANELLI CHE TOLSE GLI OROLOGI AI DUE, QUINDI IL MONI, L'ANGELINI, IL FABBRI E IO SALIMMO SULLA 1100..
SU DOMANDA DELL'AVVOCATO VECCHIONE IL BACCETTI DICE CHE LA DECISIONE DI AGGREDIRE UNA MACCHINA ERA STATA PRESA PRIMA DA TUTTI E RIPRENDE: IL CAMIONCINO SI AVVIO' CON I DUE A BORDO E NOI DIETRO CON LA MACCHINA. CI FERMAMMO A BREVE DISTANZA, A UN CENTINAIO DI METRI CIRCA E NON A UN CHILOMETRO COME HA DETTO IL FABBRI. DAL CAMIONCINO SCESE IL MONI NILO CHE AVEVA IL MITRA E CHE VENNE INCONTRO A NOI. UDII UNA VOCE ' LEGHIAMOLI' E PORTIAMOLI NEL CAMPO.. LI LEGO' L'ANGELINI E IO NON LI TOCCAI. A QUESTO PUNTO IO MI MISI A PARLARE CON I DUE SIGNORI, PASSO' IN QUEL MOMENTO UNA MACCHINA E DISSI LORO:FATE IL PIACERE DI CALARE LA VOCE. IL FANELLI INTANTO AVEVA FATTO LA PERQUISIZIONE. IL SIGNORE PIU' ANZIANO DETTE A ME IL PORTAFOGLIO. NEL CAMPO STAVAMO PARLANDO IO, L'ANGELINI COL GEOMETRA SOGNO ( E' LA PRIMA VOLTA CHE L'IMPUTATO RAMMENTA IL NOME DI UNA DELLE VITTIME) ARRIVO' IL BALDACCI TRAFELATO E CON GLI OCCHI STRAVOLTI ' QUESTI SONO DI LUCCA, CI RICONOSCONO, COSA SI FA? ' CI FU ALLORA UN LUNGO CONSIGLIO E IL BALDACCI PROPOSE ' SU RESTITUIAMO LA ROBA E ANDIAMO VIA'. IO DISSI ' QUESTO NON SI PUO' FARE,SE CI DENUNCIANO SI FINISCE TUTTI DENTRO. CI FU UNA VOCE ' AMMAZZIAMOLI'. IO DISSI ' PERCHE' AMMAZZARLI? ' . PIUTTOSTO CHE UCCIDERLI LI TENIAMO CON NOI E GLI CHIEDIAMO UNA SOMMA'
===== SI DECIDE DI UCCIDERE ========
GLI ALTRI FURONO INDIFFERENTI, MA IL FABBRI DISSE: QUESTA E' UNA COSA IRREALIZZABILE !
IO INSISTETTI, RINNOVAI LA PROPOSTA, MA NESSUNO MI DETTE ASCOLTO E ANZI MI TRATTARONO DA VISIONARIO. EBBI L'IMPRESSIONE CHE TUTTI FOSSERO DELL'IDEA DI UCCIDERLI. ALLORA ANDAI NEL CAMIONCINO E AL LIPPETTI DISSI: ' PROBABILMENTE BISOGNA AMMAZZARLI'. ALLORA IL LIPPETTI FECE UN GESTO VAGO. IL BALDACCI DISSE AL FABBRI LA NOTA FRASE: ' ANCHE UNO DI QUELLI E' PADRE DI FAMIGLIA'. QUINDI TORNAI INDIETRO E DISSI: ' IO DI QUEST'AFFARE NON NE VOGLIO SAPERE E NON VOGLIO UN SOLDO'. SI STETTE OLTRE UN QUARTO D'ORA A DISCUTERE. POI MI FU PORTATO LO ' STEN' DAL MONI GUIDO.. QUANDO HO AVUTO L'ARMA IN MANO CHE NON CONOSCEVO AFFATTO DISSI: PERCHE' DEVO SPARARE IO?
SENTII CHIARAMENTE UNA VOCE CHE DICEVA: ' SPARA TU !! '
TORNAI INDIETRO, FECI METTERE L'ARMA A FUOCO E TORNAI NEI CAMPI E DA UNO DI LORO MI FU CHIESTO DI ACCOMPAGNARLO. PROVAI UN MOMENTO TERRIBILE , QUELLO PIU' ANZIANO MI DICEVA: NON CI AMMAZZATE!!
TORNAI ALLA MACCHINA DOVE ERANO L'ANGELINI E IL FABBRIE SENTII DIRMI: ' ALLORA CHE FAI, CHE ASPETTI, SBRIGATI !!'
RITORNAI NEL CAMPO. NON MI RICORDO PIU' NULLA, SPARAI A OCCHI CHIUSI E NON CERCAI I PUNTI VITALI. TORNAI NELLA MACCHINA, POCO DOPO DISSI: ' SPERIAMO CHE NON SIANO MORTI '.
IL BACCETTI HA NARRATO TUTTO CON VOCE FERMA, MA LE ULTIME FRASI SONO USCITE DALLA SUA BOCCA A FORZA E IL SUO PALLORE NORMALE ERA ANCOR PIU' ACCENTUATO.
IL SEGUITO NELLA PROSSIMA PUNTATA – da L’Oracolo di Delphi.

Processo Banda Fabbri 6 - Tribunale Militare di Lucca - da l'Oracolo di Delphi
01/01/2010 DAL TIRRENO - LUCCA 10 APRILE 46 -
DA UN SERVIZIO DEL GRANDE GIORNALISTA DINO GRILLI.
PROSEGUE L'INTERROGATORIO DEL BACCETTI-
DOPO UNA BREVE PAUSA DISSE:
ATTRIBUITE FRASI CHE NON FURONO DA ME PRONUNCIATE, NE' TANTOMENO EBBI A DIVERTIRMI CON LA RAGAZZA.
GLI VENGONO RIVOLTE POI ALTRE DOMANDE:
IL BALDACCI SPARSE IL PANICO COL SUO INTERVENTO, POICHE' FU LUI CHE DISSE, CI HANNO RICONOSCIUTI.
CONFERMO CHE FU IL BALDACCI A INSISTERE CHE I DUE NON FOSSERO UCCISI.
IL BACCETTI CONTINUA POI CON IL SUO RACCONTO: RIPARTIMMO COL CAMIONCINO AVANTI E COL 1100 DIETRO. TUTTI ERAVAMO BENDATI MENO IL BALDACCI CHE AVEVA UNA SCIARPA SUL COLLO.
CON LA 1100 SORPASSAMMO IL CAMIONCINO E DISCUTEMMO QUASI A CENNI E SOTTO METAFORA SULLA SORTE DELLA RAGAZZA CHE ERA CON NOI E CHE AVEVA VISTO TUTTO.
MA POI PENSANDO CHE ESSA NON AVREBBE DETTO NULLA CI INTENDEMMO DI LASCIARLA VIVA. LE REGALAI 1000 LIRE E LE DISSI: VATTENE. LA FACEMMO SCENDERE PRIMA DI LUCCA.
L'ANGELINI MI DISSE: ANDIAMO A GENOVA. CONOSCO MOLTA GENTE E LA' VENDEREMO LA MACCHINA. LA MATTINA, CIRCA LE 8 ERAVAMO A GENOVA. LA MACCHINA FU VENDUTA PER 120 MILA LIRE. DEI PROVENTI DELLA REFURTIVA IL BALDACCI NON VOLLE NIENTE. BUONA PARTE FU SPESA A GENOVA.
VENNE CHIARITA UNA CIRSOSTANZA INTORNO A CERTO FRACASSINI BRUNO E QUINDI IL BACCETTI E' INTERROGATO SU CARUSO E PASTORE, I QUALI NON FECERO MAI PARTE DELLA BANDA.
SULLA RIPARTIZIONE DELLA REFURTIVA DICE CHE IL MONI EBBE UN TAGLIO D'ABITO DEL COSTO DI 15 MILA LIRE E UN'ALTRO TAGLIO FU PRESO DAL FABBRI.
IL BACCETTI CHE QUANDO PARLA TENDE AD AVVICINARSI AL MICROFONO DICE ORA DELLA RAPINA COMMESSA A VIAREGGIO IN DANNO DELL'OREFICE PEZZUOLI.
PARTECIPARONO ALL'IMPRESA IL FANELLI, IL PAOLINI E IL PARDINI.
QUEST'ULTIMO RIMASE FUORI.
ENTRAMMO DENTRO DICE IL BACCETTI, IO , IL FANELLI, IL PAOLINI.
MOLTO TEMPO PRIMA IL CECCHI MOSTRO' AL PARDINI, LA VETRINA DELL'OREFICE DICENDO: CHE SAREBBE STATO UN BEL COLPO. MA POI ALLA RAPINA NON SI PENSO' PIU'.
FU IL PARDINI CHE ME LA MISE IN MENTE DI NUOVO E FU CHIAMATO ANCHE IL FANELLI.
A LUCCA DICEMMO DI NON AGIRE.
CHIAMAMMO IL CECCHI CHE DISSE : ANDIAMO FUORI COMUNE.
DIVIDEMMO IL BOTTINO IN PARTI UGUALI E IL CECCHI NON EBBE NULLA. VENNE PIU' TARDI A CASA MIA DICENDO : SIETE IMPAZZITI TUTTI? IO NON VOGLIO NULLA?
CIRCA LA RAPINA COMMESSA AD ALTOPASCIO, IN DANNO DI UNO SCONOSCIUTO , IL BACCETTI DICE CHE NON HA VISTO NULLA. ANCHE PERCHE' QUELLA SERA ERA IN STATO DI UBRIACHEZZA.
IL SUO INTERROGATORIO E' COSI' TERMINATO E VIENE CHIAMATO IL LIPPETTI, L'AUTISTA DEL FAMOSO CAMIONCINO ROSSO.
========PARLA L'AUTISTA DEL CAMIONCINO ROSSO=======
EGLI PARLA A SCATTI CON VOCE DEBOLE E IL PRESIDENTE DEVE INCALZARLO CON DOMANDE CONTINUE.
IL SEGUITO NELLA 7° PUNTATA.
da L'ORACOLO DI DELPHI
un comune dilettante al servizio di nessuno.


Processo Banda Fabbri 7 - Tribunale Militare di Lucca - da L'Oracolo di Delphi
03/01/2010 DAL TIRRENO - LUCCA- 10-04-1946
SERVIZIO GIORNALISTICO DEL MITICO DINO GRILLI.
PROSEGUE L'INTERROGATORIO DEL LIPPETTI.
IMPUTATO- CONOSCEVO I MONI DI VISTA, L'ANGELINI DA PARECCHIO TEMPO.
LA PRIMA AZIONE, EGLI DICE, PUO' RICOSTRUIRSI COSI':
IO ERO PROPRIETARIO DEL CAMIONCINO E FACEVO I TRASPORTI. QUELLA SERA DEL 22 NOVEMBRE DOVEVO ANDARE A PISTOIA. MI PARLARONO DI UN ALTRO PERCORSO, MA NON SAPEVO CHE COSA VOLEVANO FARE. NON MI AVEVANO DETTO NULLA.
LI RITROVAI PIU' TARDI. IL FABBRI IN VIAGGIO MI PARLO' DI FERMARE QUALCHE MACCHINA. EGLI MI FECE PASSARE AVANTI ALLA 1100.
IL BREGA ERA A SEDERE SUL CAMIONCINO DOVE FECERO SALIRE I DUE,POI SEGUIMMO LA 1100. INTUII CHE DOVEVANO PRENDERE DENARI AI PASSEGGERI.
POI IL BALDACCI MI DISSE ' ANDIAMO VIA, NON NE VOGLIO SAPERE NULLA'.
MI AVVIAI E SENTII SPARARE QUANDO ERO GIA' PARTITO.
LA 1100 CI SORPASSO' E ALLORA SEPPI CHE COS'ERA SUCCESSO.
PRESIDENTE- QUANDO FU DISCUSSO SE DOVESSERO ESSERE SOPPRESSI I DUE, VOI ERAVATE PRESENTE?
NO!
IL LIPPETTI HA DETTO CHE DOPO IL FERMO DELLA 1100 EGLI SEGUIVA IL CAMIONCINO, CIO' CHE E' IN CONTRASTO CON QUANTO HANNO DETTO IL FABBRI E IL BACCETTI.
CIRCA IL TRAGICO ECCIDIO DI ANCHIANO, IL LIPPETTI E' MOLTO RETICENTE. INSISTE NELLA CIRCOSTANZA CHE EGLI AVEVA BISOGNO DI GOMME PER IL SUO CAMIONCINO E IL FABBRI LO VENNE A CERCARE.
DICE DI ESSERE STATO MINACCIATO ANCHE DAL FABBRI. ERO MALATO E IL FABBRI VENNE A CERCARMI E GLI DETTI ANCHE DEI SOLDI.
IL PRESIDENTE A QUESTO PUNTO DOMANDA AL FABBRI QUELLO CHE C'ERA DI VERO.
IL FABBRI NEGA RECISAMENTE DI AVERE MINACCIATO IL LIPPETTI E AFFERMA: SONO ANDATO UNA SOLA VOLTA A CASA DEL LIPPETTI.
AVVIENE UNO SCAMBIO VIVACE DI FRASI FRA I DUE IMPUTATI.
SULLA RAPINA COMMESSA IN DANNO DEL COMMERCIANTE LUCCHESE IL LIPPETTI DICE CHE FU COMMESSA QUANDO IL SUO CAMIONCINO ERA STATO RUBATO E CHE VI PARTECIPO' CON I SUOI COMPAGNI GIA' NOTI.
CIRCA LA RAPINA DEL BENEDETTI DICE CHE SI TROVAVA INSIEME AL FABBRI, IL QUALE LO AVEVA MANDATO UNITAMENTE ALL'ANGELINI A PRENDERE UNA MACCHINA A VIAREGGIO, ATTENDENDOLO AL POSTO DI BLOCCO.
IL RESTO DEL FATTO E' NOTO E IL LIPPETTI LO CONFERMA.
TUTTAVIA DELLA RAPINA DI ALTOPASCIO IL LIPPETTI DICE CHE ACCOMPAGNO' GLI STESSI COMPAGNI A BALLARE, MA NON SA NULLA DELLA RAPINA COMMESSA. NON RICORDA BENE SE C'ERA IL BALDACCI ED ESCLUDE ASSOLUTAMENTE IL FABBRI.
CIRCA L'EPISODIO DI ANCHIANO, LO LASCIA UN PO' IN OMBRA.
=ED ORA IL QUARTO IMPUTATO CHE SI AVVICINA AL MICROFONO=
SI TRATTA DI TALE BREGA FERDINANDO DA RECOARO (VICENZA) , AMMOGLIATO, CON DUE BAMBINI.
IL BREGA TIENE A FARE UN RACCONTO DETTAGLIATO:
MI TROVAVO A LUCCA IN SEGUITO AI BOMBARDAMENTI DELLA MIA CASA DI LIVORNO.
CONOSCO MOLTI CARABINIERI E AGENTI E DOPO IL FATTO DELL'AUTOSTRADA DISSI TRA ME: VOGLIO VENDICARE SOGNO E CIURLO. ( La sua esclamazione comincia a provocare mormorii nell'aula).
PROSEGUE POI DICENDO: MI TROVAVO IN VIA BECCHERIA. CONOSCEVO IL MONI ATTILIO E MI SORSE QUALCHE SOSPETTO PER LA SUA ELEGANZA E LE SIGARETTE CHE FUMAVA.
VENNI COSI' A CONOSCERE IL BACCETTI E POI IL FABBRI.
UNA VOLTA ESSI MI PROPOSERO DI RAPINARE IL PICCHI NELLO, E MI RECAI ANCH'IO INSIEME AL FANELLI.
IO RIMASI A FARE DA PALO. NON TROVARONO NULLA ED IO EBBI 700 LIRE.
ANCHE NEI RIGUARDI DELLA RAPINA IACOPI EGLI DICE CHE SI LIMITO' A DARE DELLE INDICAZIONI E ALLA DOMANDA DEL PRESIDENTE CIRCA LA DESTINAZIONE DELLE SOMME RAPINATE IL BREGA DICE CHE NON FU ASPORTATO ALCUN SOLDO.
ANCHE A PROPOSITO DELLA RAPINA DI UNA BICICLETTA, EGLI DICE CHE QUELLA SERA, LA SERA DELL'EPIFANIA, LA TRASCORSE CON I SUOI BAMBINI. NEI RIGUARDI DELLA RAPINA DI VIAREGGIO CONFERMA CIRCOSTANZE GIA' NOTE.
====== IL PUBBLICO INVEISCE ===========
QUINDI VIENE INTERROGATO SUL FATTO DI ANCHIANO. DICE DI RICORDARSI BENE: ERO AL CAFFE', QUANDO VENNE IL MONI ATTILIO CHE MI DISSE: SI VA A PRENDERE LE GOMME SULL'AUTOSTRADA: PIOVEVA , SI PRESE IL CAMIONCINO, IL FUCILE MITRA ERA SUL CASSONCINO E IL FABBRI AVEVA LA PISTOLA.
SI ANDO' SULL'AUTOSTRADA. DOPO POCO PASSO' IL CAMION DI UDINE E ALLORA LO SEGUIMMO COL CAMIONCINO ROSSO, LO SORPASSAMMO E DOPO FECERO SCENDERE I VIAGGIATORI.
IL MONI AVEVA LO STEN. IL MONI EMILIO E IL FABBRI IMBAVAGLIARONO I TRE.
LI FRUGARONO E LI MISERO SOPRA IL CAMIONCINO DEL LIPPETTI E QUINDI RAGGIUNGEMMO ANCHIANO.
QUI AVEMMO UNA LUNGA DISCUSSIONE IN MERITO A QUANTO ERA GIA' STATO TOLTO AI TRE.
IL FABBRI ANDO' A VEDERE IL RIFUGIO. CI FECERO SCENDERE DAL CAMION E CI AVVIARONO VERSO LA GROTTA. CI DISSERO CHE NON AVREBBERO FATTO NULLA.
MENTRE POI CI ALLONTANAMMO, SENTII GLI SPARI E RIMASI ANNICHILITO.
MI COPRII LA TESTA CON LA COPERTA FRADICIA DELLA PIOGGIA.
IL BREGA ACCOMPAGNA LE PAROLE CON GESTI UN PO' TEATRALI E IL PUBBLICO SOTTOLINEA CON MORMORII DI DISAPPROVAZIONE.
PRESIDENTE- QUALE COMPENSO AVESTE?
IMPUTATO- NON RICORDO SE 1300 O 1500 LIRE.
ANCHE QUESTO PARTICOLARE E' MOTIVO DI VIVI MORMORII.
IMPUTATO - CONOBBI POI IL PADRE DEL PECILE CHE MI DETTE 500 LIRE PER LE INFORMAZIONI.
IO PERO' LE SPICCIOLAI E LE DETTI TUTTE IN ELEMOSINA.
QUESTA AFFERMAZIONE FINISCE PER ESASPERARE ANCORA DI PIU' IL PUBBLICO CHE ALL'INDIRIZZO DEL BREGA, RIVOLGE FRASI VIVACI, TANTO DA PROVOCARE L' INTERVENTO DEL PRESIDENTE.
AL BREGA VIENE QUINDI RIVOLTA QUALCHE DOMANDA CIRCA IL CONTEGNO DEL LIPPETTI IN QUELLA DELITTUOSA CIRCOSTANZA.
SONO LE 19 E IL PRESIDENTE RINVIA A DOMANI MATTINA L'UDIENZA ALLE 8,30.
DINO GRILLI.
SEGUE NELLA PROSSIMA PUNTATA- da L’Oracolo di Delphi.


17/01/2010 BANDA FABBRI 8 – Tribunale Militare di Lucca: da L’Oracolo di Delphi

Dal quotidiano “ IL TIRRENO” dell’11-04-1946 – Servizio giornalistico di DINO GRILLI.

Titolo del Tirreno: IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA.
Oscuri retroscena di malavita rivelati dal cinismo degli imputati. Alle precise accuse di Nilo Moni, il Baccetti risponde con ributtante spavalderia: ma poi finisce col perdere la calma. Il Baldacci venne a Livorno perché voleva sposarsi.

Lucca, 10 – Stamani il servizio d’ordine è ancora più rigoroso; è disciplinato perfino l’accesso nel cortile prospiciente la Corte di Assise, mentre gli ingressi, sono rigorosamente sorvegliati. Gli imputati fino alle 8 sono nel gabbione; la notte ha fatto si che molti visi abbattuti al termine dell’udienza di ieri, abbiano ripreso l’aspetto normale. Il Brega non sembra essersi rimesso dalle emozioni di ieri, subite durante il suo drammatico interrogatorio; e si tiene il capo tra le mani e lo ricopre con un fazzoletto. Difficilmente durante tutta l’udienza, del mattino egli alzerà il capo.
L’INTERROGATORIO di ATTILIO MONI
Alle 8,50 con lieve ritardo sull’orario fissato, il Presidente dichiara aperto il dibattimento e chiama all’“ angolo del microfono” Attilio Moni di Giulio, di anni 22, nato e domiciliato a S.Anna, uno dei sobborghi della Città. E’ invitato a fare un racconto delle circostanze che precedettero i gravi fatti. Egli dice: - conobbi il Fabbri e il Baccetti la sera del 6 novembre in occasione della rapina al Bindi.
Alle contestazioni fattegli, dice che li aveva conosciuti prima, come pure l’Angelini e il Baldacci.
- Ci riunivamo per andare a prendere la farina. Il 6 novembre ero con Fabbri, Angelini, Fanelli e mio fratello. L’idea della rapina del Bindi fu discussa da tutti, ma fummo noi a dare indicazioni; io ero a casa mia che si trova molto vicina al Bindi, nella casa del quale andarono Fabbri, Angelini e Fanelli, che trovarono circa 110.000 lire, dando poi a me la mia parte.
Il Presidente lo interroga poi sul delitto dell’autostrada.
Moni fa un racconto dettagliato sui preliminari del viaggio, fino al ritorno.
Viene poi interrogato sul delitto di Anchiano. Fu invitato dal Fabbri e dal Lippetti.
Pres.: Allora il Lippetti lo sapeva che andavate ad aggredire i viaggiatori?
Imp.: Non lo so.
Egli narra i particolari già noti che precedettero il delitto a cominciare dal fermo del “ Mercedes” sull’autostrada.
- Ad Anchiano, continua il Moni, li facemmo scendere e li portammo nel ricovero, con l’intenzione di abbandonarli li. Io sapevo che dovevano legarli. Non credevo che volessero ucciderli.
Avv.Cesarini: - Udiste i colpi ad intervalli, o tutti insieme?
Imp.: Tutti insieme dapprima, ma poi ero così sconvolto che non ricordo.
Pres.: - Quanto aveste voi?
Imp.: - 1300 lire
NILO MONI RACCONTA
Il Moni Attilio viene rimandato al suo posto e cede il posto al fratello Nilo, un anno più grande di lui.
Conobbe l’Angelini e il Baldacci nell’ottobre del ’45, presentatigli da suo fratello. Conobbe anche il Baccetti e il Fanelli e la prima impresa propostagli, fu la rapina al Bindi.
Avvocato Pardocchi: - Anche il Baldacci fece delle proposte?
Imp.: No.
Quindi fa il racconto della rapina al Natali ( il viaggiatore che uscì nelle prime ore del mattino dall’albergo “ La Luna”, il quale fu aggredito sulle mura urbane. Fu proprio quest’imputato che gli puntò la rivoltella, mentre il Baccetti e il Fanelli lo perquisivano.
- Io avevo la rivoltella scarica senza munizioni! – dice il Moni – il bottino fu diviso in parti uguali.
Della rapina al Bindi ebbe come compartecipazione per la sua segnalazione ben trentamila lire.
Pres.: -Raccontateci del delitto dell’autostrada.
Imp:. – Sì, infatti, avevo lo “ Sten” e il Fabbri la pistola. Dopo che i due signori salirono sul camioncino, si riprese la marcia. La 1100 ha sorpassato il camioncino e si è fermata dopo 4-5 chilometri e si fermò anche il camioncino.

BACCETTI FA DELLO SPIRITO
Pres.: - A quale distanza?
Imp.: - A cento metri circa. Abbiamo atteso quelli della macchina che tornassero indietro. Le due persone ( si nota come tutti gli imputati non pronunziano mai il nome delle vittime) non erano state ancora legate; furono fatte scendere e non ricordo con precisione da chi furono legate. Arrivò il Baccetti e disse: “ Moni, sono di Lucca; uno è quello del Molino. Bisogna ammazzarli!”
Il Baccetti protesta vivacemente, Moni insiste e dice: - Io risposi che preferivo andare in prigione piuttosto che ucciderli. Il Baccetti allora mi strappò lo “ Sten” di mano.
A questo punto Baccetti si alza di scatto e con un sorriso di scherno esclama: “ E’ vero, lo minacciai con la rivoltella per farmi dare lo “ Sten “ !!
Pres.: - Non fate lo spiritoso Baccetti, che è fuori luogo, specialmente per voi!
Imp.: - Baldacci tornò indietro per dire di non ucciderli. Lippetti era rimasto in cabina del camioncino e non scese. Il camioncino erasi allontanato allora, di un chilometro.
L’Avvocato Delli insiste sulla circostanza dell’arma, ma il Moni conferma quello che ha detto: “ Sì, Baccetti era quasi fuori di se e disse, ci hanno riconosciuti, e mi strappò l’arma”.
Pres.: - Ma voi non dovevate farvela strappare.
Imp.: - Non sapevo quello che voleva e che diceva. Egli era un tipo nervoso, aveva degli scatti. Dopo il fatto dell’autostrada egli voleva da me anche una somma per allontanarsi, altrimenti sarebbe andato da mio padre. Io mi opposi perché sapevo che mio padre sarebbe morto di dolore.
Pres.: - Chi fu l’esecutore materiale del delitto?
Imp.: - Seppi poi che era stato il Baccetti. Io andai via e lasciai sul posto Il Fabbri, il Fanelli, l’Angelini e il Baccetti.
Pres.:- Cosa aveste voi?
Imp.: - Un taglio di vestito. Fu Fanelli che mi mandò a prenderlo a casa sua.
Il presidente lo interroga ora sul fatto di Anchiano. Egli conferma l’accaduto nella prima parte del viaggio e quindi racconta:
- Li portammo nella caverna e poiché pensavamo che potessero fuggire, legammo loro i piedi. Mentre stavo uscendo ho udito dei colpi e sono uscito. Il Fabbri chiamava me e il Brega, perché volle che si sciogliessero le gambe, poiché il delitto sarebbe rassomigliato troppo a quello dell’autostrada. Fu il Brega che gli sciolse.
Pres.: - Non pensavate che anche senza ucciderli, essi avrebbero corso uguale pericolo, lasciandoli in quel luogo imbavagliati e legati?
Imp.: - Io pensavo che dopo “sgommato” l’autocarro, si sarebbe ritornati a togliere loro almeno il bavaglio.
Pres.:- Allora chi ebbe l’idea di ucciderli? Forse il Lippetti che aveva timore di veder riconosciuto il suo camioncino?
Imp.: - Non credo, perché di camioncini rossi, ce ne sono tanti.
Pres.: - Avevate fretta di sbarazzarvi di quelle persone?
Imp.: - Non è stato discusso nulla.
Pres.: - Allora fu il Fabbri a prendere la decisione di ucciderli?
Imp.: - Può darsi.
Pres.: - Cosa ne dite voi Fabbri?
Fabbri: - Cosa vuole che le dica? Ognuno cerca di salvarsi! Lippetti e Moni sono stati insieme in cella per molti giorni, e hanno avuto il tempo di mettersi d’accordo per bene.
Sulla rapina allo “sconosciuto” di Altopascio, il Moni dice che fu tolto il portafoglio, ma non ebbe nulla.
Dopo una breve interruzione di dieci minuti, alle 11,35 il dibattito è ripreso. Al Moni Nilo viene rivolta la domanda di prammatica, dall’Avvocato Pardocchi: “ C’era il Baldacci alla rapina di Altopascio?' e il Moni risponde negativamente.

IL….SOCIO FONDATORE

Il presidente chiama un’altra delle principali figure di questo processo: l’Angelini Antonio, un ventiduenne incensurato, dall’aria signorile.
Pres.: - Voi avete fatto parte del primo gruppo della banda vero?
Proc.Generale.: - Sarebbe stato un socio..fondatore!!
Angelini: - Conobbi il Baccetti e mi fu presentato il Fabbri ad un caffè. Mi proposero di partecipare a delle requisizioni di farina, inquantochè il Fabbri aveva delle tessere di “ Civil Police”.
Partecipò alla rapina del Bindi a S.Anna. Egli fa un’identica versione agli imputati precedenti. Ebbe trentamila lire di sua parte. Quindi prende a narrare la sua partecipazione al delitto dell’autostrada. Angelini è visibilmente imbarazzato; Il Presidente deve faticare a farlo rispondere, ma infine si decide a narrare:
- Dalla cabina partì l’ordine di fermare la macchina, ma noi dal cassone non volevamo, perché c’era la ragazza fatta salire dal Baldacci. Fermata la “ 1100” siamo scesi tutti, meno che il Lippetti e il Baldacci. Le due persone vennero fatte scendere.
Gli viene contestata la deposizione in interrogatorio, circa l’ordine di marcia delle due macchine, ma l’Angelini insiste nella versione odierna. Io rimasi sulla 1100, ma dopo cinque minuti mi chiamarono, non so chi e mi dissero “ Tu non hai fatto nulla fino ad ora.' “Scendi e vieni a legarli”. Andai, li trovai già mezzi legati e completai la legatura con tre o quattro funi che erano prima sul camion.
Pres.: - Cosa legaste?
Imp.: - Mani e piedi.
Pres.: - Ma perché furono uccisi? Non ci fu un conciliabolo prima?
Imp.: - Cercammo di fare opera di persuasione sul Baccetti, ma….
Pres.: - Vi siete opposto energicamente?
Imp.: - Sì, ma di fronte ad un uomo armato di mitra.
Pres.: - Chi lo aveva lo “ Sten”
Imp.: - Lo aveva il Moni Nilo, ma non so come gli fu preso. Io ero sulla macchina con la ragazza. Poi venne il Baccetti e disse queste precise parole: “ Li spaccio!” e partì di corsa verso il campo.
Pres.: - Ma perché il Baccetti voleva ucciderli?
Imp.: - Perché era stato riconosciuto.


PS: Le foto del Processo alla Banda Fabbri – 52 istantanee scattate al processo, con i componenti la Banda alla sbarra e mentre depongono, le potete trovare sul Sito della Biblioteca Statale di Lucca, cliccando su Processo Banda Fabbri- Biblioteche Tutte ecc.ecc.


23/01/2010 PROCESSO BANDA FABBRI 9 – da L’Oracolo di Delphi
Tribunale Militare di Lucca
Dal Quotidiano “ IL TIRRENO” dell’11-04-1946
Servizio giornalistico di DINO GRILLI.
Il Tirreno titola: “ IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA”.

A questo punto il Baccetti interrompe: - Non è vero, ripeto, sembra che io solo abbia preso l’arma, e abbia minacciato gli alti. E’ impossibile che tutti non ricordino questo particolare. Ci fu un lungo consiglio tra di noi.
Pres:- E’ vero che stavate montando sulla macchina e poi improvvisamente tornaste indietro ad ucciderli?
Baccetti: - Non è vero. Il camioncino si fermò dinanzi ad una casa abitata. Io scesi. I due erano ancora slegati. Abbiamo detto di legarli e imbavagliarli.
Il Baccetti è calmo, preciso e studia le parole con cui rifare la narrazione della scena:
- Io assistevo all’operazione; il Moni aveva lo “Sten”, l’Angelini li legava; stavo conversando con i due quasi amichevolmente. Ad un certo momento quello più anziano chiede all’Angelini: “ La macchina ce la lasciate?”. L’Angelini rispose di no, e aggiunse: “ Però noi siamo gentili lo stesso”.
Arrivò il Baldacci che ci disse: ” Ci hanno riconosciuti”. Noi fummo sorpresi. Ci disse anche il nome di uno di loro, che io non conoscevo affatto.. Anche uno dei Moni disse di conoscerli. Era vicina la mezzanotte, Baldacci tornò al camioncino, dopo averci detto: “ Restituite la roba!”. La proposta fu scartata da tutti e ci fu anche chi disse: “Ma come!” “ Si fa una rapina e poi si restituisce la roba?” Non ci fu nessuno che prese l’iniziativa di dire di si. Bastava uno.
Pres:- E perché non la prendeste voi? ( bene…sottolinea il pubblico).
Baccetti: - Io mi ero…ritirato. Allora fu detto da tutti: “ Ammazziamoli!”
Pres:- Ma chi lo disse?
Fino a quel punto il Baccetti era stato chiaro, esplicito, quasi cattedratico. Ora comincia a perdere la sua calma e deve ammettere: AMMETTIAMO CHE SIA STATO IO A DIRE AMMAZZIAMOLI …ma tutti furono d’accordo! Dissi: Siccome siamo destinati tutti ad andare in galera, portiamoli con noi e poi chiederemo una grossa somma.
Pres:- Un ricatto insomma?
Imp: Sì, ma la proposta fu scartata dal Fabbri che disse : “ Ma cosa leggi i libri gialli?”
Fabbri interviene e dice: - Uno di quei signori ci propose di accompagnarli a casa, ove ci avrebbero dato una forte somma.
Pres: - Ma chi fu che decise?
Fabbri: - Credo il Baccetti.
Il Baccetti riprende a parlare, ma le sue frasi sono mozze, tronche e il Presidente gli fa notare che egli ripete la deposizione di ieri, tanto che il Baccetti risiede di nuovo e si riprende a interrogare l’Angelini, il quale conferma che il Baccetti tornò improvvisamente nel campo, ove si trovavano i due, senza che vi fosse stata discussione di sorta. Dopo gli spari il Baccetti tornò e disse : “ Gli ho spacciati”.
Pres: - Voi andaste subito a Genova, chi conoscevate?
Imp: - Si andò per vendere la macchina. Sapevo che in Piazza De Ferrari c’era il commercio di questo genere. Il ricavato fu di 120.000 lire, che furono divise in parti uguali tra Lippetti e Baccetti.
-L’Angelini è poi interrogato sulle note circostanze della rapina del barrocciaio Casini, di quella sul Chiesa. A quest’ultima gli fece da palo. Si trovava con il Conti – nipote del Fabbri – a tre o quattrocento metri dai compagni in agguato ed aveva il compito di segnalare le macchine che non avessero la targa di Lucca.
Anche in merito alla rapina dell’autista Benedetti dice le circostanze già note. Come pure di quella allo sconosciuto sull’autostrada ad Altopascio: egli ebbe l’orologio.
-Dopo l’ Angelini è la volta del Fanelli.
-E’ un ventenne emaciato, dall’apparenza malaticcia; ed, infatti, come egli dirà nel suo interrogatorio, egli è ammalato ai polmoni.
-Egli conobbe gli altri nel mese di Ottobre e non partecipò mai alle cosiddette scorribande della farina. Il Moni mi propose di fare la rapina al Bindi.
Pres: - Voi perché accettaste?
Imp:- perché sono malato di polmoni e avevo bisogno di soldi.
Pres: - Ma non c’era altro sistema migliore?
Imp: - Non ero riuscito a trovare lavoro.
-In merito alla rapina all’orefice Pezzuoli di Viareggio racconta il fatto e dice che furono fatte quattro parti della refurtiva. Risulta che il Baccetti invitò anche il Cecchi, ma questi rifiutò decisamente. Ammette di essere stato lui a togliere il portafoglio al Benedetti di Altopascio.
L’Udienza è quindi tolta e rinviata al pomeriggio.

PROCESSO BANDA FABBRI 10 –
Tribunale Militare di Lucca
Dal Quotidiano “ IL TIRRENO” dell’11-04-1946
Servizio giornalistico di DINO GRILLI.
Il Tirreno titola: “ IL PROCESSO ALLA BANDA DELL'AUTOSTRADA”.

-L'’INTERROGATORIO di TRAGGIAI QUIRINO
….La solita folla entro e fuori dell’aula, quando alle 15,30 precise il Presidente Capitano di vascello Sestini, riprende il dibattimento. Viene chiamato il Traggiai Quirino, un altro componente della banda. Parla con voce così debole che il Presidente lo fa uscire dal gabbione sotto scorta e lo fa salire sulla pedana dei testimoni. Egli è interrogato sulla nota rapina dei commercianti lucchesi sul Monte Quiesa.
Pres.: - Eravate armati?
Imp.: - Sì il Fabbri aveva la pistola e lo “ Sten” lo aveva il Lippetti. Lippetti nega e il Traggiai spiega allora che egli aveva lo Sten solo al momento della rapina. Furono il Fabbri e il Lippetti a fermare il camioncino”.
Imp.: - Io perquisii uno dei viaggiatori e poi nel fortino l’ho legato ma non ricordo chi fosse. Furono lasciati entro il fortino e la refurtiva fu poi divisa in sei parti e a me toccarono circa 5000 lire.
Pres.: - Voi siete colpevole anche di falsificazione di carte d’identità. Chi fece l’alterazione?
Imp.: - La fece il Fabbri insieme a me.
Gli vengono contestate inoltre la sua evasione dalla camera di sicurezza dei carabinieri di Gramolazzo e dalle carceri si Spezia, quest’ultima avvenuta il 31 gennaio di quest’anno. Egli è confesso e viene riaccompagnato nella gabbia.
-L’INTERROGATORIO di GUIDO PASTORI, detto “ PULCE”
Si procede all’interrogatorio di Guido Pastori di Gustavo, di anni 21 nato a Bologna e residente a Lucca, conosciuto col nome di “ puce”, data la sua piccola statura. Secondo i capi d’imputazione egli è accusato di
rapina di Iacopi Amabile, domiciliata a Sorbano del Vescovo. “ Puce”racconta che egli incontrò il Fanelli, suo amico da molto tempo e il Moni Nilo, i quali gli proposero di fare una rapina alla Iacopi, che era stata indicata dal Brega, come una persona danarosa e che aveva molto denaro nascosto dietro a un quadro.
Imp.: - Strada facendo, incontrammo il Fabbri, il Baccetti, il Moni Attilio e il Brega. Questi disse che sarebbe stata una cosa semplicissima e mi consegnò una pistola che credo fosse del Moni ( il Moni conferma). Entrai nella casa con i due Moni; eravamo mascherati. Il Moni Nilo aveva un cappello nero calcato sugli occhi e disse alla donna che le portava i saluti e un pacchetto da parte di un suo amico americano che si trovava a Napoli. Essa ci offrì da bere, ma noi non accettammo. Ad un cenno del Moni io estrassi la rivoltella e gliela puntai, dicendo di non aver paura, perché non gli avrei fatto del male. Essa ci raccomandò di non spaventare la sua bambina, poi si slanciò su di me per togliermi la benda. Io ebbi paura e fuggii e dietro mi seguirono gli altri. Incontrai di nuovo gli amici, riconsegnai loro la pistola e fuggii. Stetti un paio di giorni in casa. Gli viene domandato se conosceva bene il Baccetti e risponde: “ Per me era un tipo strano; a volte l’accompagnavo a casa ed egli prendeva dei
gatti e li portava a casa con se in camera. Il pubblico ride e il Presidente ammonisce che non c’è da ridere e che si parla di cose molto serie. Mentre “ Pulce” ritorna al suo posto il presidente chiama un altro imputato.
-L’INTERROGATORIO di CONTI LAMBERTO”
Conti Lamberto di anni 22 da Firenze, nipote del Fabbri. Questi inizia un lungo racconto in facile parlata di pretto dialetto fiorentino e dice che ritornò a Firenze il 10 aprile 1945, dopo essere stato sfollato in Garfagnana. Il Fabbri è un fratellastro della madre. Il Conti dice : A Firenze trovai difficilmente da lavorare, sia anche per la mia
costituzione, perché volevo trovare un lavoro leggero, poi presi l’influenza e dopo venti giorni mi alzai. Venne allora lo zio Lando che disse di essere venuto a salutarci e ci raccontò di essersi messo a posto e raccontò che egli aveva molti amici, che esso trafficava con americani, comperando zucchero e caffè ecc. Allora lo pregai di
sistemare anche me e disse che ci avrebbe pensato. Ritornò, infatti, e mi promise di portarmi con lui, che mi avrebbe fatto fare un bel vestito e non mi sembrò vero. Quella sera, infatti, prendemmo la corriera per Maggiano. Si scese; era di notte e abbiamo cominciato a salire sul Monte Quiesa, tanto che io dissi: Ma ora cosa si fa?
- “ UNO , DUE, TRE, VIA ! “
-Il racconto è pittoresco, l’imputato è di facile parola, gesticola e concentra su di se l’attenzione del pubblico.: “ Io comincia ad avere paura perché sentii dire dallo zio che si voleva fermare una macchina. Allora cominciai a capire e insistetti per andare via; infatti, lo zio Lando mi fece accompagnare distante dall’Angelini. Cominciò a piovere, era un’ora e mezzo già che attendevo. E io sono ritornato nel punto ove era lo zio con gli altri dicendo che volevo andarmene. In quel mentre ho sentito dire: “ Fermi, ecco una macchina, uno, due e tre, via!”
Pres.: - Ma chi fu che lo disse?
Imp.: - ( a voce bassa e quasi dispiaciuto) : Il Fabbri. Io fuggii da una parte della strada e dopo un po’ non sentii più nulla. Allora ritornai fuori e vide che avevano fatto scendere i quattro viaggiatori; mi fecero intervenire a legare i piedi di uno di essi, salii poi sul camioncino e compii con loro il viaggio fino a Montecatini, continuando
a scongiurarli che mi lasciassero andare perché era un lavoro che non faceva per me.
Pres.: - Ma 5000 lire le avete prese?
Imp.: Era tanto che non vedevo in viso quattrini e poi trattato com’ero!...Poi pensavo che con 5000 lire, ci poteva mangiare tutta la famiglia almeno una settimana. Io me ne tornai a casa e ripresi il mio lavoro e non volli sapere di altro.
Il Fabbri conferma la deposizione del nipote e così pure l’Angelini.

-L’ INTERROGATORIO di BALDACCI DINO, detto “ RETINA” -
Si arriva ora all’interrogatorio di un altro protagonista, interrogatorio che è molto atteso dalla folla. Si tratta del Baldacci Dino, molto noto col soprannome di “ Retina”. Ha 26 anni e dimora a Lucca.Comincia la sua narrazione dicendo. “ Sapevo che avevano dei documenti con i quali si potevano fermare gli autocarri che facevano il contrabbando di farina”. Non c’era nessuna intenzione nemmeno negli altri di fare delle rapine ed è per questo che io nel viaggio di ritorno, feci salire la ragazza, la Lanini. Io ero in cabina e feci fermare il camioncino per farla salire”.
Avv. Vecchione.: - Ci fu qualcuno che non voleva che fosse fatta salire la donna?
Imp.: - Può darsi, ma il Lippetti non aveva compreso. D’altra parte io non so nemmeno che era che all’interno del camion diceva: “ Avanti, avanti”. Salii dietro il cassone, perché a un certo punto il Fabbri fece fermare perché voleva venire in cabina, al mio posto. Dopo poco sentii dire: “ Ora si deve girare un film”. Il camion fu fatto saettare davanti alla macchina; io però anche quando il camioncino si fermò, rimasi sopra e mi coprii con l’incerato insieme alla ragazza. Vidi arrivare i due signori e allora la ragazza fu fatta salire sulla 1100, mentre io andavo nella cabina del camion.
Pres.: - Allora capiste quello che succedeva?
Imp.: - Ci voleva poco a capirlo. Ora io non so più con precisione se era avanti la macchina o il camioncino. Dopo poco venne il Moni Attilio e poi l’altro Moni, il quale disse che volevano uccidere i due. Allora dissi al Lippetti che mi portasse subito indietro col camioncino perché volevo intervenire, ma il Lippetti non volle perché aveva timore di essere riconosciuto. Ritornai allora di corsa verso la 1100 e dissi al Fabbri, che io sapevo essere il più anziano: “ Tu sei padre di famiglia, pensa a quello che fai!” Ma non mi diedero ascolto e allora feci una
proposta. “ Andate via, rimango io solo e dico loro che questo è uno sbaglio e mi trattengo per ritornare a casa con essi”. Non vollero accettare nemmeno questo e allora dissi: “ Non voglio saperne di nulla, voi non mi avete veduto e io me ne vado.
Pres.: - Della refurtiva voi aveste nulla?
Imp.: - Non mi hanno offerto nulla, ma ad ogni modo io avevo detto loro che non volevo nulla.


Processo Banda Fabbri 11 - da L'Oracolo di Delphi.

02/02/2010 PROCESSO BANDA FABBRI 11 – da L’Oracolo di Delphi
Tribunale Militare di Lucca
Dal Quotidiano “ IL TIRRENO” dell’11-04-1946
Servizio giornalistico di DINO GRILLI.

Il Tirreno titola: “ IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA”.

-Prosegue L’INTERROGATORIO di BALDACCI DINO, detto “ RETINA”.
Gli vengono rivolte numerose domande; tra l’altro il P.G. chiede se era quella la prima sera che egli si recava con la combriccola. Il Baldacci afferma che fu la prima ed anche l’ultima.
Pres.: - Come mai andaste a Livorno in questi ultimi tempi?
Imp.: - Dovevo sposare una donna.
-Il Procuratore fa di questa donna una definizione…un po’ vaga; al che il Baldacci risponde assai vivacemente difendendo la ragazza.
-Nei riguardi del Casini Leonetto il P.G. chiede se il Baldacci spiegò al Casini stesso la sua posizione di fuggitivo e di ricercato dalla polizia. Il Baldacci spiega che il Casini non sapeva niente e dice che egli doveva andare nascosto perché doveva sposare, non volendo farlo sapere a nessuno, per non dare sospetti. Il Baldacci si dette poi ammalato affinché non gli domandassero i motivi per cui non usciva di casa.
Pres.: – Siete stato minacciato per il vostro contegno sull’autostrada?
Imp.: - Non so da chi, ma sentii dire, se non volevo fare la stessa fine delle due vittime……

L’INTERROGATORIO di CASINI LEONETTO
-Quindi viene interrogato l’imputato Casini Leonetto, di anni 32, residente a Livorno, in Viale Carducci, che è imputato di favoreggiamento nei confronti del Baldacci. Dice che conobbe il Baldacci, dopo la liberazione di Lucca, dove anche lui era sfollato e diventò suo intimo amico. Egli dichiara di non sapere nulla che il Baldacci fosse ricercato. La sua deposizione è brevissima e viene quindi chiamato il Cecchi Roberto.

L’INTERROGATORIO di CECCHI ROBERTO
-Cecchi Roberto, nato a Firenze e domiciliato a Viareggio, perito industriale. Il quale è imputato di aver partecipato alla rapina in danno dell’orefice Pezzuoli di Viareggio.
-Seppi dal Pezzuoli e delle sue sostanze e poco tempo dopo il Baccetti ebbe a dire la sua idea di fare un colpo, ma io gli dissi: Ma sei impazzito o hai bevuto? Quella sera, infatti, incontrai il Fanelli, il Baccetti e il Paolini, i quali mi dissero di nuovo della rapina da fare al Pezzuoli, ma io non ci credetti a quello che essi dicevano.

L’INTERROGATORIO di PAOLINI DINO
-E’ la volta di Paolini Dino, anch’esso imputato di rapina; egli tartaglia leggermente e dice di essere invalido di guerra reduce dal fronte russo; era senza soldi e doveva recarsi a mangiare a casa di suo padre, Impiegato comunale.

-“PIANGEVANO TUTTI RAPINATORI E RAPINATI”
-Imp.: - Nel mese di febbraio, incontrai il Cecchi e il Pardini ai quali esposi la mia situazione finanziaria. Dopo pochi giorni, incontrai anche il Cecchi e il Baccetti; questi parlò di un furto da farsi al Pezzuoli, e il Cecchi ci disse se eravamo matti. Il Pardini non disse nulla; poi disse di invitare anche me, e allora ci dirigemmo verso la casa del Baccetti. Lasciai il mio soprabito e mi dettero un impermeabile chiaro, un cappello nero e una pistola rotta. Uscimmo per la strada e mi fu detto che il mio compito, era quello di tenere a bada eventuali individui, che fossero stati nelle vicinanze. Vi era troppa luce, l’orefice Pezzuoli e la moglie si alzarono e il Baccetti impose loro di andare nella retrostanza. Il Fanelli abbassò la saracinesca, mentre arrivò di corsa la nipote e io mi trovai la donna tra le braccia. Essa piangeva e anch’io mi misi a piangere ( il pubblico ride). Le dissi che non le sarebbe stato fatto niente di male; intanto la cassaforte era stata aperta. Il Pezzuoli piangeva e anche io piangevo, ( la deposizione del Paolini desta una certa ilarità) il Presidente lo richiama all’ordine. Io allora fuggii verso la pineta, udii un colpo di pistola e corsi ancora più veloce. Ritornai a casa del Baccetti e non volli sapere nulla di quello che avevano preso. Dopo 15 giorni ritrovai il Baccetti e lo accompagnai a casa, ove mi dette 25 mila lire. Io le presi perché avevo da pagare anche 6 mila lire di ospedale.

L’INTERROGATORIO di PARDINI DANILO
-Viene ora interrogato il Pardini Danilo di anni 23, nato a Viareggio e residente a Viareggio, incensurato, Perito industriale. Egli narra i precedenti che portarono alla rapina del Pezzuoli, nei termini ormai noti.

SFILANO GLI SPEZZINI
-Comincia poi l’interrogatorio sulla rapina in danno della Menchini Teotolinda da Corsigliano. Viene dapprima interrogato il Traggiai Aladino di anni 51 ammogliato con 9 figli, il quale nega di avere partecipato alla rapina, perché dal 18 settembre egli non si è mai mosso da Spezia. Quindi viene chiamato a deporre il Traggiai Enea, figlio del precedente di anni 24, pure residente a Spezia e che da una deposizione uguale a quella del padre. E’ la volta della mamma di quest’ultimo, Davini Lina, la quale nega assolutamente di avere partecipato alla rapina; anch’essa era a Spezia e non sa nulla.
Quindi depone Gabrovec Vincenzo detto Ettore di anni 21 nativo di Trieste, incensurato. Nega anche lui di avere partecipato alla rapina e ritiene di essere stato arrestato per falso indizio. Conosceva il Traggiai Quirino, inguanto che aveva amoreggiato con una sua sorella. Altro imputato è Scattina Lino di Nicola, di anni 21 da Spezia, incensurato e anche lui nega di avere partecipato alla rapina; egli faceva parte della polizia ausiliaria di Spezia e in quel giorno, si trovava in quella città a festeggiare il suo compleanno, con altri amici della polizia. Il Presidente domanda al Traggiai Quirino, se alla rapina da lui commessa a Corsigliano, parteciparono i due, ma egli nega inquantochè essi non sono gli individui da lui indicati e che rispondono al nome di Ercole e di Lupo. Infine il Presidente fa chiamare due fra le più note figure di questa lunga e triste vicenda; si tratta di Mario Caruso e Enrico Pastore, che furono arrestati in seguito ad indizio fornito dalla Lanini che sbagliò di persona. I due protestano per la lunga permanenza in prigione, negano naturalmente di aver partecipato ai fatti dell’autostrada e si augurano che ben presto questa storia abbia fine. Essi però sono detenuti per altri motivi e quindi la loro domanda di libertà provvisoria non potrà essere accolta.
Infine tocca ad un altro innocente di tutta questa storia: si tratta di quel Pellegrini elettricista, residente a Lucca, anch’egli accusato dalla Iacopi di averla rapinata. Il Pellegrini dice che conobbe la Iacopi in un garage ove egli lavorava e che lo invitò a fare un impianto elettrico nella sua abitazione; egli eseguì il lavoro e lo riscosse, ma poi non vide più la donna e la incontrò poi in una sala da ballo. Poco dopo fu invitato alla porta, dove insieme alla Iacopi erano un maresciallo e un brigadiere e la Iacopi l’accusò di averla rapinata. Ad ogni modo il Pellegrini dal 29 dicembre è trattenuto a S.Giorgio. Naturalmente il Pastori, il Fabbri e il Baccetti, dichiarano che essi non lo conoscono e che non partecipò alla rapina di Sorbano del Vescovo. Il Presidente a questo punto chiude il dibattimento rinviandolo a domani mattina, alle ore 8,30.

DINO GRILLI.


Processo Banda Fabbri 12 - da L'Oracolo di Delphi

07/02/2010 PROCESSO BANDA FABBRI 12 – da L’Oracolo di Delphi
Tribunale Militare di Lucca

EDIZIONE SPECIALE PER IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA
Dal Quotidiano “ IL TIRRENO” di Venerdì 12-04-1946
Servizio giornalistico di DINO GRILLI.

Il Tirreno in prima pagina titola: “ FOTOCRONACA DEL PROCESSO”.
Foto di : Foto 900 Lucca - Foto Colombini e Giovannini - Lucca )
Nove sono le foto che appaiono sul “Tirreno” :

1° Foto – Folla fuori dal Tribunale e un’autopompa dei vigili del fuoco pronta a …..raffreddare le eventuali turbolenze della folla.
2° Foto – Una grande folla fuori dal Tribunale ascolta l’udienza attraverso gli altoparlanti.
3° e 4° Foto- I fratelli Secondo e Quinto Di Pauli, barbaramente trucidati nella grotta di Anchiano.
5° Foto – I coniugi delle vittime- da sinistra a destra: la vedova Ciurlo, il sig. Vito Tonino e il padre dell’industriale Pecile.
6° Foto – Veduta dell’aula con la tribuna e la corte.
7° Foto – Un aspetto del Pubblico.
8° Foto L’Imputato Traggiai depone dinanzi alla corte.
9° Foto – I banditi in gabbia.

-IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA
Il Padre di uno degli assassinati chiede giustizia in nome del popolo.
“ La chiedo anche in nome di quelle povere creature che domandano ogni giorno quando tornerà il loro papà e alle quali sono costretto a rispondere con nodo alla gola”.
( nostro servizio particolare)
Lucca 11-04-46.
- Massima precisione questa mattina: alle 8,30 precise, il Presidente Capitano di Vascello, Comm. Sestini, dichiara aperto il dibattimento. Il servizio d’ordine all’esterno è imponente ed anche l’ingresso nei posti riservati è controllato scrupolosamente. L’interesse per questo processo cresce di giorno in giorno, e la folla che sempre spera di poter udire qualcosa dagli altoparlanti, oppure di trovare un posticino nell’aula, è sempre enorme.

-L’INTERROGATORIO DEI TESTI e DELLE PARTI LESE
Dopo l’appello delle parti lese e dei testi, che saranno ascoltati questa mattina, Il Presidente chiama sulla pedana, il Comandante della Compagnia dei Carabinieri di Lucca, Cav. Federico, il quale prese la direzione delle indagini subito dopo i primi arresti. Il Capitano Federico conferma quanto ha già esaurientemente esposto nel voluminoso incartamento rimesso all’autorità giudiziaria.

-DEPOSIZIONE dello “SCONOSCIUTO di ALTOPASCIO”
-Lo segue il famoso “ sconosciuto di Altopascio”, identificato in questi giorni in Gino Benedetti, che fu rapinato dalla banda mentre nottetempo percorreva l’autostrada per ritornare a casa.
- Il Presidente gli chiede se fosse capace di riconoscere coloro che lo alleggerirono del portafoglio contenente 7500 lire e lo invita a guardare entro il gabbione che contiene gli imputati.
-Il Benedetti guarda, si mostra esitante e poi dice di ravvisarne due che si trovano nella fila più alta del gabbione, all’estrema sinistra: si tratta dell’Angelini e del Baldacci.
Pres.: - Ricordate chi vi puntò la rivoltella?
Benedetti.: - No. Mi tolsero il portafoglio con 7500 lire, il camioncino ritornò indietro e dopo poco fui fatto scendere.
Avv.Pardocchi: - L’Incertezza del teste è significativa.
Baldacci: - ( rivolto al teste) Come fai a conoscermi se non c’ero? ( il Presidente lo fa tacere e licenzia il Benedetti).

-DEPOSIZIONE dell’Avvocato LUCA CIURLO, fratello dell’Ing.CIURLO.
-Tra la più profonda attenzione, sale la pedana l’avv. Luca Ciurlo, fratello dell’Ing. Ciurlo. Egli dice: “ Seppi subito dopo del tragico fatto, su cui non posso dir niente”. Posso dire che mio fratello venne a trovarmi a Firenze e andammo dall’Architetto Stigler onde prendere accordi per la costruenda tomba di nostro padre. La sera circa alle ore 23, nonostante che la moglie dell’Architetto sconsigliasse la partenza di mio fratello, volle partire perché l’attendevano i suoi 5 bambini, e dato che la sua moglie era assente da Lucca, voleva al mattino poi accompagnarli a scuola. Allora l’accompagnai fino all’imbocco dell’autostrada e non l’ho più veduto. “Mi riservo ogni azione penale e civile”.

-DEPOSIZIONE della Signora CIURLO, vedova dell’Ingegner CIURLO.
-La commossa attenzione della folla si fa più acuta allorquando viene chiamata a deporre la signora Ciurlo, vedova dell’ingegnere. Essa veste di nero con un “ Tulle”, che le ricopre il capo. Non ha nulla da dire naturalmente sul luttuoso episodio, che ha sconvolto la sua esistenza. “ Vi prego, essa dice al Presidente, di fare il possibile perché mi siano restituiti i pochi oggetti che appartenevano a mio marito”.

-DEPOSIZIONE del Sig. GIUSEPPE PECILE di anni 58 da UDINE.
- Il presidente invita ora a deporre il Signor Giuseppe Pecile di anni 58 da Udine. E’ il padre del disgraziato giovane che fu trucidato ad Anchiano: alto ben portante, il congiunto della vittima si rivolge al Presidente e dice: “ mio figlio e gli altri partirono per andare al lavoro e non sono più tornati”. Io chiedo giustizia in nome dei nostri morti. La chiedo io in nome di quelle povere creature che ci domandano ogni giorno quando tornerà il loro papà e alle quali io sono costretto a rispondere con il nodo alla gola.
-Fate giustizia: ve lo chiediamo noi, lo chiede il popolo di Lucca.
-Il pubblico sottolinea con approvazioni le parole del povero padre che è seguito da uno dei cognati dei fratelli Di Pauli: Vito Tonino, marito di una sorella delle vittime che a giorni dovrà partorire.
-Egli dice che i suoi cognati lavoravano e aiutavano tutta la famiglia. “ Mia sorella in questi giorni darà alla luce una creatura, nell’atto di nascita della quale si dovrà scrivere per la paternità “ fu”. Per questa creatura io chiedo che sia fatta giustizia severa”.
-Dopo il Brigadiere Iacobelli che fece le indagini circa il ritrovamento dell’autocarro appartenente agli udinesi, dovrebbe comparire Giuseppe Benedetti, l’autista viareggino cui fu richiesto di fare un noleggio con la sua “ Balilla” sino a Lucca. Il Benedetti è ammalato e quindi viene letta la sua deposizione: è il racconto delle circostanze note, quelle cioè dell’aggressione della quale egli fu vittima, la sera del sei marzo di quest’anno sul Monte di Quiesa: l’ultima impresa della banda, poiché poche ore dopo si iniziarono i primi arresti. Nella sua deposizione il Benedetti dice come si svolse il fatto.
-DEPOSIZIONE di GIUSFREDI RENATO.
-Il Brega si recò da lui, a offrirli in vendita delle gomme appartenenti al “ Mercedes”. Aveva già conosciuto il Brega nel periodo dello sfollamento. Il teste non le acquistò e il Brega lo pregò di tenerle in deposito in attesa di riprenderle.

-DEPOSIZIONE di OLIVO DI PAULI.
-Una deposizione ascoltatissima è quella di Olivo Di Pauli, fratello di due delle vittime di Anchiano. Chiede sia fatta giustizia per tutti i criminali che sottoposero a un vero calvario i suoi disgraziati fratelli.

-DEPOSIZIONE di NATALI EUGENIO.
- Il noto viaggiatore che albergò alla “ Luna” e che nelle prime ore del mattino fu affrontato dai Moni e dagli altri due componenti la banda e rapinato del suo portafogli. Racconta il fatto come ormai ben si conosce dalle confessioni degli stessi autori.

- DEPOSIZIONE di MARCHINI TEODOLINDA.
-Marchini Teodolinda e la rapina di Gorfigliano di Garfagnana. Tipo caratteristico di possidente di campagna, piccola porta il cappello e veste con una certa ricercatezza. Narra i particolari della rapina della quale fu vittima. Entrarono quattro persone in casa. La porta era aperta “ cosa volete da me?” dissi io. Non risposero. Uno solo di essi era a viso scoperto. Si misero a cercare per tutta la casa, mentre uno rimase a fare la guardia. Mi raccomandai di non salire al piano di sopra, poiché vi era una mia congiunta ammalata.
Pres.: Sareste capace di riconoscere qualcuno di loro?
Marchini. – Credo di sì.
Pres.: (Fa alzare il Gabrovec e la Marchini si avvicina al gabbione) – E’ lui uno di loro?
Marchini: - Si è questo che mi disse: “ dove sono i denari?”
-Il Gabrovec protesta e il presidente chiede alla Marchini agli altri particolari del fatto e particolarmente sui precedenti confronti durante i quali il riconoscimento era stato incerto. La Marchini insiste, il Gabrovec la esorta a riflettere bene.
-Torna in ballo un certo “Gigi” che non si è mai saputo chi sia e che partecipa all’impresa. Vi sono poi le incertezze della Marchini; allora il Gabrovec è fatto uscire dalla gabbia e portato sulla pedana dei testimoni.
- Avviene un vivace battibecco, tra l’imputato che cita i particolari del precedente confronto e la Marchini. Dopo che il Gabrovec è ricondotto in gabbia, il Presidente ricorda alla rapinata, che bisogna essere molto sicuri e la invita a riflettere ancora.
- Serra Lucio, maresciallo dei Carabinieri della stazione di Gramolazzo, dice che trasse in arresto il Gabrovec e lo Scattina, perché indicati come correi dal Traggiai Quirino. Nei riguardi della Davini Elena, il maresciallo afferma che dalle indagini è risultato essere essa l’istigatrice.

-INTERROGATORIO di TRAGGIAI QUIRINO-
-Pres.: Traggiai Quirino, perché in un primo tempo avete fatto il nome di Gabrovec? E possibile che per un semplice motivo di risentimento l’abbiate accusato?
-Traggiai: - Si fu solo per questo, ma lui non c’era.
-Interviene anche il P.G., ma il Traggiai insiste a dire che tra i suoi tre compagni di rapina non erano né il Gabrovec, né lo Scattina.
-Il Presidente lo taccia di mentitore e lo fa sedere di nuovo chiamando a deporre Marchini Antonio fu Pellegrino da Minucciano che subì un furto, il quale, secondo “ la voce del popolo”, come la definisce il Marchini, fu consumato dal Traggiai. Gli furono asportati dei materassi e oggetti; un vestito fu anche indossato dal Traggiai Quirino che, naturalmente nega.

-UN BRAVO BRIGADIERE- FRANGIONI GIOVANNI.
-Viene chiamato ora il brigadiere Frangioni Giovanni, che operò l’arresto di quattro dei banditi dell’autostrada, subito dopo che l’autista Benedetti di Viareggio fu rapinato e legato in un bosco del Monte di Quiesa. Il Frangioni racconta i particolari di quella sera del 7 marzo, di quando cioè si presentò alla caserma l’autista Benedetti a denunciare il grave fatto del quale era rimasto vittima, fino all’inseguimento e all’arresto dei banditi.
-Interrogò per primo il Fabbri che confessò subito di aver commesso la rapina di poche ore precedenti.
-In seguito a richiesta dell’Avvocato Vecchioni, il Presidente domanda: Il Lippetti ha confessato per pentimento o perché pensava di aver qualche clemenza?
-Frangioni: Credo per tutte e due le cose.
-Avv.Vecchioni: Dopo l’interrogatorio il Lippetti ebbe minacce dal Fabbri o da altri.
-Frangioni: No.
- Prima che il bravo brigadiere sia congedato, il P.G. Tenente Colonnello Marina, gli stringe cordialmente la mano dicendo: “Si deve proprio a voi se tutti quei criminali sono al sicuro.”

-DEPOSIZIONE di PICCHI NELLO fu GIOVANNI, abitante a S.ANNA.
-Picchi Nello, fu Giovanni, abita a S.Anna e fu una delle vittime della banda che compi una razzia nella sua casa. Egli narra che i tre banditi si presentarono bendati e si posero a rovistare ovunque. Uno di essi disse. “ se non si trova nulla, si ammazzano.” Allora consegnò 9000 lire a uno di essi ( come noto alla rapina parteciparono il Fabbri, Baccetti, il Fanelli e il Brega su indicazione dei due fratelli Moni, ma non sa a chi li dette.

- DEPOSIZIONE di CAGNACCI ENRICO.
-Depone ora Cagnacci Enrico che nelle prime ore del mattino del 28 dicembre dell’anno scorso fu aggredito a S.Anna e depredato. Dapprima gli trovarono il portafoglio con sole 600 lire, ma poi fu perquisito e nascosta indosso gli fu trovata la somma di 23.000 lire. Egli si recava a Livorno per affari. Conosceva i Moni ( anche in questa occasione furono essi che diedero le indicazioni necessarie al Baccetti e al Fanelli che compirono la rapina) abitanti vicino a casa sua.
-Depone favorevolmente sulla famiglia Moni e anche sui due fratelli che egli non avrebbe mai sospettato capaci di commettere tali reati, tanto più che essi, fino a poco tempo prima lavoravano e guadagnavano.

-DEPOSIZIONE di VANNUCCI MICHELE.
-Vannucci Michele è quel giovane che a S.Concordio, nei primi di gennaio di quest’anno, mentre si trovava con la fidanzata veniva affrontato da un individuo armato di rivoltella che gli strappò la bicicletta dalle mani e poi fuggì.. Si sa che la fidanzata del Vannucci, scorgendo la fotografia del Brega sul nostro giornale, riconobbe in lui il rapinatore e lo denunziò. Il Brega, mentre depone il Vannucci, viene interpellato e dice:
- Ma è possibile che io vada a fare quella cosa li, proprio davanti a casa mia dove tutti mi conoscono?


13/02/2010 PROCESSO BANDA FABBRI 13 - da L’Oracolo di Delphi
Tribunale Militare di Lucca

EDIZIONE SPECIALE PER IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA
Dal Quotidiano “ IL TIRRENO” di Venerdì 12-04-1946
Servizio giornalistico di DINO GRILLI.

Il Tirreno in prima pagina titola: “ FOTOCRONACA DEL PROCESSO”.
Foto di : Foto 900 Lucca - Foto Colombini e Giovannini - Lucca )
Nove sono le foto che appaiono sul “Tirreno” :

1° Foto – Folla fuori dal Tribunale e un’autopompa dei vigili del fuoco pronta a …..raffreddare le eventuali turbolenze della folla.
2° Foto – Una grande folla fuori dal Tribunale ascolta l’udienza attraverso gli altoparlanti.
3° e 4° Foto- I fratelli Secondo e Quinto Di Pauli, barbaramente trucidati nella grotta di Anchiano.
5° Foto – I coniugi delle vittime- da sinistra a destra: la vedova Ciurlo, il sig. Vito Tonino e il padre dell’industriale Pecile.
6° Foto – Veduta dell’aula con la tribuna e la corte.
7° Foto – Un aspetto del Pubblico.
8° Foto L’Imputato Traggiai depone dinanzi alla corte.
9° Foto – I banditi in gabbia.

- seguito de : IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA

- L’OREFICE PEZZUOLI.
-Una delle deposizioni più importanti della mattinata è quella dell’orefice Pezzuoli di Viareggio, che la sera del 22 febbraio 1946 ebbe la sgradita…visita nel suo negozio di gioielliere in Viareggio da parte del Baccetti, Fanelli e Paolini.
- Mi trovavo nel negozio insieme a mia moglie, e da qualche minuto eravamo in conversazione di affari. A un tratto piombarono nel negozio tre individui bendati, uno dei quali teneva la rivoltella puntata contro di noi. Mi intimarono di andare nel retrostanza e di aprire la cassaforte. Uno di essi si mise a cacca della scala che reca al piano di sopra. Quando rientrai in negozio dopo aver aperto la cassaforte e mentre uno dei banditi aveva già preso molti oggetti, udii l’altro che diceva: ” Andiamo via smettetela, lasciamoli stare”. Ma gli altri due volevano ancora rovistare, tanto che il primo insisté ancora: “ Se non volete venir via voi, vado via io” e udii ancora aprire la saracinesca, che era stata abbassata subito dopo che i banditi erano entrati. Gli altri due allora si avviarono verso l’uscita, mentre uno di loro, dopo avermi intimato di girarmi, disse: “ Se vi voltate vi freddo!”
-Pres.: - Quante volte foste minacciato di morte?
-Pezzuoli: - due volte.
-Pres.: - Ma quando i banditi entrarono, perché non chiamaste qualcuno che passava nella strada?

-IL BACCETTI HA IL CORAGGIO DI RIDERE.

-Pezzuoli: - Signor Presidente, con una rivoltella puntata davanti…( tra il pubblico si ride ed anche Baccetti ride). E poi non potevo vedere chi passava perché mi avevano messo contro il muro. Nell’udire il frastuono in negozio, scese anche una mia parente, che si trovava al piano di sopra e che afferrò un braccio ad uno dei malviventi ( probabilmente era il Paolini) scongiurandolo: “ Non ci ammazzate”.
- Nei riguardi dei preziosi asportati conferma che furono quelli compresi nell’elenco depositato, per un valore complessivo di un milione e 150 mila lire.

-DEPOSIZIONE di ANDREINI NELLA.
Andreini Nella, è la fidanzata del Vannucci, e che si trovava insieme a quest’ultimo, quando fu rapinato della bicicletta. Essa afferma di riconoscere il Brega in colui che li affrontò; il Brega nega di essere stato l’autore ma anche la signorina Andreini insiste con la massima sicurezza.

-DEPOSIZIONE di MARTINI ALARICO, CHICCA RENZO, PEPI RENZO e BOTTIGLIONI NOVELLO.
-Questi quattro commercianti che la sera del 26 febbraio, furono aggrediti sul Monte di Quiesa, mentre da Lucca si recavano a Genova per affari. I Quattro fanno un racconto dettagliato delle circostanze note. Come si ricorda essi furono fatti scendere dal camioncino, portati in un fortino costruito dai tedeschi e qui legati dai banditi che li depredarono completamente. Nessuno degli aggressori poté essere riconosciuto, inquantochè tutti erano mascherati. Le deposizioni hanno poca importanza perché tutti quelli che parteciparono all’impresa, confermarono a suo tempo questa azione brigantesca.

- INSTABILITA’ MENTALI DEL BACCETTI.

-TESTIMONIANZA del Prof. Dott. PFANNER, direttore dell’Ospedale Psichiatrico Provinciale di Maggiano.
- Al Prof. Pfanner vengono fatte varie domande circa presunte instabilità mentali del Baccetti che anni orsono venne visitato dal Professore.
- Visitai il Baccetti nel novembre 1938, egli venne da me accompagnato dal Dott. Sgurgo, aveva 15 anni e mezzo e presentava disturbi mentali caratterizzati da periodi di eccitamento e di depressione.
Lo esaminai nel periodo di depressione allorché aveva paura che i suoi genitori lo avvelenassero e volle che essi togliessero di casa, tutti gli specchi perché aveva paura. Il padre del Baccetti, aveva contratto la sifilide nel 1911. In seguito alle cure fatte il giovane migliorò, poi non ne seppi più nulla. La diagnosi di allora fu: “eredo lues mentale”.

LA LANINI E’ IRREPERIBILE
- Mancano all’appello le parti lese Nello Casini, il barrocciaio che fu aggredito a Fraga. Iacopi Amabile rapinata a Sorbano del Vescovo e infine anche la ragazza, Anna Maria Lanini, che fece il viaggio sul camioncino rosso, la sera del delitto dell’autostrada.
-L’Avvocato Pardocchi, l’Avvocato Giorgi e l’avvocato Vecchioni, chiedono formalmente che essa sia chiamata a deporre, data l’importanza di quella che potrà essere la sua testimonianza. Come si sa la Lanini è da qualche tempo irreperibile. Si oppone il P.M. Colonnello Marina che spiega come a ciò si opponga il codice di procedura e le difese presentano ancora istanza formale e il Presidente sospende momentaneamente l’udienza, affinché il tribunale possa decidere sull’istanza stessa. Dopo pochi minuti il tribunale rientra e il Presidente da lettura della seguente deliberazione: “ il tribunale su istanza dei difensori degli imputati Angelini, Pastori, Lippetti e Baldacci, perché sia sentita la Anna Maria Lanini indotta a teste dal P.M. e sino ad oggi non comparsa, sentito il P.M. che si oppone e ritenuto che in predetta Lanini erroneamente è stata indotta quale teste in quanto essa è coimputata nello stesso reato, che pertanto per tale sua qualità, ai sensi dell’articolo 348 del codice di procedura penale, non può a pena di nullità essere assunta come teste, ritenuto d’altra parte che essa Lanini non è stata citata davanti a questo tribunale neppure come coimputata e che pertanto non può essere sentita nemmeno in qualità di coimputata, per questi motivi rigetta l’istanza e ordina di procedersi oltre nel dibattimento”.

-NUOVA DEPOSIZIONE DELLA MARCHINI.
- Sono le 13, ma il Presidente prima di sospendere l’udienza richiama ancora la Marchini, al fine di domandare se insiste ancora nel riconoscere l’imputato Gabrovec, come uno dei suoi rapinatori. La Marchini sale ancora sulla pedana e dice: “ Lo riconosco e lo giuro”. E rivolta al Gabrovec pronuncia la seguente frase: “ Sarebbe meglio che tu dicessi dove hai messo il mio oro!”.
- Su questa battuta l’udienza è sospesa.

Processo Banda Fabbri 14 - da L'Oracolo di Delphi.

15/02/2010 PROCESSO BANDA FABBRI 14 – da L’Oracolo di Delphi
Tribunale Militare di Lucca

EDIZIONE SPECIALE PER IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA
Dal Quotidiano “ IL TIRRENO” di Venerdì 12-04-1946
Servizio giornalistico di DINO GRILLI.

Il Tirreno in prima pagina titola: “ FOTOCRONACA DEL PROCESSO”.
Foto di : Foto 900 Lucca - Foto Colombini e Giovannini - Lucca )
Nove sono le foto che appaiono sul “Tirreno” .


- seguito de : IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA

-ANCORA TESTIMONIANZE.

- Il BRIGADIERE dei CARABINIERI PIEROTTI
- Si riprende alle ore 15. Viene interrogato il Brigadiere dei carabinieri Pierotti, che fa un racconto dettagliato delle indagini da lui compiute subito dopo gli arresti e sulle deposizioni che alcuni degli imputati a lui resero. Interrogò anche il Lippetti, il quale rivelò dove si trovavano le salme dei tre udinesi uccisi nella caverna di Anchiano e, infatti, fu il brigadiere Pierotti che si recò unitamente al Lippetti ad Anchiano per il ritrovamento dei corpi dei tre disgraziati. Le indicazioni del Lippetti corrispondevano a verità. Il brigadiere Pierotti narra anche, con molti particolari, come rinvenne i corpi delle tre vittime e in quale posizione furono ritrovati. Il padre del povero Pecile segue commosso il racconto e infine si pone a piangere. Vengono chieste al brigadiere Pierotti informazioni particolari sul Lippetti, il quale non era certo spinto a quella vita da necessità e che negli interrogatori volle sempre far comprendere di essere stato costretto a recarsi con gli altri compagni dei suoi misfatti.

- Un teste a difesa dell’Angelini, tale A. Marchi, conferma che uno zio dello stesso Angelini si suicidò un anno e mezzo fa in seguito ad un accesso di pazzia.

- Rasetti Paolina, dice che una sera in un pubblico locale ebbe a sentire il Brega pronunciare frasi delle quali non si era resa conto, ma che oggi acquistano un particolare valore perché le hanno fatto credere che il Fanelli fosse costretto a seguire il Brega in qualche criminosa impresa.

-Il brigadiere dei carabinieri Toiani, della squadra investigativa di Lucca, svela numerose e preziose indagini sull’attività della banda e viene interrogato particolarmente sulla rapina commessa a Sorbano del Vescovo, ove sembra che i rapinatori non riuscirono a trovare il denaro che la donna dice fosse stato nascosto nella sua abitazione e che afferma invece essere scomparso misteriosamente.

- L’Odontotecnico Marcello Galli, ebbe alle sue dipendenze il Guido Pastori nel 1943 e dice che effettivamente egli si dimostrò volenteroso di lavorare; poi l’ha perduto di vista.

- Fornaciari V. lavorava insieme al Pastori, e ricorda che era un bravo ragazzo. Verso gli ultimi dell’anno scorso, subito dopo la rapina alla Jacopi andò a trovare il Pastori che era a letto ammalato.
-L’Avvocato Giorgi fa rilevare che la malattia del Pastori era dovuta allo spavento che egli provò allorquando tentò la rapina a Sorbano del Vescovo.

-Biagini Lidio dichiara di conoscere la famiglia Baldacci e anche il Dino Baldacci: la sera del 21 novembre, quest’ultimo era con lui. Si ricorda di questo particolare inquantochè essi parlarono a lungo della riunione pugilistica che si sarebbe svolta l’indomani. Non può precisare l’ora in cui egli lasciò il Baldacci.

- Matteini Maurizio conosce il Cecchi da tempo, e sa che egli ebbe soltanto a titolo di prestito 10 mila lire dal Baccetti e lo ha sempre ritenuto incapace di commettere un’azione pericolosa.

-Cinquini Arduino depone che il Paolini era poverissimo e che non riusciva a trovare lavoro; viveva in una miseria completa e doveva sempre ricorrere a suo padre.

- Del Seppia Dina, infermiera all’ospedale di Viareggio, conosceva la famiglia Paolini e anche l’imputato che definisce un bravo ragazzo. In quell’epoca il Paolini aveva la moglie ( o meglio la donna con la quale convive) degente all’ospedale.

- Bartolini Mario, conosce il Lippetti perché qualche volta egli lo trasportò con il suo camioncino a ballare in varie località della provincia. Ricorda che il Lippetti riscuoteva sempre una certa somma dai viaggiatori.

- Il P.M. presenta ora alcuni corpi di reato: le pallottole rinvenute nella grotta di Anchiano e i documenti falsificati trovati indosso al Fabbri e al Traggiai.

- Il Presidente chiede per l’ultima volta al Traggiai Quirino che dica la verità in merito alla rapina commessa a Gramolazzo in danno della Marchini. Ma il Traggiai insiste dicendo che alla stessa non parteciparono né lo Scattina, né il Gabrovec, quest’ultimo riconosciuto stamani dalla Marchini stessa.

- L’Esame testimoniale è così ultimato; sono le 16,15 ma il Presidente sospende ugualmente l’udienza, anche per dare modo agli avvocati di preparare la loro difesa da pronunciarsi domani.
Quando domattina alle ore 8,30 si riaprirà l’udienza prenderà per primo la parola il P.G. Col. Marina, rappresentante la pubblica accusa, che al termine della sua requisitoria, formulerà le sue richieste. Non si può prevedere quando la sentenza potrà essere pronunciata perché non è affatto vero che ai difensori, sia limitato il tempo per le loro arringhe; è poco probabile però che questo processo che ha destato così tanta impressione e interesse possa concludersi domani sera. Sembra che la lettura della sentenza sarà trasmessa direttamente dalla Stazione R.A.I. di Firenze.

Dino Grilli.


- ATTERVERSO LE SBARRE.
- BACCETTI e FABBRI , PARLANO CON UN REDATTORE DEL TIRRENO.

- Oggi il Presidente è severo, non vorrebbe nemmeno che si facessero fotografie, ma la voglia di avvicinare e parlare con questi famigerati banditi dell’autostrada è talmente morbosa che ci facciamo in quattro per accostarci al gran gabbione bianco troneggiante nell’aula. Approfittiamo della pausa tra un’udienza e l’altra. Gli assassini consumano il loro pranzo tra le sbarre e sono malvestiti, sporchi, gli abiti grinzosi. Nelle fotografie invece sembra che siano usciti di casa lavati e stirati. Intorno al di fuori, stanno i custodi e i carabinieri a leggere il giornale. Il Baccetti lascia il morso di pane e sporge la testa per tentare di vedere le fotografie. E’ una curiosità legittima la sua. Quello è proprio il suo ritratto, si è lui mentre risponde all’interrogatorio. E’ compiaciuto, sorride contento. Ne approfittiamo per dirgli che nella vetrina della nostra redazione lucchese, ce ne sono molte di più di foto e assai grandi, una vera esposizione. “ Quelle sì che mi piacerebbe avere” esclama con una gioia fanciullesca. La sua espressione è di compiacimento per essere stato ripreso così bene. Oramai abbiamo preso un po’ di confidenza col Baccetti e adesso in queste condizioni non è pericoloso, prima no, Dio ce ne scampi e liberi. Così apprendiamo che il Brega, tra loro è chiamato il “ Missionario”, per il suo aspetto taciturno che non ci sembra reale, perché a lunghi periodi di silenzio e rilassatezza, egli esterna scatti isterici non appropriati certo ad un missionario. Guido Pastori invece ha un soprannome ridicolo: “ Puce”. Quando sente un compagno disperarsi per essere stato presente in quasi tutte le “ spedizioni” soggiunge a cuor contento: “ Ringraziamo Dio che ci sono andato una volta sola!”. Pastori poi, insieme a Caruso, è arrabbiatissimo contro la stampa. “Voi giornalisti – brontola- siete proprio dei bei tipi. Quando ci scoprirono e ci arrestarono pubblicaste i nomi grossi così sui vostri quotidiani, oggi che siamo riconosciuti innocenti, ci degnate appena di qualche rigo. Non è mica Giusto!”. Tutti i torti non l’anno, ma chi ha ragione sul serio è quel ragazzo del Pellegrini, l’elettricista che da oltre tre mesi si trova al fresco in S.Giorgio per un errore grossolano di una tra le vittime della banda. E’ a disagio, si tiene la testa tra le mani e pare proprio che ancora non sia convinto di stare lì, davanti ai giudici, alla folla strippata dentro la sala. Ci getta uno sguardo muto, disperato, come d’uno al quale il tempo non passa mai. Abbordiamo pure il Fabbri, il capobanda. Ricordiamo che alla prima udienza, mentre altri imputati deponevano a suo sfavore, ebbe ad esclamare tra sé e sé ad alta voce: “ Ragazzi se andiamo giù, andiamo giù tutti”. Gli chiediamo il perché di quella frase. Ce lo spiega in poche parole: “ Questo perché tutti si ricordano delle cose, quando si tratta di accusarmi, e soltanto allora… eppure dovrebbero ricordarsi di tutto, perché in quei momenti non si andava mica a ballare…”. Gli domandiamo che cosa spera dal verdetto della Corte. “ Son sicuro della condanna. Ho già scritto alla mia famiglia chiedendo perdono!”. Senza folla intorno, senza giudici e l’apparato del processo, nell’intervallo, seduti, stanchi e depressi, hanno gettato la maschera e abbandonato il loro aspetto tracotante, che amano ostentare davanti al pubblico. Eccoli qui senza infingimenti, miseri uomini vinti dalle loro folli passioni, più bestie che uomini, paurosi al pensiero della sorte che gli attende, roteano lo sguardo al di là delle sbarre, dei cappelli dei carabinieri e vedono avvicinarsi tremenda la punizione per gli infami delitti compiuti. Non è una banda ora, che va d’accordo, tutti per uno, uno per tutti, ora cercano di salvarsi accusandosi. Si sbranerebbero pur di levarci la pelle. La pelle, non pensano ad altro. E il Baccetti che aspira alla posizione di squilibrato lo ripete ora a noi come un ritornello: “ Io voglio salvarmi la pelle! Capite? Ho detto: la pelle!”. E pensare che uccidevano le loro vittime come se si fosse trattato di mosche. Dal dire al fare. Oggi no, oggi ci stanno attaccati alla vita, alla propria.
Z.


Processo Banda Fabbri 15 - L'Epilogo - da L'Oracolo di Delphi

20/02/2010 PROCESSO BANDA FABBRI 15 - L’EPILOGO - da L’Oracolo di Delphi
TRIBUNALE MILITARE di LUCCA

EDIZIONE SPECIALE PER IL PROCESSO ALLA BANDA DELL’AUTOSTRADA
Dal Quotidiano “ IL TIRRENO” di Domenica 14-04-1946
Servizio giornalistico di DINO GRILLI.

Il TIRRENO TITOLA IN PRIMA PAGINA CON CARATTERI DI COLOR ROSSO:

“ FABBRI e BACCETTI : PENA di MORTE”.
“ERGASTOLO a : LIPPETTI, ATTILIO e NILO MONI”
“30 ANNI di RECLUSIONE a : BREGA e FANELLI”

Con le FOTO di : Fabbri – Baccetti- Lippetti – Moni Attilio – Moni Nilo – Brega – Angelini – Fanelli – Traggiai – Pastori – Paolini - Pardini

LA SENTENZA DOPO 16 ORE DI FEBBRILE ATTESA.
Fabbri Lando condannato alla pena della fucilazione;
Baccetti Sergio condannato alla pena della fucilazione;
Lippetti Ugo, condannato all’ergastolo;
Moni Attilio, ergastolo;
Moni Nilo, ergastolo;
Brega Ferdinando, 30 anni di reclusione;
Angelini Antonio, 30 anni di reclusione;
Fanelli Celso, anni 30 di reclusione;
Baldacci Dino, anni 15 e giorni 20 di reclusione e giorni 10 di arresto.
Traggiai Quirino, anni 12 di reclusione;
Tutti i sunnominati sono inoltre condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici; esclusi il Baldacci e il Traggiai che sono invece condannati a soli 3 anni di interdizione;
Pastori Guido, condannato a 4 anni, 5 mesi e 15 giorni;
Conti Lamberto, mesi 11 di reclusione e 1000 di multa, condanna sospesa per 5 anni.
Paolini Alfredo, anni 2 e mesi 4 di reclusione e giorni 12 di arresto e 4000 mila lire di multa.
Pardini Danilo, anni 3 e 7 mesi di reclusione e 8000 lire di multa e interdizione dai pubblici uffici per anni 5;
Sala Antonio, anni 8 e mesi 7.

La sentenza inoltre assolve, perché il fatto non costituisce reato, Casini Leonetto.

E per non aver commesso il fatto: Cecchi Roberto, Traggiai Aladino, Traggiai Enea, Davini Elena, Gabrovich Silvestro, Pastore Raffaello, Caruso Mario, Pellegrini Luigi, Scattina Dino.

Lucca, 13.04.1946 – Siamo giunti all’ultima giornata di questo processo di eccezione intorno al quale si è sempre maggiormente acuito l’interesse di tutta la città, particolarmente ora dopo le richieste del P.M. Col. Marina, formulate all’udienza di ieri. Richieste concluse con la domanda della pena di morte per ben otto imputati, dell’ergastolo per un altro e infine di numerose altre pene minori. Gli imputati sono stati condotti per tempo in aula. Baccetti che fino ad oggi ha sempre occupato un posto nell’ultima fila in alto, stamane si è scelto un posto in un angolo della fila più bassa; la sua espressione è totalmente cambiata e il pallore del suo volto può definirsi mortale. Brega si nasconde ancora il volto nelle mani o in una pezzuola. Lippetti non distaccherà mai lo sguardo dal Presidente. Fabbri si dimostra tranquillo e seguirà interessato le arringhe degli avvocati difensori. non mancando di disapprovare spesso con cenni del capo e con mute significative espressioni. Addirittura sorridente è Quirino Traggiai, rasato di fresco, la cui richiesta di condanna all’ergastolo ha forse aperto l’animo alla speranza di un’altra riduzione di pena. Come al solito il buon elettricista Pellegrini è vicino all’usciolo della gabbia, in ansiosa attesa che si apra per sempre.

- LA PAROLA ALL’AVVOCATO CESARINI, DIFENSORE dei FRATELLI MONI
- Alle 8,40 il Presidente apre l’udienza e dà la parola all’avvocato Cesarini, difensore d’ufficio dei Fratelli Attilio e Nilo Moni, compresi nell’elenco di coloro per i quali è stata richiesta la pena di morte.
- L’Avvocato Cesarini fa un quadro dell’ambiente in cui i due fratelli hanno vissuto, delle cattive compagnie frequentate e entra poi nel vivo del processo, per fare la dimostrazione che per i due non si può parlare di concorso in omicidio ed esamina le diverse circostanze, sia per il delitto dell’autostrada che in quello di Anchiano. Nilo Moni è sceso dalla “1100”, è salito sul camioncino e non è più comparso sul luogo ove venne consumato il delitto. Guidava l’autocarro rapinato ad Anchiano e non è vero che abbia legato i piedi alle vittime perché si è rifiutato.
-Sull’autostrada Nilo Moni ha lo “ Sten” e Baccetti glielo strappa di mano. Ad Anchiano non è affatto provata la frase messagli in bocca dal Fabbri: “ C’è uno che rantola, Tiragli”.
-Illustra a colori tristi la situazione della famiglia Moni, e inoltre anche la particolare situazione di questo dopoguerra, le fatalità che hanno caratterizzato questo periodo. Conclude con una perorazione, facendosi interprete delle invocazioni di una madre che implora perché i suoi figli abbiano il tempo di espiare e di pentirsi sia pure attraverso una pena lunghissima.

- LA PAROLA ALL’AVVOCATO DELLI, DIFENSORE di SERGIO BACCETTI e BREGA.
- Molto attesa l’arringa dell’avvocato Delli di Lucca, difensore di due tra i più importanti imputati: Sergio Baccetti e Ferdinando Brega. Inizia inviando idealmente un mazzo di fiori sulla tomba delle vittime ed entra subito nel vivo della causa, controbattendo l’accusa di formazione di banda armata, dicendo che per poter parlare di banda armata, occorrono elementi essenziali di permanenza e di disciplina tra gli stessi elementi essenziali di permanenza e di disciplina tra gli stessi elementi che la compongono, ciò che non si è riscontrato invece esistere tra i diversi individui che ora sono dinanzi al tribunale militare.
- Compie numerose contestazioni relative alle armi sia sul numero, come sulla loro efficienza.
- Specificatamente inizia dal Brega. Illustra la sua figura di incensurato, operaio di vetreria a Livorno, fratello di un missionario in Africa. La guerra lo sconvolge: casa distrutta, licenziamento dal lavoro, si trova alla fame. Avviene il delitto dell’autostrada, egli è un modesto riparatore di penne stilografiche. Egli sente eccitarsi la fantasia e gli possiamo credere quando dice che vuole ricercare gli assassini, perché egli sarà stato senz’altro allettato dal premio promesso per l’identificazione degli stessi. Circostanze particolari invece lo vedono coinvolto nella banda stessa. Egli compare assai tardi nelle imprese; ad Anchiano egli è presente ma non partecipa, né a legare le vittime, né a sparare. E’ il principale imputato Fabbri che lo esclude. Accetta l’intimazione di togliere i legami e i bavagli, ma ciò non costituisce un reato: la sua imputabilità rimane circoscritta a sequestro di persona e non a concorso in omicidio. Chiede per lui la concessione delle attenuanti generiche, e l’assoluzione dall’imputazione di concorso in omicidio.
-Prende poi a parlare di Sergio Baccetti, per il quale sosterrà l’infermità mentale. Cita inizialmente la sentenza di un Tribunale Militare, che nel settembre 1943. Lo assolse dal reato di diserzione per seminfermità mentale. Per un reato così grave, commesso in un tempo di guerra, anche la malattia deve essere riscontrata grave. Egli non è un capo: non sarebbe stato disarmato. Non è un promotore perché nessuno ha potuto testimoniarlo.
-In questo processo il comportamento di Baccetti è stato generoso. La sua è stata una deposizione sincera, senza reticenza e senza contraddizioni. Nel ricostruire il delitto dell’autostrada, il difensore è sceso alla scena culminante, dicendo che quello fu un atto che rivela nel Baccetti i sintomi dell’incoscienza derivatagli dalla “ lue ereditaria”. Il Giurista si basa sulla perizia del Professor Alessandro Pfanner, distinguendo tra colpevolezza e responsabilità, per cui la prima può essere pulita con la legge del taglione, la seconda no. Parla in sintesi della pena di morte e mette in evidenza il clima giallo sviluppato in questi giorni. Chiede le attenuanti generiche, e la constatazione della seminfermità mentale del suo raccomandato. In ipotesi la minorata capacità a chiedere la degradazione della pena, al fine di poter permettere armonia tra le ragioni umane con quelle della difesa sociale.

- LA PAROLA ALL’AVVOCATO VECCHIONE di PISTOIA, DIFENSORE di LIPPETTI.
- E’ ora l’avvocato Vecchione di Pistoia, difensore del Lippetti, che prende la parola.
- Dice che molte questioni di diritto potrebbero essere fatte, ma di fronte a un così lungo capo d’imputazione, sarebbe come se si volesse cercare le farfalle sotto l’arco di Tito. Si potrebbe affermare una questione di incompetenza del Tribunale Militare a giudicare, dato che la flagranza prescritta per l’applicazione della legge speciale riguarda un solo reato, quello della rapina in danno dell’autista Benedetti. Entra quindi specificatamente a parlare del suo raccomandato Lippetti, l’autista del camioncino rosso. Lippetti non fu mai armato, non aveva mai le armi con sé e su questa affermazione egli contesta la sua qualità di appartenere alla banda, ricorda come il Lippetti ebbe nei primi anni dell’infanzia, la meningite che sempre lascia tracce nelle qualità percettive e nelle facoltà di opporsi alla volontà degli altri, sostiene questo punto basilare con dotte citazioni. Quindi dopo aver detto che questo è la causa degli omicidi, in quanto che il P.M. ha chiesto le otto teste di coloro che si trovarono presenti nell’autostrada e ad Anchiano, l’Avvocato Vecchione pone la sua tesi sulla mancata partecipazione del Lippetti stesso ad ambedue i delitti. Egli è colpevole è vero, ma non mettiamo tutti nel calderone: cerchiamo di vedere chi ha maggiori o minori responsabilità. Esaminiamo tutte le imprese della banda, per valutare la responsabilità del Lippetti e poiché la principale accusa che a lui si fa è quella di non essersi staccato dalla banda dopo il delitto di Anchiano, il difensore afferma che egli fu tenuto sotto continue minacce dagli altri, mentre il Baldacci che era più libero della sua esistenza si assentò da Lucca.
-Contesta le imputazioni di consorso in omicidio per il delitto di Anchiano e dice come sia Lippetti che con la sua confessione, mentre rendeva un servizio alla giustizia si è attirato addosso l’odio di tutti i compagni, che quasi tutti contro di lui si sono vendicati, addossandogli responsabilità che non aveva.
- Egli non si può mettere sullo stesso piano degli altri e quindi non può essere giudicato uguale agli altri.
-L’udienza, sono le 13 è rinviata alle 15.


-L’UDIENZA POMERIDIANA.

-La PAROLA ALL’AVVOCATO GIOVANNI GELATI di LIVORNO, DIFENSORE del FABBRI, del TRAGGIAI QUIRINO e di CASINI LEONETTO.
-Ha la parola per ultimo l’avvocato Giovanni Gelati, valoroso magistrato e penalista della vicina Livorno.
-Egli ha il difficile incarico della difesa del principale imputato, quello che è stato definito il capobanda: Lando Fabbri.
-Poiché è stato nominato anche difensore del Traggiai, e del Casini Leonetto, per quest’ultimo il difensore si limita a dire che il suo raccomandato è ormai in seno alla famiglia e agli amici, vittima del suo cuore, della sua bontà. Parla poi in difesa del Traggiai Quirino, per il quale il P.G. ha chiesto la pena dell’ergastolo. Il Traggiai Quirino è comparso solo all’ultima incruenta impresa della banda e non vi è relazione tra la sua colpa e la pena dell’ergastolo; che è peggiore della pena di morte, perché sta ai vertici della pena che gli uomini hanno il diritto di infliggere.
- Rievoca l’infanzia del Traggiai, e ricorda la colpevolezza di coloro che lo lanciarono solo nel mondo a 17 anni. Ricorda allora quando il P.G. lesse le sue richieste, che un solo grido si elevò dalla gabbia, era quello della madre del Traggiai, un urlo che riportò alla mente il dolore materno della nascita di un figlio. Anche la madre del Traggiai, alla sua nascita, avrà pensato alle gioie che dal figlio le erano riservate e che invece si sono trasformate in dolori che le hanno sconvolta l’esistenza. Date, conclude l’avvocato Gelati, che questa donna abbia almeno la speranza, che questo figlio torni a lei, o almeno se essa non vi sarà più, torni nel consorzio civile fatto umano dalle lunghe sofferenze.
-Comincia poi la difesa di Lando Fabbri. L’avvocato Gelati riceva che il Fabbri gli ha detto: “ io so da molto tempo che devo scontare le mie colpe, ma vorrei però che fosse stabilito, che io non ero il capobanda che ha trascinato gli altri al delitto”. E questo non per me, ma per la mia famiglia”. Il difensore dice che questa è stata una leggenda giornalistica e illustrando la figura del Fabbri dice che non vi è in lui, né fierezza, né ferocia, né tutte quelle altre doti che sempre si sono riscontrate nei vari capi banda di tutti i tempi. Fabbri ha confessato tutto in udienza senza reticenze ed è stato detto che è un cinico, che era un morto che parlava. Si è vero, ma un morto nell’anima, come lo è da un pezzo perché la sua anima è quella di un uomo anormale, che deve essere esaminato nell’ambiente in cui è nato e cresciuto. Mentre il difensore parla, il Fabbri lo fissa nella sua posizione preferita, quella che difficilmente ha abbandonato in questi giorni: gomito appoggiato sul ginocchio e volto nel palmo della mano destra. Bisogna non avere sentimento umano per avere fatto quello che ha compiuto, bisogna essere una belva. Ricorda una domanda rivolta durante l’interrogatorio dal presidente al Fabbri: “ ma voi non vi rendeste conto di quello che facevate?”.

-EMOZIONANTE DIFESA DELL’AVVOCATO GELATI.
-Egli è rimasto impassibile, Signor Presidente, dice l’avvocato Gelati, perché non vi poteva intendere, perché gli parlavate una lingua che non è compresa nel suo cuore. Siamo di fronte ad uno dei casi più eccezionali di insensibilità umana, egli è privo di ogni sensibilità, quella di un anormale di eccezione.
-Oltre a questo proposito, quello che il suo imputato ha commesso ad Anchiano ( nell’aula si sente una voce gridare “ Basta”, è quella dell’industriale Pecile, il cui figlio fu ucciso dal Fabbri che impotente a reggere il racconto, si alza ed esce.)
- Manca in lui ogni senso morale, completamente. Egli si avvicina all’uomo selvaggio. L’Avvocato Gelati parla dei rapporti speciali che intercorrono dall’idea all’attuazione e si dilunga sul fenomeno della delinquenza che va affrontato e risolto, ma che bisognerebbe cominciare ad inquadrare e bisogna per questo allontanarsi nel tempo e nello spazio per poter giudicare questi episodi. Parla della generazione alla quale è stato predicato l’odio e la violenza nata tra le due guerre che si è trovata ad assistere alla caccia dell’uomo, alle uccisioni in massa. Tutti hanno veduto, tutti si sono inorriditi e poi si sono assuefatti. Basta egli dice con le leggi speciali; il diritto di essere puniti con una legge che sarà ripudiata domani. Voi dovete colpire si duramente. Il Pubblico Ministero ha detto che la giustizia deve essere però talvolta umana.
- Molti chiedono la testa di costoro, ma io vorrei vedere quanti avrebbero il coraggio di staccare loro la testa. Io no; esclama l’avvocato Gelati. Voi nemmeno, perché noi siamo essere normali.
-Egli giunge alla fine della sua arringa, con una commovente perorazione, ricordando la mamma dei due fratelli Moni. C’è una madre che muore; è la madre del Moni che sta morendo dopo che ha appreso la richiesta del Pubblico Ministero. Qui si continua a morire; qui la marea di sangue continua ad avanzare. Per carità non spargiamo ancora del sangue.
- Le ultime parole dell’avvocato Gelati, sono state salutate da un applauso di buona parte della folla che gremisce il Tribunale.
- Il momento è drammatico, molte donne hanno le lacrime agli occhi ed i fratelli Moni, nella gabbia singhiozzano. Nel fondo i tre della Corte stanno impassibili e solenni.
-Il Tribunale, sono le 16,10 si ritira in camera di consiglio; ma la folla non accenna a sgombrare l’aula iniziando così quella attesa spasmodica che si protrae per ore e ore. All’esterno sono numerose le macchine e le biciclette ai posteggi. La Rai di Firenze ha inviato Gianni Giannantonio e Walter Vannini per una radiotrasmissione diretta della sentenza, nonché della radiocronaca di questo processo che ha interessato tutta la Nazione. L’autorizzazione alla trasmissione radio, che avviene per la prima volta in Italia, è stata ottenuta mediante l’intervento delle Superiori Autorità Governative. Frattanto nell’attesa la folla conversa. Nella gabbia degli imputati il Fabbri, si avvicina alle sbarre e conversa con i Carabinieri. Brega è sul bancone più alto e mantiene la sua posizione preferita; la testa fra le mani. I due Moni, dopo la notizia della Madre ( si tratta però di una crisi che in serata andrà fortunatamente migliorando) sono a testa bassa e piangono. La conversazione del Fabbri con i rappresentanti dell’Arma continua a lungo. Vediamo l’imputato parlare per ore e ore. Egli racconta ancora le sue malefatte e le scusa…..
-L’attesa è ingannata verso le 19 da un avvertimento del Pubblico Ministero, che invita la folla a mantenere la calma, allorché sarà letta la sentenza, senza dar luogo ad alcuna manifestazione.
- Se vi saranno delle sentenze assolutorie – dice il Colonnello Marina – sarà mia cura di provvedere per l’immediata scarcerazione degli accusati.
- Le ore trascorrono una più lentamente dell’altra. Giunge mezzanotte ed ancora il Tribunale è riunito in camera di consiglio.
- Intanto apprendiamo che oggi, nell’intervallo, tra l’una e l’altra udienza al Fabbri è stato condotto il piccolo figlio che nacque il giorno dopo il tragico delitto di Anchiano. Egli lo ha tenuto con se un paio d’ore.
-Al piccolo rivolgeva le frasi più affettuose chiedendo perdono per tutto il male che ha compiuto.

- LA CORTE RIENTRA A NOTTE ALTA.
- Alle ore 2,05 il Tribunale rientra nell’aula e il Presidente Capitano di Vascello il Col. Sestini legge la seguente sentenza, dopo 16 ore di febbrile attesa:

Fabbri Lando condannato alla pena della fucilazione;
Baccetti Sergio condannato alla pena della fucilazione;
Lippetti Ugo, condannato all’ergastolo;
Moni Attilio, ergastolo;
Moni Nilo, ergastolo;
Brega Ferdinando, 30 anni di reclusione;
Angelini Antonio, 30 anni di reclusione;
Fanelli Celso, anni 30 di reclusione;
Baldacci Dino, anni 15 e giorni 20 di reclusione e giorni 10 di arresto.
Traggiai Quirino, anni 12 di reclusione;
Tutti i sunnominati sono inoltre condannati all’interdizione perpetua dai pubblici uffici; esclusi il Baldacci e il Traggiai che sono invece condannati a soli 3 anni di interdizione;
Pastori Guido, condannato a 4 anni, 5 mesi e 15 giorni;
Conti Lamberto, mesi 11 di reclusione e 1000 di multa, condanna sospesa per 5 anni.
Paolini Alfredo, anni 2 e mesi 4 di reclusione e giorni 12 di arresto e 4000 mila lire di multa.
Pardini Danilo, anni 3 e 7 mesi di reclusione e 8000 lire di multa e interdizione dai pubblici uffici per anni 5;
Sala Antonio, anni 8 e mesi 7.

La sentenza inoltre assolve, perché il fatto non costituisce reato, Casini Leonetto.

E per non aver commesso il fatto: Cecchi Roberto, Traggiai Aladino, Traggiai Enea, Davini Elena, Gabrovich Silvestro, Pastore Raffaello, Caruso Mario, Pellegrini Luigi, Scattina Dino.

-La sentenza è stata accolta in silenzio dal pubblico, che malgrado l’ora tardissima, aveva atteso con ansia, la conclusione di questo clamoroso processo.
-I due condannati a morte, hanno accolto la sentenza senza battere ciglio. Appena terminata la lettura il Fabbri ha gridato: “ Tutti abbiamo commesso gli stessi crimini e tutti dovevamo avere la stessa pena”. Il Baccetti più calmo e con la sua maschera di cinico disinteresse gli ha risposto: “ Fabbri, ormai è andata così, ci vuole pazienza”.
-Attorno al Baccetti si sono fatti i fratelli Moni, i quali li hanno rivolto parole di conforto offrendogli delle sigarette.
- La domanda di grazia presentata dai difensori del Fabbri e del Baccetti non è stata inoltrata.
- Non si sa ancora quando la sentenza sarà eseguita.

DINO GRILLI.

FINE del PROCESSO alla BANDA FABBRI.


-NOTA: Non essendo materialmente in possesso della copia del Tirreno di sabato 13-04-46, la cui cronaca del processo, in buona sostanza, fu quasi tutta dedicata all’udienza di venerdi 12 Aprile 46, con il proseguimento della difesa da parte degli avvocati per i loro assistiti, e la requisitoria del P.G., rappresentante la Pubblica accusa, che formulerà le sue richieste, ho dovuto, per forza di cose, saltare la cronaca di quella giornata.

-SCUSE e RINGRAZIAMENTI.
Mi scuso con voi tutti, se per forza di cose, visto l’argomento, mi sono dilungato fin troppo. Con questa sono state ben 15 le puntate sul Processo alla Banda Fabbri, e vi confesso che se avessi saputo la fatica costata nel “Ribattere” tutti gli articoli di Dino Grilli, estrapolandoli dalle quattro pagine fitte fitte di caratteri microscopici del “TIRRENO” del 1946, vi avrei senz’altro rinunciato. Nel rispetto però e nei riguardi di coloro ( anche ce ne fosse stato uno solo), che avevano apprezzato fin dalla prima puntata, la lettura di questo squarcio, aimè tragico di cronaca nera del dopoguerra Lucchese, cronaca e storia che fino ad oggi era rimasta nell’ombra, sono andato avanti fino alla conclusione. Certamente però con questo lavoro, avrò senz’altro annoiato coloro che, purtroppo e giustamente dal loro punto di vista, non hanno apprezzato questa mia continua e ossessiva offerta di notizie d’Epoca, sulla Banda Fabbri, certificate poi di volta in volta con la pubblicazione e la diffusione su “LA VOCE di LUCCA”, a cui va il mio RINGRAZIAMENTO per la grande disponibilità dimostrata. Adesso però finalmente tutti sanno tutta la verità sulla famigerata “Banda dell’Autostrada”. Tutti adesso conoscono nel dettaglio tutte quante le fasi di quella tristissima vicenda, i crimini commessi dai banditi, la loro cattura, il processo e la sentenza emessa dal Tribunale Militare di Lucca. Prima solo qualcuno, forse aveva sentito dire qualcosa, niente di preciso però e di più vero di quello che invece adesso sa. Tutti prima, pensavano fosse quello, solo il frutto di una leggenda popolare, adesso invece tutti sanno che era ed è stata purtroppo una tristissima realtà.

Prima di concludere, volevo anche ringraziare tre persone; per primo il Sig. G.G. e cito il commento che inviò a “ LA VOCE DI LUCCA”, in data 28-12-09, subito dopo la pubblicazione della mia prima mia puntata: “ grazie per quanto pubblicato da L’Oracolo di Delphi”. Finalmente un quadro oggettivo di quanto si è sempre sentito ventilare molti anni addietro, senza mai avere una certezza dimostrata di fatti e di nomi. Firmato : “G.G. “ .

Poi volevo ringraziare in modo particolare, un altro Signore anonimo, che un mese o due prima, quando nessuno allora parlava di questa maledetta Banda, ancor prima del mio primo Post su tale e scabroso argomento, inviò un suo post alla VOCE di LUCCA, gettando per così dire il sasso nello stagno, e chiedendo se qualcuno sapesse qualcosa su una certa Banda Fabbri, che aveva la base, sembra in una caverna verso Borgo a Mozzano. Bene quel Signore anonimo, fu fatto oggetto di ironia per quella sua richiesta. Allora anch’io, che avevo in passato sentito dire qualcosa da qualcuno sulla Banda, mi documentai ulteriormente, per correre in suo soccorso, e venni in possesso di interessanti notizie, che effettivamente confermavano l’esistenza della Banda negli anni 40 e quindi trasmisi queste mie notizie alla VOCE. Bene, questo Signore anonimo, inviò questo commento a quel mio post: “ E pensare che un mese fa, ci furono due post alquanto ironici sull’argomento che ha del tragico”. Senz’altro, senza questo Signore, io non mi sarei intestardito e ulteriormente documentato, venendo in possesso successivamente di ben 4 copie del Tirreno del 1946, con gli Speciali del Grilli, sulla Banda dell’Autostrada, copie tra l’altro pagate profumatamente, che poi ho ritrascritto parola per parola e trasmesso alla VOCE. Qui voglio anche ribadire che non alcun merito per avere pubblicato quei magnifici articoli che avete letto sulla Banda Fabbri, perché essi come sapete sono il frutto della grande professionalità del mitico e compianto Dino Grilli. Se proprio mi si vuole riconoscere qualcosa, ebbene io direi che per questo lavoro ho dedicato quasi tutto il mio tempo libero, senza peraltro trascurare il mio lavoro, il lavoro di un “Lavoratore Autonomo”, quale sono. Ringrazio quindi ancora una volta questi due Signori, il Signor G.G e il Signor Anonimo, perché mi hanno dato la forza di andare avanti fino all’epilogo di questa brutta e dolorosa vicenda e ringrazio anche tutti quelli che hanno apprezzato questa mia “fatica” e che fino all’ultimo hanno avuto la pazienza di sopportarmi.



E per ultimo il mio ringraziamento va ad una mia conoscente, una gentilissima signora molto anziana, 87 anni, ma molto, molto lucida, e che all’epoca dei fatti aveva solo 22 anni. Quella stessa gentilissima Signora che spesse volte mi ha parlato, della Banda Fabbri, e che ancora oggi è riuscita a fornirmi un altro paio di chicche sulla stessa Banda !

In quel periodo, mi ha detto che lei, lavorava in via Fillungo come commessa in un negozio. Davanti a quel negozio, c’era un altro negozio, nel quale lavorava un’altra ragazza, con la quale aveva fatto amicizia. Ebbene il fratello di quest’ultima, altri non era che, il famoso Baldacci Dino, detto Retina. All’epoca dei fatti, a detta di tutti e anche di quella gentile Signora, era un bravissimo ragazzo e nessuno poteva poi immaginare quello che avrebbe fatto.

Inoltre, sempre questa stessa Signora, mi ha riferito, proprio in questi giorni, a seguito di una mia precisa domanda, che la pena di morte con fucilazione, inflitta al FABBRI e al BACCETTI, fu commutata in ergastolo. Su questo però non posso darvi la sicurezza matematica, perché non ho al momento nessuna notizia ufficiale dopo il 14-04-46 sulla Banda, ma sono quasi sicuro che ciò faccia parte della verità.

Io stesso poi, tra l’80 e l’85, ho conosciuto per vie traverse, il Sig. LIPPETTI UGO, non sapendo assolutamente nulla del suo passato. Ebbene anche lui, vi posso giurare era una persona serissima per me, per mio padre, per mia madre, per la mia famiglia e per tutti coloro che lo conoscevano. Egli in quel periodo era il titolare di un’officina di riparazione Autocarri, con sede a Viareggio nel quartiere di Varignano, però abitava a Lucca nei pressi della Stazione. Un giorno una persona amica di mio padre gli disse: “Ma lo sai chi è quel Signore? Nientemeno che l’autista della famigerata Banda Fabbri!”. Evidentemente dopo aver scontato la pena, che senz’altro gli fu commutata da ergastolo in una trentina di anni per buona condotta, uscito di galera, s’era rifatto una vita, aveva trovato un lavoro per mantenersi e si era pure sposato con una gentilissima signora anche lei molto brava e seria. Seppi del suo avvenuto decesso intorno agli anni 90.


Con garbo.
L’Oracolo di Delphi.


oracolodidelphi - inviato in data 08/04/2010 alle ore 8.58.47 - Questo post ha 4 commenti

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COMMENTI
- bei tempi - da Anonimo - inviato in data 23/08/2014 alle ore 1.24.19
grande oracolo

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- sergio baccetti ?? - da Anonimo - inviato in data 29/04/2013 alle ore 15.07.58
novita' ?

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- Banda Fabbri - da Anonimo - inviato in data 31/03/2012 alle ore 22.18.54
La ringrazio molto Signora Marangoni.
Le chiedo però la cortesia di divulgare direttamente, attraverso la Voce di Lucca, le notizie di sua conoscenza sulla fine di Sergio Baccetti, inviando un commento o un post specifico.

Cordiali saluti.

Oracolodidelphi



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- CM - da Anonimo - inviato in data 31/03/2012 alle ore 20.09.57
Se ancora interessato, sono a conoscenza di notizie certe riguardo alla fine di Sergio Baccetti, in quanto sua lontana parente.
Se vuole, mi contatti all'indirizzo chiara.marangonipsg@libero.it.


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