CONFINDUSTRIA TOSCANA NORD: All'insegna della stabilità la produzione industriale di Lucca
Sostanzialmente stabile, a ...

Sostanzialmente stabile, a quota +0,3%, la produzione industriale
manifatturiera di Lucca, Pistoia e Prato nel 2° trimestre di quest'anno
nel confronto con lo stesso periodo del 2025: è quanto emerge dalle
rilevazioni del Centro studi di Confindustria Toscana Nord. Fra i
settori presenti trasversalmente nelle tre province, le prestazioni
migliori appartengono alla meccanica (+1,7%), mentre sono in negativo
chimica-plastica (-0,3%), macchine-elettromeccanica (-1,1%)
e soprattutto moda (-2,6) e metallurgia-prodotti in metallo (-4,6).
Molto diversificati i risultati degli altri settori, caratterizzati da
forte specializzazione territoriale.
"I risultati
che emergono dalle nostre rilevazioni su base locale sono in linea con
quelli nazionali, a quota +0,2% - commenta la presidente di
Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Niente
di nuovo, quindi, in uno scenario stagnante che non rassicura e che
presenta scarse prospettive di cambiamento positivo anche per il
trimestre in corso. Non si vede la fine delle guerre scoppiate negli
ultimi anni e mesi, con tutte le conseguenze che soprattutto
il conflitto con l'Iran comporta sui costi di petrolio e gas; per
l'industria aumenta la bolletta energetica e diminuiscono le opportunità
di collocare i propri prodotti su mercati generalmente fiacchi e
penalizzati da un tasso di inflazione di entità ormai significativa;
inevitabile il rallentamento degli investimenti, nonostante tassi di
interesse che, per quanto in lieve aumento, rimangono abbordabili.
Stenta anche l'export, nonostante l'apprezzamento del dollaro che in
teoria sarebbe positivo per i prodotti UE. Territori manifatturieri come
quelli di Confindustria Toscana Nord riescono a tenersi a galla, con
fatica, solo grazie a un impegno delle imprese particolarmente forte e
determinato. Un impegno che
sono certa non mancherà nemmeno nel prossimo futuro, ma che meriterebbe
maggiore attenzione attraverso una politica industriale altrettanto
forte ed efficace, di cui si colgono alcuni tratti ma non quella visione
organica e incisiva che occorrerebbe. Questo
vale per la politica nazionale e locale ma anche e forse soprattutto
per le istituzioni europee, la cui disattenzione nei confronti delle
esigenze della manifattura sta creando problemi sempre più seri: la
normativa sugli imballaggi, ad esempio, che sta entrando in vigore e
presenta numerose criticità. Altro esempio il sistema ETS, da
ridiscutere radicalmente se non da eliminare, in un momento in cui
l'energia è un tema centrale per la competitività delle imprese. Questo
per tacere delle infinite rigidità e della propensione alla
burocratizzazione generate dalle normative UE. Con queste zavorre
l'industria europea arranca e continua a perdere terreno rispetto ai
suoi concorrenti, prima fra tutti la Cina che, già di per sé favorita
dallo sviluppo tecnologico che ha reso indispensabili i suoi
semiconduttori, continua la sua corsa nella produzione industriale e
soprattutto nell'export. Rispetto alla Cina è fondamentale il principio
di reciprocità, sul quale l'Europa è chiamata direttamente in causa.
Fare industria sta diventando sempre più difficile, anche per scelte
strategiche autolesioniste." (ulteriori commenti della presidente sulla situazione di Prato in calce al comunicato)
Commenti sui risultati a livello provinciale
Lucca
"La
produzione manifatturiera lucchese è rimasta nel 2° trimestre quasi
invariata rispetto allo stesso periodo del 2025, ma comunque con un
minimo segno positivo - commenta il vicepresidente di Confindustria
Toscana Nord Tiziano Pieretti -. Il +0,6% del totale
scaturisce dalla sommatoria di settori con prestazioni molto diverse
fra loro. Se nautica e meccanica riescono a sostenere i volumi
produttivi, trovando supporto soprattutto nel mercato nazionale,
dall'altro lato settori industriali di base e di consumo tradizionale
(moda, carta, metallurgia, chimica) evidenziano un certo affaticamento,
penalizzati da una dinamica degli ordini, specialmente esteri, in
contrazione. Nello specifico, molto bene la nautica con un +6,4% che,
dopo un 1° trimestre più fiacco, la riporta all'elevata crescita che la
caratterizza da tempo. Di nuovo positive, a quota +1,4%, le macchine per
la carta, mentre la carta stessa è sostanzialmente
stabile (-0,1%). Tutti gli altri settori manifatturieri portano un segno
meno con diverso grado di accentuazione, dai contenuti -0,4% del
lapideo e -0,9% dell'alimentare ai più consistenti -1,7% della
chimica-plastica, -3,9% della metallurgia-prodotti in metallo e -5,9%
della moda, essenzialmente calzaturiero e abbigliamento. Il quadro
generale può dirsi rassicurante, con i pilastri del manifatturiero
locale che stanno reggendo bene l'urto di questo momento storico così
complesso: la forte attenzione posta all'innovazione, all'ottimizzazione
dei consumi energetici - che comunque con i loro costi elevati
rimangono una criticità importante - e alle buone pratiche nello
sviluppo delle competenze stanno mostrando i loro effetti benefici. Ma
anche Lucca non sfugge alle preoccupazioni per un contesto
internazionale destabilizzato e complessivamente sfavorevole a consumi e
investimenti."
Pistoia
"A livello
aggregato, il totale dell'industria manifatturiera pistoiese nel secondo
trimestre del 2026 registra un trend positivo, con una crescita
tendenziale della produzione del +2,4%; la spinta principale proviene
dal comparto materiali, chimica, plastica, che mette a segno un balzo
del +14,6% - osserva il vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Massimo Capecchi -.
Positive anche le performance produttive del tessile (+5,2%) e del
metalmeccanico (+3,4%); è da notare, tuttavia, che i risultati positivi
di questi settori sono determinati sostanzialmente dall'andamento di
alcune specifiche aziende piuttosto che a una crescita settoriale
diffusa. Un lieve aumento si rileva anche nella produzione della
trasformazione alimentare (+0,7%), con previsioni positive per il
probabile sviluppo della produzione a breve (+56 il saldo). Gli altri
comparti mostrano invece segno meno; la flessione più marcata si
registra nel cuoio e calzature (-5,1%), seguito dai settori mobile (che
comprende anche i materassi, -3,4%) e abbigliamento (-2,9%). In calo
anche carta, cartotecnica (-1,7%) e la voce aggregata degli altri
manifatturieri pistoiesi (-1,2%). In un quadro sostanzialmente
improntato alla stabilità, non sorprende la frenata del mercato interno, mitigato
dalla vitalità della domanda estera (+3,5%). Questo è un fatto positivo
per la provincia, che è da sempre fortemente orientata all'export. In
questo panorama, preoccupano i risultati negativi di tre comparti -
calzature, mobili e abbigliamento- decisamente radicati in aree
specifiche della provincia; alla loro industrializzazione le aziende
hanno da sempre concorso, e adesso è il momento di prevedere mirate
politiche pubbliche di sostegno."
Prato
"Prato ha chiuso il 2° trimestre con una diminuzione della produzione, rispetto allo stesso periodo 2025, del -1,9%, con un calo
nel tessile (-1,8%), nell'abbigliamento (-2,7%) e nella metalmeccanica
(-8,9%) - conclude la presidente di Confindustria Toscana Nord Fabia Romagnoli -. Le buone prestazioni (+4,3%) dell'aggregato degli
altri settori manifatturieri (chimica, plastica, mobili,
materassi, alimentare) non bastano a compensare i risultati negativi
delle specializzazioni maggiormente presenti nel territorio. Nel caso
specifico del tessile pratese il
confronto fra l'andamento della produzione nello stesso periodo - il 2°
trimestre - degli ultimi anni sugli anni rispettivamente precedenti
sembra avvalorare l'ipotesi di un progressivo avvicinamento al punto di stabilizzazione del sistema: dal -7,5% del 2024 si è passati al -2,5% del 2025 e alla contrazione più contenuta di questo 2026. Una lettura che non può certo dirsi soddisfacente,
dato che il nostro auspicio è di una ripresa significativa, ma tuttavia
un segnale di possibile relativa rassicurazione in un momento di
criticità generale per il manifatturiero italiano ed europeo. Il
tessile nazionale, peraltro, nello stesso 2° trimestre segna -3,3%
(stima), confermando una tendenza alla riduzione della produzione che in
maggiore o minore misura si manifesta dal 2022, per lo più con
risultati inferiori a quelli pratesi. Quella della moda, e di
conseguenza di Prato, è una situazione del tutto particolare che
richiede attenzioni altrettanto particolari: dalla disponibilità agevole
e continuativa di incentivi su fronti strategici come l'innovazione e
l'internazionalizzazione a condizioni infrastrutturali favorevoli
all'attività d'impresa."
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