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  • 07/01/2026 18:54

Petrolio, democrazia e interessi che si fingono ideali

C’è una costante che attraversa decenni di politica internazionale e che ormai molti fanno fatica a ignorare. Ogni volta che si parla di interventi occidentali, di pressioni diplomatiche o di improvvise urgenze morali, il copione sembra ripetersi con una precisione quasi matematica. Cambiano gli anni, cambiano i governi, cambiano i volti dei leader, ma il contesto resta sorprendentemente simile. Il linguaggio è sempre nobile: diritti umani, libertà, stabilità, democrazia. Parole che suonano bene, che rassicurano l’opinione pubblica e danno una cornice etica a decisioni molto pesanti. Poi però si osserva dove queste parole vengono pronunciate con più forza e dove, invece, restano sussurrate o completamente assenti. Ed è lì che nasce il dubbio. https://fai.informazione.news/ Alcuni Paesi diventano improvvisamente un problema globale, altri restano per anni fuori dai radar nonostante situazioni interne altrettanto gravi, se non peggiori. La differenza raramente sta nel grado di libertà dei cittadini. Più spesso sta sotto terra. Risorse strategiche, energia, petrolio. Elementi che non fanno notizia quanto i discorsi sulla democrazia, ma che muovono davvero gli equilibri del mondo. Questo non significa negare l’esistenza di regimi autoritari o di violazioni reali. Significa però riconoscere che l’indignazione internazionale non è distribuita in modo equo. È selettiva, interessata, spesso conveniente. La democrazia diventa così una bandiera da sventolare quando serve e da ripiegare con cura quando disturba affari, alleanze o forniture energetiche. Il risultato è una crescente sfiducia. Sempre più persone non mettono in discussione i problemi dei Paesi sotto accusa, ma il tempismo e le motivazioni di chi accusa. Quando gli interessi economici coincidono troppo spesso con le grandi campagne morali, parlare di puro altruismo diventa difficile senza arrossire. Forse non esistono buoni assoluti né cattivi assoluti nella geopolitica. Esistono interessi, potere e narrazioni costruite per renderli accettabili. E finché certe coincidenze continueranno a ripetersi, sarà legittimo chiedersi se la democrazia venga davvero esportata o semplicemente usata come un’etichetta elegante su decisioni molto più materiali.

I commenti

Ringrazio la Meloni per aver abbassato, o meglio, aumentato il disel nei confronti della benzina! Mai successo nella storia!
Complimenti!

Anonimo - 08/01/2026 07:57

Continuare a ripetere tesi vetero terzomondiste, anticapitaliste e antioccidentali, oltre che ridicolo rappresenta uno strumento del tutto inadeguato ad affrontare il trumpismo. Partiamo dal fatto che tutte le potenze mondiali e non solo il cosiddetto "occidente" hanno sempre soggiogato popoli e nazioni per acquisire le risorse naturali. Lo hanno sempre fatto l'impero cinese, quello giapponese e quello russo. Per farlo hanno sterminato altri popoli, siano essi i tibetani, gli Ainu, i tatari di Crimea o varie etnie siberiane. Questo accade ancora oggi, per cui, mentre voi state lì a piagnucolare sugli occidentali cattivi, i cinesi fanno il loro porci comodi in Africa o in Tibet, mentre i russi fanno pulizia etnica degli ucraini nei territori occupati. Oggi il grande business cui tutti tendono si chiama AI e per far girare i nodi informatici dell'infernale baraccone dell'AI, in barba al riscaldamento globale, occorreranno enormi quantità di energia elettrica. Ecco dunque che l'assassino che ha preso il potere negli USA cerca di acquisire il petrolio del Venezuela, che in caso contrario sarebbe stato appannaggio della Cina. Lo stesso Trump cerca di prendersi la Groenlandia, azione in se stessa assurda, perché anche lì ci sono risorse naturali. Unico modo per evitare che il mondo si trasformi nella competizione violenta tra tre imperi mafiosi e totalitari è rafforzare le democrazie europee, le quali sono oggi minacciate dagli USA di Trump, come lo sono dalla Russia di Putin. Se vedete solo gli USA di Trump e se pensate le democrazie europee come parte del problema e non come unico reale antidoto, allora siete parte di una tragedia cui non riuscirete ad opporvi. Le prossime battaglie si svolgeranno, prima di tutto in Ucraina. fronte su cui l'aggressione di un impero comandato da uomo in pessime condizioni mentali come Putin deve essere fermata con le armi. Poi ci sarà la partita, che si annuncia tragica, delle prossime presidenziali francesi, dove potrebbero opporsi due populismi, uno post fascista, della Le Pen e uno post comunista di Melenchon. Chiunque vinca sarà una tragedia per il mondo, essendo oggi la Francia una delle due sole democrazie vere tra le potenze militari e nucleari. La terza battaglia è in Groenlandia, dove le potenze democratiche dovranno essere chiare con Trump e chiarire a lui e alla sua cricca che fare atti inconsulti costerebbe molto più caro che venire a patti. Poi, si spera, ci saranno libere e democratiche elezioni per il presidente USA; questo non è scontato con le squadracce trumpiane, mascherate da polizia anti immigrati, che girano sul territorio USA e che se ne sbattono della Costituzione. Vediamo intanto quale sarà l'esito delle elezioni di medio termine del prossimo novembre... se fossero oggi i repubblicani trumpizzati le perderebbero, ma sono tra circa dieci mesi.

Anonimo - 08/01/2026 03:01

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