PRIMO “FOCUS” SULLA MOSTRA PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA
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Ho conosciuto Mario Rocchi quando entrai al Circolo del cinema e da lì il rapporto con lui si fece sempre più vivo e più intenso nel tempo. Quando ci si incontrava scattava istintivamente il desiderio di giocare con le battute, le provocazioni, con il pensiero. Erano giochi dialettici divertenti, che diventavano anche conflitti, soprattutto dopo la visione di un film o discutendo di politica.
Mario era un anarchico di sinistra. Anarchico, perché il sentimento superava talvolta la riflessione; di Sinistra, perché era decisamente contro il Potere. Potevo essere durissimo con lui come lui lo era con me, ma il rapporto non si è mai guastato, anzi si è rafforzato nel tempo.
Mario non aveva maschere, era diretto di fronte a tutti, non aveva peli sulla lingua. Ed era privo di narcisismo, non tanto per umiltà, ma perché si sentiva uomo tra gli altri, godeva la vita come un regalo meraviglioso, ma sapeva che in ogni momento poteva chiudersi . Infatti non ha voluto il funerale, non ha voluto che la sua bara rimanesse aperta, che il Rocchi fosse visto da morto, senza più la sua energia, la sua vitalità. Ma Tiziana, sua figlia, ha avuto una bellissima idea: ha ricoperta la bara delle sue foto nel tempo: da giovanissimo, misteriosamente attraente, fino ai nostri tempi, come se ci dicesse ‘Mario non è la bara era-è la sua vita: spumeggiante’.
Cosa invece voleva? La libertà, l’intensità, la creazione, il piacere dell’incontro. Ha viaggiato anche avventurosamente, ha scritto decine di libri, ha visto migliaia di film e di mostre, ha letto centinaia e centinaia di libri, ha amato, discusso, raccontato, anche e soprattutto le cosiddette “barzellette sporche” . E divertiva e si divertiva da attore di strada. Memorabili gli aneddoti di lui come insegnante. Per chi lo ha avuto a scuola un ricordo “indimenticabile”.
“Una vita felice” ha sintetizzato felicemente la sua nipotina
Era senza difetti? Ma certo che ne aveva, ma di questo dovremmo ragionare leggendo la sua vasta e poliedrica opera. Perché Mario Rocchi è (stato) un artista, cioè un creatore. Era un narratore nato con una innata facilità e rapidità di scrittura. Sapeva raccontare sia creando spessore psicologico nei personaggi che nel flusso avvincente e introspettivo della storia. Storie dove desiderio sessuale e passione viscerale avevano come contraltare, soprattutto negli ultimi romanzi, la solitudine e la presenza viva della morte. E questa facilità di raccontare la riversava anche nella critica, soprattutto in quella che meglio di lui conosco, la critica cinematografica. Ed era molto versatile. Non solo docente, scrittore, critico d’arte e di cinema, ma giornalista della Nazione, polemista, blogger, e infine poeta. Ci sono poche poesie pubbliche, ma in quelle vive la grandezza di senso, di spazio, di musicalità. Ascoltate e vedete su You tube “Il cinema secondo Mario Rocchi”, (realizzata da Simone Bigongiari), una straordinaria ode scritta e narrata dalla voce di Mario. Lì dentro c’è il Mario Rocchi più intimo, più grande.
Gianni Quilici
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