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Impreparati e irresponsabili

Trasporti pubblici sicuri, più mezzi e più frequenza

Nel momento in cui scriviamo, l’ultima rilevazione parla di oltre 21 mila nuovi contagiati (quasi seimila solo in Lombardia) su 162.000 tamponi effettuati su tutto il territorio nazionale. 128 sono le vittime del 25 ottobre. Mai così prima d'ora. Una ripresa del contagio da Covid-19, sia essa frutto della seconda ondata come pensano alcuni esperti, o della “coda” della prima come invece sostengono altri, che dimostra quanto poco i governi centrale, regionali e comunali abbiano fatto per fermare davvero la pandemia quand'era il momento.

Eppure tutto ciò arriva dopo il compiacimento di Conte, dei Ministri e dei media di Regime sulle misure del governo, considerate esemplari, che troppo presto avevano cantato vittoria per un virus che sembrava ormai una questione praticamente archiviata quando le misere ferie delle masse popolari italiane furono sbandierate come una sorta di “regalo” del Conte 2, “esempio” internazionale per la sconfitta della pandemia.

In realtà i numeri al 25 ottobre dicono tutt’altro, ed i 21.273 contagi italiani fotografano l’impennata della curva che si trascina dietro anche quella dei morti che riprendono a salire e, soprattutto, i ricoverati nelle terapie intensive degli ospedali di tutte le Regioni italiane che – non lo dimentichiamo – hanno in pugno la sanità dei loro stessi territori.



I reparti di terapia intensiva

La Sanità italiana è di nuovo in affanno, ed anche in questo caso parlano i numeri dei ricoveri e delle terapie intensive da nord a sud. Molte regioni, in particolare Piemonte, Campania, Sardegna, Lazio, Lombardia ed Umbria, hanno già occupato oltre il 30% dei posti letto disponibili nei reparti di terapia intensiva che – ricordiamolo – non sarebbero esclusivi per i pazienti covid, ma anche per le altre patologie gravi; eppure il Decreto “Rilancio” prevedeva il raggiungimento del livello minimo di 14 posti di terapia intensiva ogni mille abitanti in tutto il territorio nazionale. Inoltre, su di un articolo apparso sul Corriere della Sera del 29 settembre, il Ministero della Salute parlava di 14.000 posti di terapia intensiva e rianimazione che sarebbero stati raggiunti e resi disponibili a breve.

Ma in sostanza, a parte i proclami, a che punto siamo oggi? La realtà smentisce anche le previsioni più prudenti poiché i circa 6.500 posi disponibili adesso sono meno della metà delle dichiarazioni propagandistiche del Ministero e, di tutte le regioni italiane, solo Val d’Aosta e Veneto hanno adeguato le loro disponibilità agli standard previsti. In tutte le altre regioni è buio profondo, con incrementi poco significativi e comunque insufficienti, fino al caso limite dell’Umbria che degli ulteriori 57 posti preventivati non ne ha creati neanche uno.



I tamponi e la difficoltà di tracciamento

Fra le mille problematiche evidenziate quotidianamente da esperti, medici ed infermieri, a partire dalla continua e mai sanata carenza di personale, una riflessione a parte va fatta su tamponi e sul fallimento della “tracciabilità” posta come “primaria e risolutiva “ da Conte e dai presidenti di Regione.

Nei fatti questa mappatura si è rivelata carente, approssimativa e imprecisa, a partire dalla tanto decantata e pubblicizzata app “Immuni” (da noi criticata su Il bolscevico del 29 aprile 2020) scaricata da circa un quinto della popolazione, che ad oggi ha tracciato appena un migliaio di casi positivi ulteriori ai già noti.

Evidente poi è la poca affidabilità dei test rapidi, usati mediamente per un quinto degli esami in sostituzione dei tamponi veri e propri, che nel 30 – 40% dei casi elargiscono patenti di non contagiosità a pazienti positivi ed asintomatici, e quindi infetti e pericolosi. Test rapidi che in realtà sarebbero utili per i monitoraggi periodici negli screening di massa sui luoghi di lavoro o a scuola che invece non vengono fatti.

Insomma, Conte, Speranza e governatori regionali non hanno imparato nulla dalla lezione di marzo quando a causa dei loro ritardi e della loro impreparazione, la pandemia annunciata da fine dicembre è piombata su di un Paese disorganizzato, con tutto il suo disastroso impatto. Ma oggi, nonostante la situazione di rinnovato pericolo, il numero dei tamponi eseguiti anziché aumentare, si sta riducendo poiché iniziano nuovamente a mancare kit e reagenti.



Il governo punta il dito contro gli atteggiamenti individuali

Insomma, in questo quadro che qualcuno ha definito “la Caporetto del sistema sanitario territoriale”, di fronte al proprio, ennesimo, disastro organizzativo e politico, il governo Conte – e a caduta le Regioni e in ultimo i Comuni – non hanno saputo far di meglio che scaricare tutta la responsabilità della risalita di positivi sulla popolazione.

Una condotta irresponsabile, poiché Conte addita negli atteggiamenti individuali l’origine di questa nuova ondata, a partire dalla cosiddetta “movida” notturna, oppure alle feste in casa che avranno potuto avere un qualche impatto nella risalita dei contagi, ma non certamente in misura determinante e tale da giustificarne una così verticale impennata.

Anche il ritorno dalle vacanze estive, sottolineato polemicamente dal governo, da alcuni presidenti di regione come ad esempio De Luca e dai quotidiani di regime più reazionari, non è una causa plausibile; anzi, se si considera che la curva dei contagi ha ripreso particolare vigore dalla seconda settimana di ottobre, appare evidente che dal rientro dalle ferie collocato ai primi di settembre è trascorso troppo tempo per renderlo responsabile della situazione odierna.

L’estate è stata sì decisiva, ma come vedremo il motivo è che in quel periodo a bassa contagiosità il governo ha perso ancora tempo preziosissimo. In realtà i tempi del nuovo moltiplicarsi dei contagi, sono compatibili con la riapertura delle scuole, il che però non vuole per forza attribuire direttamente a essa questa responsabilità.



Trasporti al collasso come sempre

Come abbiamo più volte ribadito, il Covid-19 ha messo in ginocchio tutti quei servizi pubblici già carenti nell’Italia pre-pandemica; infatti sanità e scuola hanno avuto le problematiche maggiori, con le note ripercussioni sui pazienti, sulle lavoratrici e sui lavoratori dei settori interessati.

Oggi però, ribadendo che su Sanità e Scuola poco o nulla è stato fatto (e ci indigniamo nuovamente verso quel ministro Speranza che si incensa per aver elargito qualche decina di milioni di euro ad una sanità pubblica tagliata per 28 miliardi nei soli ultimi dieci anni), l’attenzione va posta su un altro sistema di “pubblico” servizio già insufficiente prima, quale il settore dei trasporti.

Ma con quale faccia di bronzo Conte addita i comportamenti individuali dei giovani, con quale coraggio gli fanno eco le Regioni che stanno già emanando ordinanze restrittive come la recente chiusura della Sardegna, lo stop ormai generale allo sport dilettantistico e amatoriale, e con quale faccia tosta i sindaci di città piccole e grandi chiudono le piazze al pubblico (vedi Milano, Firenze e Napoli) e non trovano di meglio da fare che imporre coprifuoco di mussoliniana memoria, quando studenti e lavoratori ogni giorno viaggiano stipati come sardine nei treni, nei tram e nelle metropolitane di tutta Italia?

Eppure era evidente a tutti fin dall’inizio l’importanza di rivedere il sistema della mobilità affinché nelle attività di ogni giorno che coinvolgono nelle stesse fasce orarie il sessanta per cento della popolazione del nostro Paese fra lavoratrici, lavoratori e studenti, si potesse viaggiare in sicurezza con più mezzi pubblici, sicuri, ed a maggiore frequenza ovunque.

Invece, complice anche il sistema di trasporto pubblico-privato ma in realtà nelle mani delle aziende di trasporto locale, l’Italia è ancora al palo con un sistema di mobilità del tutto inadeguato per questo momento particolare, ma anche al di fuori della pandemia.

Questo “scaricabarile” del governo non solo è irresponsabile, ma anche criminale se si pensa che le sue mancanze si stanno traducendo nuovamente in sofferenza ed in morte. Per noi la battaglia per un servizio di trasporto pubblico, gratuito e sufficiente per tutti è di lunga data; certo che la situazione in corso ne accelera la necessità, come emerge anche da una ripresa in alcune aree d’Italia delle attività dei comitati dei pendolari stanchi di viaggiare, oltre che in carrozze vecchie, obsolete ed in continuo ritardo, anche in permanente rischio sanitario.

I soldi ci sono per acquistare nuovi mezzi, assumere nuovo personale, moltiplicare le corse e migliorare il servizio di trasporto pubblico rendendolo sicuro.



Il governo Conte ed i governi regionali e locali sono gli unici responsabili del disastro italiano

Il fatto che la pandemia dilaghi in tutto il mondo non rende meno evidenti le responsabilità del governo Conte e dei partiti che lo sostengono.

Le problematiche che abbiamo esposto fin qui per quanto riguarda l'Italia, e le ricadute economiche e sociali sulle masse popolari italiane sono pressoché le stesse subite dalle popolazioni dei vari Paesi capitalistici del mondo. Il perché è semplice, e riguarda proprio la natura borghese dei governi che mettono al centro delle proprie politiche anche in periodi particolarmente gravi come questo, la compatibilità con i profitti delle grandi aziende, delle multinazionali e delle banche che in realtà detengono il potere.

Per quanto riguarda l'Italia, abbiamo sempre sostenuto che dopo la colpevole impreparazione del governo Conte di inizio 2020, era un dovere politico e morale quello di prepararsi senza esitazione a una possibile ripresa dei contagi, ampiamente preannunciata dagli esperti, riducendola al minimo. Su questo cruciale punto, il direttore del dipartimento di virologia dell’Università di Padova, Andrea Crisanti, conosciuto dopo il cosiddetto “modello Vo’ Euganeo”, in una recente intervista ha dichiarato che proprio in agosto, quando i contagi erano al minimo, il governo avrebbe dovuto accelerare una vera politica di contenimento attrezzando le strutture sanitarie di personale e di risorse “per fare fino a 400 mila tamponi al giorno”. Conte ha invece preferito farne a meno, non mettendo in pratica il sistema più efficace di tracciabilità che rimane quello di fare i tamponi a tutti i familiari e a tutti i compagni di lavoro (o di scuola) al positivo in modo oggettivo, preferendogli la pericolosa e inefficace App “Immuni” o delegando alle “interrogazioni” fiduciarie, poco affidabili e parziali, del positivo da parte personale medico in ricerca dei contatti. “Le Regioni -ha aggiunto Crisanti- vogliono scaricare la responsabilità di questo disastro e chiedono al governo di certificare la loro assoluzione. Non ho mai visto un simile concentrato di demagogia e populismo(...)Non sono stati in grado di predisporre la macchina necessaria per fare i tamponi a tutti gli asintomatici. Servono logistica, risorse, capacità di tracciare le persone. Oggi siamo in questa situazione perché da maggio a settembre nessuno ha saputo mettere in piedi un piano (…) Bisogna spezzare subito la catena dei contagi. Servono diagnosi con i test molecolari, integrazione con strumenti informatici per il tracciamento e logistica per consentire alle persone di accedere ai test. Se ho il dubbio di essere positivo devo poter fare il tampone subito e, con me, tutti coloro con cui sono venuto in contatto negli ultimi 5 giorni”.

Conte e Speranza avevano invece il dovere di estinguere i focolai residui – in questi giorni emergono addirittura nuove criticità in seno alle RSA già epicentri della “prima ondata” -, in modo tale da programmare un autunno per scongiurare questa seconda ondata cruenta che rende già a metà ottobre il sistema ospedaliero quasi saturo.

Lo stesso possiamo dire ai Presidenti di Regione, titolari della Sanità territoriale, che come abbiamo visto sono clamorosamente indietro rispetto agli obiettivi di rafforzamento capillare del servizio sanitario locale.

Ora che i buoi paiono ancora una volta “già scappati”, gli esperti chiedono nuove strette (ed è di pochi giorni fa l’appello di oltre cento scienziati che chiedono “misure drastiche” a breve per evitare in Italia centinaia di decessi al giorno per Covid-19), e l’unica soluzione pare una nuova stretta della libertà di circolazione e di assembramento per ridurre considerevolmente i casi entro gennaio. Ciò vorrebbe dire nuove limitazioni ai già minati diritti democratico-borghesi, nuova disoccupazione, impoverimento ulteriore e crisi economica che sarà pagata come sempre in termini di salario, di diritti ed anche con la salute dalle masse popolari del nostro Paese.

Un quadro difficile ma ormai non inedito, causato dall'inadeguatezza, dall'impreparazione e dalla criminale irresponsabilità di Conte e dei suoi ministri in primis, a cui segue quella dei Presidenti di regione e dei Sindaci a partire da quelli delle grandi città metropolitane. Invece di prendere urgenti misure in tema di trasporti, sanità e scuola il dittatore antivirus Conte col dpcm del 25 ottobre ha vietato cortei e manifestazioni pubbliche se non in forma statica come i sit-in e ha imposto alla popolazione il coprifuoco e la limitazione degli spostamenti ai soli motivi di lavoro, salute o necessità, la didattica a distanza, la chiusura di teatri, cinema e piscine, la chiusura di locali e ristoranti dopo le 18, la possibilità di chiudere alle ore 21 strade o piazze dove c'è pericolo di assembramenti, la sospensione delle attività sportive di squadra, svolti sia all'aperto sia al chiuso.

Conte e Speranza dovrebbero immediatamente dimettersi, e invece sanno blindare le loro comode poltrone solo attraverso il continuo rilancio dell'emergenza, rendendo permanente la dittatura antivirus del governo e imponendo il coprifuoco alla popolazione. Vergogna.




(Articolo de “Il Bolscevico”, organo del PMLI, n.36/2020 e pubblicato sul sito www.pmli.it)

Redazione - inviato in data 29/10/2020 alle ore 12.53.24 -

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