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Prospettiva 2030!

“Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista pensa alle prossime generazioni”, questa citazione di Alcide De Gasperi ben delinea l’attuale stato della politica italiana.

Il declino dell’Italia di oggi è evidente e purtroppo innegabile, ma fortunatamente la forza ancora residuale del suo sistema industriale e soprattutto l’attivismo prevalente della sua società sono alla base della concreta speranza di invertirlo.

Oggi, più che nel passato, ci troviamo a vivere, oltre che in una grave crisi economica, una più che mai profonda impasse politica.

La crisi economica degli ultimi decenni, oggi ulteriormente aggravata dalla pandemia sanitaria derivante dalla diffusione del virus Covid-19, che ci ha recentemente colpito, non ha fatto altro che portare in superficie problemi irrisolti da lungo tempo, e che colpevolmente la classe dirigente politica italiana ha cercato in tutti i modi di ignorare, insabbiare e offuscare con compromessi, accordi a porte chiuse, una buona dose di disinformazione in nome di interessi sempre più personali e soprattutto lontani dalle esigenze dei cittadini e dal tessuto economico e sociale di cui noi facciamo parte.

Fare politica deve ritornare a significare esclusivamente l’opportunità di dare agli altri un futuro migliore, cercare di modellarlo, nel pubblico interesse, secondo una visione prospettica di medio e lungo raggio, e realizzare una società in cui gli uomini, pienamente consapevoli si sentano massimamente liberi, realizzati nelle loro aspettative di vita.

L’agire politico dovrebbe sempre e comunque legittimarsi per il fatto di favorire la libertà dei singoli, come diceva Albert Einstein: “Il mio ideale politico è l’ideale democratico.
Ciascuno deve essere rispettato nella sua personalità e nessuno deve essere idolatrato. Per me l’elemento prezioso nell’ingranaggio dell’umanità non è lo Stato, ma è l’individuo creatore e sensibile, è insomma la personalità, è questa sola che crea il nobile ed il sublime, mentre la massa è stolida nel pensiero e limitata nei suoi sentimenti”.

Per alcuni tutto questo potrebbe sembrare solo demagogia, o peggio ancora un pensiero utopico, ma il politico, deve (o meglio dovrebbe) essere in grado di prevedere cosa accadrà domani, il mese prossimo, l'anno prossimo e guardare ancora oltre, ed in seguito avere anche la capacità di spiegare il perché, nel caso, ciò non sia avvenuto.
Non esistono, purtroppo, riposte e soluzioni semplici ai problemi complessi della società globalizzata in cui viviamo.
Fare politica per slogan, è come ragionare per esempi, cercare consensi e voti con la pancia dell’elettorato, è un gravissimo errore che purtroppo noi italiani se non riusciremo fin da subito ad invertire questo infausto modo di far politica e di approcciarci ai gravi problemi del nostro tempo, pagheremo duramente sulla nostra pelle e su quella dei nostri figli e di tutte le generazioni a venire.

Siamo oramai da anni governati da una classe politica inappropriata, inadeguata e incapace a gestire i gravi problemi del nostro Paese, ed più in generale del mondo che ci circonda. Bisogna tornare nuovamente a coltivare una cultura del riferimento nazionale, quale positivo, naturale ed innato aggancio emotivo tra una persona ed il territorio, cosa che ben altra cosa è rispetto al nazionalismo purtroppo oggi così diffuso.

La positività del riferimento nazionale va ricercata stimolando il desiderio della massa di vivere in un “sistema Paese” sempre meglio funzionante, va ricercata nella connessione tra l’orgoglio di appartenere ad una comunità e la pressione sociale affinché la comunità stessa funzioni in modo da poterne essere tutti orgogliosi, in fin dei conti è come la “padrona” che vuole bella ed ordinata la casa in cui vive.

Certamente in Italia esiste fortemente il problema della ”qualità della casa” in cui tutti noi ci troviamo a vivere, che non rende certamente facile metterla in ordine e forse toglie perfino la voglia di farlo a molta parte della popolazione.

Gli italiani, a parte quelli che trovano una sopravvivenza parassitaria, non possono essere orgogliosi del modello economico del loro paese, per i gravi difetti sul piano dell’efficienza dovuti essenzialmente ad un apparato burocratico imperante e fuori controllo, non possono essere orgogliosi di come lo Stato applichi le funzioni di solidarietà sociale che si limita alla mera funzione assistenzialista mortificando oltretutto anche la dignità e l’orgoglio di moltissimi dei sui cittadini, ai quali non riesce a dare la prospettiva di un vero lavoro, non possono essere orgogliosi dei riti opachi della classe politica, che continua a pensare egoisticamente solo a se stessa, dei privilegi oligarchici dei suoi membri ed in generale della poca trasparenza che i poteri collegati alla politica esibiscono.

L’Italia, nonostante tutto ciò, è potenzialmente in grado di riqualificare se stessa, attuando le trasformazioni necessarie e tornando a collocarsi sia tra le nazioni guida dell’alleanza europea, che tra le nazioni leader delle democrazie mondiali.

Per far ciò, si devono definire obiettivi strategici di medio e lungo termine, partendo anche da quelle che in un quadro macro politico ed economico complessivo possono sembrare marginali, ma che invece nello specifico riguardano la vita di decine di miglia di famiglie, di donne e d uomini: quello delle Amministrazioni comunali, che sono quegli Enti più prossimi al territorio, ai cittadini , al tessuto imprenditoriale ed alle loro esigenze e che per primi devono poter rispondere.

Guarda al futuro, stai con noi, insieme finalmente costruiremo la Viareggio di domani.

Cambiare si può, anzi oggi più che mai cambiare si deve.

Se non adesso quando!


Fabrizio Biagioni
P.L.I. Partito Liberale
Viareggio e Versilia

Redazione - inviato in data 18/06/2020 alle ore 11.18.22 -

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