Valorizzazione del pubblico impiego!

Nell’immaginario collettivo il pubblico dipendente è quella persona che si alza la mattina, si reca al lavoro, timbra il cartellino e poi attende che la giornata di lavoro giunga al termine.

In molti casi, come anche le cronache purtroppo riportano, è veramente così, ma nella maggioranza dei casi non lo è.

In ogni ente pubblico, grande o piccolo che sia, si possono incontrare professionisti di grande spessore che non hanno timore ad assumersi le responsabilità che competono loro, persone che sanno esattamente qual è il loro dovere, persone che non accampano mai diritti e che riconoscono la centralità del cittadino e si fanno orgogliosamente carico della realizzazione del programma di mandato che li viene assegnato.

Persone, di ogni livello professionale, che svolgono al meglio le loro mansioni affinché la macchina amministrativa sia fluida e costruttiva, affinché la comunità possa trovare risposte alle loro richieste ed ai loro bisogni.

Non di rado però accade che l’eletto di turno, anziché valutare le capacità professionali della persona, purtroppo si limiti a fare distinzioni in base all’essere o meno in linea del dipendente pubblico.

Di conseguenza di ciò, colui che attende il termine del tempo lavoro, continuerà nel suo inerme galleggiamento, mentre coloro che si riconoscono nell’idea anglosassone “Civil Servant” tendono spesso a scivolare verso lo sconforto personale e ritrovarsi poi isolati.

Siccome le persone ed i loro comportamenti sono elementi fondamentali ed imprescindibili nel successo o meno di un’organizzazione, sia questa pubblica che privata, ciò che dal di fuori sembra “non funzionare”, in realtà è solo la conseguenza delle scelte sbagliate dei politici di turno nella gestione e valorizzazione delle risorse umane a loro disposizione.

Per attuare il cambiamento, che tutti ci aspettiamo, bisogna prima scovare tutti i “civil servant”, più o meno nascosti all’interno dell’organizzazione, per poter così promuovere l’idea del fare, del lavorare per il bene della comunità, per il soddisfacimento dei bisogni dei cittadini e delle imprese, per la semplificazione delle procedure e la debellazione di quella burocrazia malata che riesce a neutralizzare anche la più straordinaria delle iniziative.

Gli strumenti utilizzabili, com’è noto non sono molti, dato che i contratti di lavoro non lasciano molto spazio alle leve finanziarie, ma si può, anzi si deve, lavorare molto sul clima, sulla “cultura aziendale”, sugli stimoli, sulla passione, sul lavoro di squadra valorizzando i migliori rispetto magari agli “anziani” di servizio. Se un’organizzazione pubblica impara ad operare come una squadra affiatata il beneficio maggiore andrà a vantaggio di tutti i cittadini, i professionisti, le imprese e di tutto il tessuto economico.

Il “capitale umano” è una delle risorse più importanti a disposizione delle pubbliche amministrazioni, qualcosa sul quale puntare fin da subito, ricostruendo fiducia nei rapporti ed offrendo opportunità di crescita professionale.

Come diceva Aristotele “la dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli.”

Si deve, oggi più che mai, ripartire anche dai dipendenti pubblici, consapevoli sia del loro ruolo determinate nel buon funzionamento di tutta la nostra pubblica amministrazione, oltre che cittadini che meritano di essere valorizzati per loro stessi e per la loro felicità personale, per promuovere il cambiamento ed il riscatto di cui abbiamo assoluto bisogno.

Cambiare si può, anzi cambiare si deve.

Se non adesso quando!

Fabrizio Biagioni
P.L.I. Partito Liberale
Viareggio e Versilia

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Estratto da www.lavocedilucca.it/post.asp?id=80064
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