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L’unica vera domanda che ha senso porsi sul Russiagate di Salvini

Possiamo chiederci tutto, sull'incontro dell’Hotel Metropol tra Gianluca Savoini e i russi, sullo scoop di Buzzfeed, sulle “manine” e sulle conseguenze. Ma la domanda è un’altra: perché questo legame tra le potenze stranieri ostili all’Europa e i sovranisti di casa nostra?
Possiamo ripeterceli all’infinito, i fatti. Possiamo raccontarci all’infinito che Gianluca Savoini, presidente dell’associazione Lombardia - Russia con sede in via Bellerio, leghista di ferro dal 1991, fedelissimo di Bossi e Maroni, vicepresidente del Corecom, l’agenzia di comunicazione di Regione Lombardia, ha incontrato una delegazione di non precisati uomini russi all’Hotel Metropol di Mosca. Possiamo ripeterci finché vogliamo che ciò di cui i sei uomini parlano è la creazione di un fondo nero a favore della Lega da circa 58 milioni di euro per pagare la campagna elettorale di Salvini alle elezioni europee, attraverso la vendita di carburante all’Eni da una non meglio precisata società russa. Possiamo pure ricordare che la Lega, nel frattempo, cercava di far passare all’interno del decreto “Spazzacorrotti” un emendamento che permettesse ai partiti o ad associazioni e fondazioni ad essi legate di ricevere finanziamenti esteri.

Possiamo raccontarcela tutta, e possiamo scannarci all’infinito sul fatto che Salvini sapesse o meno quel che stava facendo il suo sodale di partito, possiamo chiederci se un tentativo di corruzione valga come una corruzione fatta e finita, se il discrimine tra innocenza e colpevolezza siano i soldi e il fatto compiuto, se sia lecito o meno che una forza politica italiana prenda i soldi da una potenza straniera, se siano di più le affinità o le divergenze col Pci che prendeva i soldi da Mosca e la Dc che li prendeva da Washington o +Europa che li prende da George Soros, se c’è o non c’è la manina che ha passato le carte prima all’Espresso e poi a Buzzfeed, e possiamo pure passare i prossimi mesi a ipotizzare di chi sia quella manina, se americana, o russa, o italiana, e sia la stessa manina che ha incastrato il vicecancelliere austriaco Heinz-Christian Strache, per lo stesso identico motivo, solo un paio di mesi fa, alla vigilia delle elezioni europee.
Possiamo pure riempirci la testa di retroscena ed elucubrazioni di Palazzo, sulla tenuta del governo, sull’ipocrisia dei Cinque Stelle, sulla maggiore o minore possibilità di elezioni anticipate, sui su e giù della Lega nei sondaggi, sulla credibilità internazionale dell’Italia, sul nostro ruolo in Europa, sull’impatto che questo ennesimo scandalo avrà sulla manovra di ottobre, su tutto quello che volete.


''Perché tutte le grandi potenze esterne e ostili all’Unione Europea vedono nella Lega un interlocutore da finanziare a da sostenere? Perché le politiche della Lega piacciono così tanto a Trump, Putin e Xi Jinping?''


Possiamo tutto, ma l’unica vera domanda che ha senso farsi è un’altra. Anzi, sono due.

Uno. perché tutte le grandi potenze esterne e ostili all’Unione Europea di cui noi facciamo parte, dalla Russia di Putin agli Stati Uniti di Trump, sino alla Cina che ha firmato con l’Italia il protocollo d’intesa sulla nuova via della seta vedono nella Lega un interlocutore da finanziare a da sostenere? Perché le politiche della Lega piacciono così tanto a Trump, Putin e Xi Jinping?

Due. Perché una forza che si definisce sovranista come la Lega - decisa cioè a recuperare spazi di sovranità per il proprio Paese - ha la necessità di legarsi mani e piedi a tutte le grandi potenze del pianeta da cui dipendiamo per energia e materie prime, che impongono dazi alle nostre merci, che esercitano una pressione tecnologica e competitiva enorme sulle nostre produzioni, sul nostro benessere, sulla nostra sovranità?

Rispondete a queste due domande. Poi, promesso, ci occuperemo del resto.


Francesco Cancellato - www.linkiesta.it

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/07/13/russiagate-salvini-savoini-sovranisti-europa/42866/

Redazione - inviato in data 14/07/2019 alle ore 10.18.20 -

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