• 10 commenti
  • 15/01/2024 11:12

Genocidio ? ...si, no , vabbè

Da la Stampa Gaza 100 giorni dopo, la città che non esiste più: le immagini dal drone Cento giorni dopo l'attacco di Hamas a Israele, il 7 ottobre 2023, decine di migliaia di palestinesi sono stati uccisi nella controffensiva scatenata dal governo israeliano. Le riprese aeree dei droni di Reuters, realizzate nei mesi scorsi, mostrano l'entità della distruzione a Gaza. Il 7 ottobre, i militanti di Hamas hanno devastato il sud di Israele, uccidendo 1.200 persone e prendendo in ostaggio 240 persone. Israele ha risposto distruggendo vaste aree di Gaza nel tentativo di annientare Hamas. Un totale di 23.843 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani nell'enclave dal 7 ottobre, ha dichiarato il ministero della salute di Gaza in un comunicato.

I commenti

Veramente assurdo. Facciamo ordine? Facciamolo. All'inizio dello scorso ottobre la Striscia di Gaza aveva un governo. Tale governo controllava la polizia, le forze armate, le scuole, la distribuzione di soldi e cibo, nonché centinaia di milioni l'anno di aiuti economici e militari provenienti da mezzo mondo. Il governo di Gaza, ogni tanto, lanciava missili su Israele ed Israele rispondeva distruggendo qualche punto da cui i missili erano lanciati. Spesso tale punto era una casa abitata da qualcuno, ma questo al governo di Gaza poco pareva importare. Il 7 ottobre il governo di Gaza ha deciso di scatenare la guerra contro Israele, ma non una guerra convenzionale, quella in cui si attaccano i militari, i mezzi, le basi e le infrastrutture energetiche o stradali. Nulla di tutto questo. La guerra del governo di Gaza è stata invece diretta verso l'eliminazione fisica, spesso dopo tortura e violenza, di civili, nonché verso il loro rapimento. In pratica un genocidio su piccola scala, prova generale evidente di quello che accadrebbe se il governo di Gaza una guerra contro Israele fosse in grado di vincerla sul serio e qui ricordiamo che solo grazie alle armi che gli USA danno ad Israele si evita un genocidio ai danni degli ebrei. Dopo un attacco del genere, che ha prodotto più di mille morti, Israele ha il pieno e totale diritto di DISTRUGGERE il governo di Hamas e di DISTRUGGERE tutte le infrastrutture che riterrà necessario. Facile qui ricordare come la Germania nazista abbia attaccato l'Unione Sovietica e come quest'ultima abbia reagito, prima difendendosi e poi entrando nel territorio tedesco, distruggendo tutte le città ed eliminando il governo di Hitler. A nessuno è mai venuto in mente di accusare l'Unione Sovietica di genocidio ed in verità tale accusa sarebbe risultata peggio che ridicola. I militari dell'Armata Rossa commisero certo dei crimini di guerra, in particolare lo stupro di massa di centinaia di migliaia di donne tedesche, ma un conto sono i crimini di guerra, mentre un altro conto è la possibilità di condurre una guerra totale a chi ti ha aggredito, possibilità che la CCCP aveva nel 1944 - 45, come oggi ce l'ha Israele. Concludendo ogni accusa di genocidio è insensata, semmai sarà da vedere se nel corso dell'azione bellica si saranno verificati crimini di guerra, tutto il resto, considerato cosa è successo il 7 ottobre, è semplicemente indecente.

Anonimo - 17/01/2024 03:23

Il Sudafrica fa queste pagliacciate in quanto è una nazione governata da una cricca di ladri, il peggiore dei quali era Zuma, amicone del delinquente e assassino Gheddafi. Con quale coraggio fanno prediche ad Israele non si sa!

Anonimo - 16/01/2024 23:15

L'eredità del colonialismo nel suo paese??? Ma non si vergogna??!?!? Il suo paese è il più ricco dell'Africa grazie certo al lavoro subordinato della popolazione nera durante l'apartheid, ma anche grazie al buon governo degli africani bianchi. Preferirebbe Ramaphosa essere stato colonizzato come il Congo o il Mozambico? Preferirebbe avere l'economia del Mozambico?? Farebbe bene a smettere di fare il pagliaccio e a rispettare chi il Sud Africa l'ha costruito!

Anonimo - 16/01/2024 23:04

?????

Anonimo - 16/01/2024 23:00

ISRAELE. LE POSSIBILI CONSEGUENZE DE UN’EVENTUALE CONDANNA ALLA CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA


In un contesto globale, dove la giustizia e la politica internazionale si intrecciano, emerge una questione controversa: Israele potrebbe essere condannato per genocidio. Il Sudafrica ha portato la questione davanti alla Corte Internazionale di Giustizia dell’ONU, accusando Israele di azioni che potrebbero essere classificate come genocidio contro i palestinesi. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, citando la dolorosa eredità del colonialismo nel suo paese, ha sottolineato una solidarietà ideale con il popolo palestinese. La denuncia si basa su un’analisi di 84 pagine che dettaglia gli atti e le omissioni di Israele, equiparandoli a genocidio secondo la definizione della Convenzione dell’ONU del 1948.
Questo sviluppo solleva questioni profonde sulla responsabilità internazionale e le alleanze politiche. In particolare il ruolo degli Stati Uniti, fornitore di armamenti a Israele, entra in un territorio etico controverso. La posizione americana, in particolare sotto l’amministrazione di Biden, potrebbe subire un impatto significativo a seconda dell’esito del caso.
Le implicazioni di una condanna vanno ben oltre le aule di giustizia. A livello psicologico e culturale un tale risultato potrebbe scuotere l’autopercezione dell’occidente come baluardo di moralità e giustizia. Potrebbe inoltre portare a un cambiamento nella percezione pubblica di Israele, con possibili conseguenze legali.
Economicamente e politicamente, le ripercussioni potrebbero essere vaste. L’Ue e altri alleati potrebbero dover riconsiderare le loro relazioni commerciali e diplomatiche con Israele. Movimenti di protesta e oppositori politici potrebbero trovare nuova linfa in una condanna ufficiale. Infine si pone la questione di come reagirebbero le varie amministrazioni statunitensi, sia quella attuale di Biden sia una futura, forse sotto Trump. Le loro azioni potrebbero variare da una cautela diplomatica a mosse più drastiche come sanzioni o ritiri di fondi.
La possibilità di una condanna di Israele per genocidio apre un vaso di Pandora di questioni legali, morali ed etiche, i cui esiti potrebbero riscrivere le regole della diplomazia e della giustizia internazionale.

https://www.notiziegeopolitiche.net/israele-le-possibili-conseguenze-de-uneventuale-condanna-alla-corte-internazionale-di-giustizia/

zion - 16/01/2024 17:41

Raffaele Aversa, Giovanni Frignani.
Sono due ufficiali dei Reali Carabinieri che arrestano Mussolini.
Finiranno uccisi alle Fosse Ardeatine.
Ma i comunisti responsabili della strage non li ricordano mai.
Per loro è fin troppo facile denigrare.
Cancellare, sottacere.
Vergogna.

Anonimo - 16/01/2024 12:56

Il PCI e la strage delle Fosse Ardeatine


È del tutto naturale e giusto ricordare le tragedie del passato, dare alle stesse un meritato risalto; appartengono alla nostra storia e per questo debbono trovare la loro collocazione nella memoria collettiva di un popolo.
È, al contrario, indecente il protrarsi dello sfruttamento propagandistico, ciò che significa – sempre, senza eccezioni – manipolazione della verità, attraverso mistificazioni o racconti parziali.
Ricordando la tragedia delle Fosse Ardeatine, il presidente del Consiglio ha commentato con la frase “Uccisi perché italiani”, scatenando l’anpi e le opposizioni le quali hanno replicato : “Vittime italiane perché antifasciste”.
Antifasciste ma anche anti-pci
A cadere sotto i colpi alla nuca sparati da ufficiali e soldati tedeschi agli ordini del maggiore Kappler furono i vertici dei gruppi della resistenza non comunista, tra cui i militari monarchici del colonnello Montezemolo, quelli del Partito d’azione e di Giustizia e libertà, un gruppo di socialisti e diversi membri di Bandiera Rossa, un’organizzazione avversata dal partito comunista e che contava, al proprio interno, marxisti eretici, anarchici e anche anticomunisti, addirittura accusata dall’Unità clandestina, pochi giorni prima dell’attentato, di essere “strumenti al servizio di Goebbels”.
Neanche un appartenente al partito comunista fu ucciso alle Fosse Ardeatine.
Ideata e realizzata dai GAP con lo scopo, velleitario e pretestuoso, d’innescare l’insurrezione nella capitale e preceduta da uno stillicidio di altri attentati mortali, la strage, ovviamente, determinò la feroce reazione tedesca.
Ciò che infatti volevano Rosario Bentivegna, Franco Calamandrei, Carla Capponi e soci; sacrificare appartenenti a forze concorrenti in favore degli interessi del PCI, in un riposizionamento all’interno del fronte antifascista.
E creare martiri su cui innestare una speculazione politica da cui, anche nell’anno di grazia 2023, in piena continuità rispetto al passato, gli eredi del PCI stanno ancora a raccogliere i frutti.
Nessuno degli attentatori si costituì, anche nell’imminenza della sanguinosa rappresaglia, per salvare la vita di tanti innocenti.
“La sera dopo la strage di via Rasella – scrive Piero Buscaroli in “Dalla Parte dei vinti” – quegli eroi scappati e trionfanti sopra il carnaio ammucchiato dei Sud-tirolesi, furono ospiti nella casa di un signor Massimo De Massimi, loro amico, che sospettava o era stato informato e domandò a uno dei gappisti: “Siete stati voi ?” ricevendo, come risposta, un bel sorriso “Sì, vuoi denunciarci ?” “Non si tratta di denunce, la cosa non finirà qui. Ci sarà una rappresaglia sanguinosa…” “À la guerre comme à la guerre” tuonò l’eroe, e l’altro “Vite umane saranno sacrificate per voi, innocenti saranno uccisi. Perché non dimostrate il vostro coraggio costituendovi ? Non potrete mai vantarvi d’una simile azione fin che vivrete…”; si prese così il disprezzo dell’eroe: “Retorica, sentimentalismo, sono un marxista, caro mio, e come tale devo conservare la mia vita per la causa, quella degli altri conta fino ad un certo punto”.
Eccovi codificato lo stile “resistenza” marca PCI.

Lionheart - 16/01/2024 09:49

Rappresaglia come facevano i tedeschi e li criticavano.Ci rimettono i civili e basta .
Ma tanto nessuna risoluzione ONU viene ascoltata da cotesti.

Io - 16/01/2024 09:34

Questa invece è guerra e non genocidio.

anonimo - 16/01/2024 01:02

La rappresaglia in guerra è sempre esistita ma Israele pareva non aspettare altro, e si è rivelato prontissimo. A me sembrano due popoli che hanno una voglia matta di fare la guerra, oggi chi attacca è l'uno oggi è l'altro. A me in assoluta onestà dispiace solo per i civili: da un punto di vista di "Stati/nazioni/governi/etnie/religioni" Israele e Palestina mi sembrano entrambi ugualmente guerrafondai e li ritengo, alterantisi nel ruolo di vittima e carnefice, entrambi ugualmente colpevoli di questa situazione.

anonimo - 15/01/2024 19:54

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