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  • 12/01/2026 21:58

I marò italiani, una storia che non si è spenta e la vita dopo il caso

La vicenda dei marò italiani è una di quelle storie che il tempo non ha cancellato, anche se dal punto di vista giudiziario è ormai chiusa. Tutto comincia nel febbraio 2012, quando due fucilieri di Marina, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, impegnati in una missione antipirateria a bordo della nave Enrica Lexie, aprono il fuoco contro un peschereccio al largo delle coste dell’India, convinti di trovarsi di fronte a un attacco piratesco. In quell’episodio muoiono due pescatori indiani e da lì si apre una delle crisi diplomatiche più lunghe e complesse della storia recente italiana. Per anni Latorre e Girone diventano il simbolo di una contesa senza fine tra Italia e India: arresti, restrizioni alla libertà personale, rinvii continui, polemiche politiche, prese di posizione accese e un clima di incertezza che segna profondamente le loro vite. Il nodo centrale è sempre lo stesso: chi deve giudicarli e con quale diritto. La risposta arriverà solo molto tempo dopo, attraverso un arbitrato internazionale che riconoscerà l’immunità funzionale dei due militari per gli atti compiuti durante il servizio. Nel 2022 anche la magistratura italiana archivia definitivamente il procedimento, chiudendo il capitolo giudiziario della vicenda. Sul fronte indiano, la chiusura arriva con un risarcimento alle famiglie delle vittime. Da quel momento, almeno sul piano legale, la storia dei marò può dirsi conclusa. Ma cosa fanno oggi i due protagonisti di questa lunga odissea? Entrambi hanno lasciato alle spalle l’uniforme e vivono una vita lontana dai riflettori, anche se il peso di quegli anni non è sparito. Massimiliano Latorre ha scelto di raccontare pubblicamente la propria esperienza, parlando senza filtri delle conseguenze psicologiche, della solitudine e della sensazione di essere rimasto troppo spesso sospeso tra diplomazia e politica. Ha anche intrapreso un’azione civile contro lo Stato italiano, chiedendo un risarcimento per i danni subiti durante quella lunga permanenza forzata all’estero e per le condizioni di salute compromesse in quegli anni. Salvatore Girone, invece, mantiene un profilo più riservato. Partecipa raramente a eventi pubblici e ha preferito ricostruirsi una quotidianità normale, lontano dalle aule dei tribunali e dalle telecamere. Anche per lui, però, la vicenda resta una ferita aperta, un capitolo che ha segnato in modo profondo la vita personale e professionale. Oggi i marò non sono più imputati, non hanno vincoli giudiziari e non rischiano alcun processo. Restano però una storia che divide ancora l’opinione pubblica, tra chi li considera militari che hanno agito in buona fede e chi continua a ricordare le vittime di quella tragica notte in mare. Una vicenda finita sulla carta, ma che nella memoria collettiva continua a pesare, come succede alle storie che hanno superato i confini della cronaca per entrare nella coscienza di un Paese.

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