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  • 21/07/2026 11:44

Caro Travaglio, ripassati gli insegnamenti

Caro Travaglio, ripassati gli insegnamenti di quello che sbandieri come tuo maestro, anche se credo che sia un esercizio inutile avendo, probabilmente, venduto la tua penna al miglior offerente. Per aiutarti ti riporto un suo articolo - che ho preso dal corriere di oggi - che dovrebbe ricordarti quell'etica che il grande Montanelli ha cercato di insegnarti (con scarso successo direi).

segue articolo



«Cara Elena, chi scrive deve sentirsi al servizio dei propri lettori»

di Indro Montanelli.


Il 30 aprile 1997 Indro Montanelli nella sua «Stanza» rispose a una studentessa di Filosofia, Elena, che era rimasta colpita dall’analisi che fece il filosofo tedesco del XVIII secolo Johann Georg Hamann del rapporto scrittore-lettore:

Cara Elena, ti confesso che non so nulla di Hamann; e, se le sue tesi sono quelle che tu hai esposto, non ho nessuna voglia di saperne di più. Non avertene a male; ma questa querelle sul rapporto scrittore-lettore è molto più vecchia di Hamann, e ormai è passata in giudicato.

Che lo scrittore, di qualunque cosa scriva, cerchi di «catturare» il lettore e di renderlo partecipe non solo delle proprie idee, ma anche dei propri sentimenti e risentimenti, non aspettavamo Hamann per esserne convinti. È così da sempre, e da sempre questo è il motivo per il quale uno scrittore scrive. Ciò che distingue scrittore da scrittore e crea fra di essi una scala di valori, è il modo in cui questa ambizione viene perseguita. Io non ho la pretesa di esporre delle teorie sul piano filosofico come immagino che faccia Hamann che essendo — da quello che mi sembra di capire — un professore ha i titoli per farlo. Io sono soltanto un mestierante. Ma un mestierante che, esercitando il suo mestiere da oltre 65 anni, è probabile che alcune cose le abbia capite. Lascia che te ne spieghi qualcuna, tra le più semplici.

La prima cosa da conquistare come condizione di tutte le altre conquiste è la fiducia del lettore (sto parlando naturalmente dei cosiddetti mass-media, non di letteratura, poesia, eccetera dove vigono altre regole). E questa conquista la si fa non ricorrendo mai ai falsi, che prima o poi vengono scoperti, e da quel momento è meglio cambiar mestiere. L’idea di conquistare il lettore con le montature sensazionalistiche dei fatti può funzionare sulla breve distanza. Su quella lunga, procura solo discredito. Sia chiaro che, quando si deve riferire su un fatto mentre accade, si può cadere in qualche inesattezza. Niente paura. Se, appena te ne accorgi, lo riconosci pubblicamente e ne chiedi scusa al lettore, questi ti perdona.

Seconda regola. Parlare al lettore nella sua semplice lingua, non in quella sussiegosa dell’Accademia, peste e dannazione di una cultura come quella nostra che per questo non è mai riuscita a diffondersi come sarebbe stato suo primo dovere di fare. Noi dobbiamo essere e restare al servizio del lettore, e in senso non astratto, ma concreto in quanto è lui che ci mantiene comprando i nostri giornali e libri. Ciò non vuol dire secondarne gli errori, o almeno quelli che a noi sembrano tali. Significa soltanto cercar di correggere l’errore senza mancare di rispetto a chi lo commette.

Terza regola, un po’ ruffianesca. Nel resoconto di un avvenimento, non far sentire al lettore l’opinione che te ne sei fatto. Che te ne sia fatta qualcuna, è inevitabile; e chi lo nega, o e un imbecille, o è un bugiardo. Ma non si può né si deve imporla al lettore; bisogna lasciargliela suggerire dai fatti secondo il modo in cui gli si raccontano. I fatti vanno raccontati tutti: chi ne censura qualcuno è un disonesto che come tale prima o poi viene smascherato. Ma anche facendolo col massimo scrupolo, e perfino usando le stesse parole, si possono dire cose diverse, e anzi opposte.

Per esempio, se io dico di qualcuno: «È una grande canaglia, ma molto intelligente», dico che la sua intelligenza fa premio sulla canaglieria e quindi ne do un giudizio in fondo positivo. Se dico: «È intelligente, ma una grande canaglia», ne do un giudizio negativo. Ecco: questa scelta dell’ordine dei fattori è l’unico arbitrio che noi «comunicatori» possiamo consentirci nei nostri resoconti su uomini e fatti. Spero, cara Elena, di non averti, con queste chiacchiere, deluso.

Comunque, porgi le mie scuse al professor Hamann.

Indro Montanelli

30 aprile 1997

I commenti

Dovrebbe sapere che travaglio ha l'unico giornale che non prende soldi dallo stato, non se i giornali da cui lei si informa fanno altrettanto, travaglio non si è mai dichiarato di sx, anzi qualche suo collega lo definisce più di dx, ma essere di dx non vuol dire avere il prosciutto sugli occhi o comportarsi da ultrà, perché se leggesse il.fatto, si renderebbe conto che spesso ci sono articoli molto critici anche verso l'opposizione, cosa che sui giornali vicini o con proprietari di cdx, succede mai..e visto che porta come esempio montanelli si vada a vedere chi lo fece fuori dal giornale da lui diretto, ma lo sa che montanelli al tempo del fascismo usufrui del madamato? Sa cosa era? Per carità errori di gioventù, ma grave, Io non lo porterei come esempio.

Anonimo - 21/07/2026 16:34

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