Sami l’influencer

Massimo Gramellini - corriere.it

Quando Samuel Modiano fu rinchiuso in un campo di concentramento aveva tredici anni e sua sorella Lucia sedici. Ogni sera, finiti i turni da schiavo, Sami camminava lungo il filo spinato che separava il lager dei maschi da quello delle donne, nella speranza di incrociare lo sguardo di Lucia. Una volta vide uno scheletro con i capelli rasati che lo salutava e, pur senza riconoscerla, comprese che era lei. Allora tornò a trovarla con un regalo. Un tozzo di pane ammuffito, la sua cena, avvolto in uno straccio. Lo lanciò oltre il filo spinato, lei lo prese al volo e scomparve. Un attimo dopo ritornò e gli lanciò indietro lo straccio. Sami lo aprì e dentro trovò due tozzi di pane. Lucia morì qualche giorno dopo, il fratello sopravvisse e ora è un tozzo di pane di novant’anni che fin quando è stato possibile ha continuato ad andare nelle scuole per raccontare qualcosa di indicibile che taluni tendono a irridere, mettere in dubbio, dimenticare.

Ieri Sami ha fatto il vaccino ed è come se con lui si fosse vaccinato il Novecento. Dopo ciò che ha vissuto, se ne infischia della morte, ma non della memoria. E ogni anziano che muore di Covid è un tozzo di memoria che se ne va. Credo sia per questo che Sami ha offerto il suo braccio al vaccino. Per convincere le persone, in Indonesia vaccinano i giovani influencer. In Italia non mi viene in mente un influencer migliore di Samuel Modiano, classe 1930, unico sopravvissuto della sua famiglia al campo di Auschwitz-Birkenau.


https://www.corriere.it/caffe-gramellini/21_gennaio_19/sami-l-influencer-c20bf284-59ce-11eb-89c7-29891efac2a7.shtml

Estratto da www.lavocedilucca.it/post.asp?id=84066
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