Com’eravamo

Massimo Gramellini - corriere.it

ravamo usciti di casa ai primi di maggio, pieni di rimorso per i focolai negli ospedali e nelle case di riposo, in primis il Pio Albergo Trivulzio trasformato in una trappola per anziani.

E ci avevano garantito: mai più.

Quasi sei mesi dopo, nell’Albergo sempre meno pio si contano di nuovo decine di positivi, mentre il reparto cardiologia del Sacco di Milano dovrà essere disinfestato a causa di un ingorgo di contagi che coinvolge medici e infermieri.

Allora, ricorderete, ci spiegarono che ad averci sigillato tra le mura domestiche, con danni irreparabili per il portafogli e la psiche di molti, era stata la necessità di non ingolfare gli scarni reparti di terapia intensiva.

Ci avevano detto: mai più.

Adesso ci informano che il secondo lockdown potrebbe scattare proprio perché di terapie intensive, rispetto a quelle promesse, ne mancano almeno duemila.

In primavera si ragionava sulla riapertura autunnale delle scuole, raccomandando di potenziare i trasporti per non creare focolai a quattro ruote.

Ebbene, l’altro ieri la società che si occupa degli autobus romani ha pubblicato il bando per potenziare la sua flotta. Ma non potevano farlo a maggio, quel bando? No, non potevano. Altrimenti sarebbero stati svedesi.

E sorvolo sullo scandalo dei vaccini dell’influenza introvabili e delle code sovietiche per un tampone. Se ci richiuderemo in casa, non sarà solo perché il Covid è cattivo e noi indisciplinati, ma perché chi ci governa e amministra si è dimostrato incapace di farlo.

https://www.corriere.it/caffe-gramellini/20_ottobre_23/com-eravamo-1b518270-149f-11eb-945d-f4469a203703.shtml?refresh_ce

Questo post ha 4 commenti

Estratto da www.lavocedilucca.it/post.asp?id=82326
Stampa Post