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  • 21/09/2025 20:35

Psichiatria, ecco la classifica delle cure in Italia

La salute mentale degli italiani peggiora ma le risposte della sanità pubblica continuano a essere insufficienti o parziali. E soprattutto fortemente differenziate tra le Regioni. Qualche segnale di miglioramento, molte le discese. Con le sole due province autonome di Bolzano e Trento che confermano le posizioni di vertice registrate un anno fa. Mentre in coda alla classifica scivolano la Campania che passa dal nono al 20° posto e le Marche che si piazzano ultime dal 15° posto. Terz’ultimo si conferma il Piemonte. La Lombardia galleggia al 12° posto mentre Veneto e Lazio precipitano rispettivamente al 16° posto e al 17° posto. La graduatoria Siep A stilare la graduatoria aggiornata su dati 2023 è la Siep, Società italiana di epidemiologia psichiatrica, sulla base di un indice composto da 14 parametri, tra quelli a impatto positivo - come posti letto, dotazione di personale dei Dipartimenti di salute mentale (Dsm), continuità assistenziale, costo pro capite e prestazioni per utente - e quelli a impatto negativo come accessi al Pronto soccorso, durata dei ricoveri e un alto tasso di trattamenti sanitari obbligatori (Tso). Un indicatore “bifronte”, quest’ultimo, particolarmente elevato in Umbria sul cui ranking in peggioramento incide, ma fin troppo basso in Calabria e in Campania dove denota mancanza di personale e scarsa accessibilità dei servizi. «A fare la differenza nelle posizioni di vertice - sottolinea il presidente Siep Fabrizio Starace - sono una presenza di personale di gran lunga superiore alla media nazionale, una continuità assistenziale efficace e un basso tasso di ospedalizzazione psichiatrica. Bolzano, ad esempio, registra uno dei tassi più bassi di Tso, mentre le Marche segnalano una combinazione di risorse insufficienti e carenze organizzative». Se il costo pro capite riflette l’importanza dell’investimento su ospedale e territorio, conta anche l’efficienza della spesa: «Realtà con un costo medio ma ben allocato, come Bolzano, ottengono risultati superiori rispetto a quelle con spese più alte ma poco mirate», avvisa ancora Starace. D’altro canto, la continuità assistenziale misurata come la quantità di pazienti che ricevono una visita psichiatrica a due settimane dalla dimissione, è anch’essa un indicatore-chiave per mantenere il contatto con i pazienti ed evitare le ricadute. Basti pensare che nel Regno Unito è di 72 ore il limite entro cui effettuare una visita post dimissioni. La classifica delle cure psichiatriche nelle Regioni Chi sale Si registrano anche balzi in avanti: la Sicilia passa dal 18mo all’8° posto mentre la Sardegna guadagna 9 posizioni passando dal 20mo all’11mo posto. «Progressi – aggiunge Starace – che si potrebbero attribuire a una maggiore erogazione di prestazioni ambulatoriali e a un calo delle ospedalizzazioni, aspetti che indicano un miglioramento nella gestione territoriale dei pazienti psichiatrici e anche una risposta più completa ai monitoraggi». Tra le posizioni di vertice più dinamiche, la Valle d’Aosta (salita alla terza dalla quinta posizione) e la Liguria oggi al quarto posto. Merito, nel primo caso, dei progressi nell’accessibilità ai servizi e nella riduzione delle giornate di degenza. Mentre la Liguria è più virtuosa grazie alla riduzione dei Tso e all’aumento delle prestazioni per singolo utente. Chi scende Perdono invece terreno Friuli Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, oggi al 5° e 6° posto: se continuano a distinguersi per un’alta dotazione di personale e un’elevata continuità assistenziale, scontano però la pressione sugli ospedali. Un fattore che è tra i più decisivi, sottolinea infine Starace: «Il successo di un sistema regionale dipende da un equilibrio tra risorse adeguate, continuità assistenziale e riduzione della pressione sugli ospedali. Al contrario, le inefficienze, come degenze prolungate o un’elevata dipendenza dal pronto soccorso, penalizzano significativamente le performance». In sintesi, è la conclusione del focus Siep, il miglioramento del ranking regionale richiede interventi mirati per potenziare le risorse umane, ottimizzare i costi e garantire una continuità assistenziale efficace, riducendo al contempo le inefficienze strutturali e organizzative.

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