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L’Etica, la politica e la tirannia delle maggioranze relative!

La politica è la capacità di produrre il bene comune, ma qual è il suo vero rapporto con l’etica?

A differenza degli altri campi della condotta umana, nella sfera della politica il problema che è stato tradizionalmente posto non riguarda tanto quali siano le azioni moralmente lecite e rispettivamente illecite, ma se abbia un qualche senso porsi il problema della liceità o illiceità morale delle azioni politiche intraprese.

Secondo Platone, “la pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica, è quella di essere governati dai malvagi”, sembra quindi che questo problema non sia esclusivo né di questo secolo, né dell’Italia di oggi.

La tentazione di disinteressarsi della cosa pubblica e il rischio di essere governati dai “malvagi”, come diceva Platone, sembrerebbero essere sempre molto attuali, ed anche il relativo rimedio, ovvero quello di impegnarsi tutti attivamente in politica, magari a turno, ricordando che la politica non è certamente un mestiere, anche solo per un periodo della propria vita.

E’ certamente opinione diffusa che il politico “di successo”, quello che infine riesce ad affermare le proprie idee, opinioni, scelte politiche debba essere astuto e magari anche senza scrupoli. Forse altrettanto diffusa, soprattutto oggi, l’opinione che i principi che regolano le scelte politiche, siano e debbano essere ben diversi dai principi che stanno alla base dell’etica, a cui noi tutti dovremmo essere chiamati ad attenersi ogni giorno della nostra vita.

Eppure c’è un disaccordo anche filosofico profondo a proposito della natura dei principi che determinano e giustificano l’agire politico.
Molti di questi, sostengono e confermano la differenza tra l’opinione comune che distingue i principi della scelta morale da quelli della scelta politica.

Secondo altri invece, fortunatamente, ciò che è inammissibile dal punto di vista morale, lo è e lo deve essere anche dal punto di vista politico. I principi morali devono essere sempre fondamentali, anche per l’agire politico e, senza questi principi, non potrebbe mai essere perseguito.

Ma se, anziché al bene comune, si pensa magari agli affari propri, o dei propri “amici”, tentazione cui sono soggetti i politici di tutti i tempi, il rapporto con l’etica diventa ovviamente difficile, se non impossibile.

Occorre comunque ricordare che l’intenzione di perseguire “il bene comune” non basta a determinare univocamente l’azione politica etica. Il dibattito politico degli ultimi anni ha visto purtroppo un progressivo ed inarrestabile distacco dai temi etici.

La politica fatta di slogan, annunci, piazze e social ha perduto irrimediabilmente ogni contatto con il mondo reale, assumendo le scelte senza una preventiva verifica dei reali bisogni del Paese.

Secondo l’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana “La sovranità appartiene al popolo”. Questa norma, che va considerata il fondamento del diritto della collettività, è un diritto che risulta essere strumentale da parte dei cittadini all’esercizio della sovranità che gli spetta, ovvero del potere del popolo su se stesso.

Per l’appunto, secondo quanto previsto dalla Costituzione stessa, nel mandato di rappresentanza che i cittadini danno agli stessi politici stessi attraverso le elezioni di ogni ordine e grado, questo deve riferirsi esclusivamente a quello del soddisfacimento del pubblico interesse, eseguito comunque eticamente nei limiti delle vigenti leggi dello Stato, su mandato della collettività, considerata come unità.

A guardare bene la disaffezione per la politica e per il voto, l’estrema variabilità del consenso politico si comprende facilmente da come questo sia orientato più dalla “pancia”, piuttosto che dal “cuore” o dal “cervello” degli elettori.

In questo quadro generale i temi etici sono stati quelli più penalizzati e disattesi, ovvero strumentalmente utilizzati per nascondere un profondo vuoto di valori e di capacità anche personali.

La realtà dei fatti è che i pilastri fondanti la società per tanti secoli si sono “sgretolati” ed hanno portato con se gli ideali etici e politici che li sorreggevano.

Nell’arco costituzionale c’è più la rappresentanza legittimamente eletta dai cittadini di un partito “etico”, perché non c’è più nessuno che si ispiri ai principi che hanno costruito la nostra democrazia liberale, mentre le battaglie sociali per conquistarla sono diventate meramente celebrative e non più capaci di alimentare il pensiero etico dei nostri governanti.

Max Weber, distingueva due polarità dell’etica, quella dei principi e quella delle responsabilità, l’una riguarda la premessa mentre l’altra le conseguenze dell’agire, nel nostro caso ovviamente della classe politica.
Se anziché al bene comune si pensa agli affari propri, forte tentazione cui sono da sempre soggetti i politici di tutti i tempi, il rapporto con l’etica diventa ovviamente molto difficile e complesso per non dire impossibile.
Occorre però ricordare che l’intenzione di perseguire il bene comune, non basta da solo, a determinare univocamente l’azione politica.
Tutto ciò ci offre un’interessante riflessione sulla libertà, sulla democrazia liberale e sui rischi che essa può comportare, trasformandosi da democrazia liberale in tirannia.

La più temibile insidia cui possa esser soggetta una democrazia liberale è la cosiddetta “tirannia della maggioranza”, questa non è altro che la tendenza della società ad imporre le proprie idee e le proprie pratiche a coloro che dissentono da essa stessa, viene anche detta e definita quale “tirannide dell’opinione e del sentimento prevalenti”.

La tirannia della maggioranza non è una tirannia materiale che ha come obiettivo i corpi, ma una tirannia più subdola che si esercita sul pensiero, la democrazia ha per sua natura dei perenni esclusi, cioè coloro che hanno posizioni diverse dalle maggioranze, se pur relative, che senza alcun riguardo per l’etica, vogliono imporre le proprie scelte, solo perché espressione di essere medesime, senza alcun riguardo per il pensiero delle minoranze né per le competenze e le capacità di tutti coloro che non appartengono alle maggioranze relative stesse.

La democrazia è tale solo quando è liberale, ed è pertanto basata sulla combinazione del principio liberale dei diritti individuali con il principio democratico della sovranità popolare, ed è questo un principio etico che dovrebbe appartenere senza se e senza ma a tutti coloro che fanno politica e prima ancora a tutti noi cittadini.

Cambiare si può, anzi oggi più che mai cambiare si deve.

Se non ora quando!

Fabrizio Biagioni segretario politico regionale della Toscana del PLI.

Redazione - inviato in data 28/06/2020 alle ore 19.23.41 -

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