E.CECCHINI: MANIFATTURA: RISPOSTE NEL MERITO
MANIFATTURA: RISPOSTE NEL ...

MANIFATTURA: RISPOSTE NEL MERITO
L’obiettivo di queste note non è alimentare polemiche, ma riportare la discussione sui fatti, sugli atti e sulle responsabilità, contribuendo a una maggiore consapevolezza procedurale rispetto alle sfide che il futuro della città ci impone.
A seguito dell’esito della procedura relativa alla Manifattura, ho letto diverse valutazioni fondate su informazioni parziali e, talvolta, utilizzate in chiave strumentale, senza entrare nel merito della proposta progettuale.
Ritengo pertanto utile fornire alcuni elementi di conoscenza sulla vicenda, per come l’ho vissuta nel mio ruolo di consigliere comunale delegato dal Sindaco, ruolo caratterizzato da funzioni di indirizzo e impulso politico, che non sostituisce gli uffici comunali e non comporta l’esercizio di poteri amministrativi o gestionali.
Nel corso del procedimento ho fornito al Sindaco gli aggiornamenti sull’evoluzione dell’iter e formulato suggerimenti sugli elementi emersi nelle diverse fasi istruttorie.
In questo ambito ho inoltre svolto un’attività di supporto alla definizione delle condizioni di fattibilità del progetto.
In particolare, ho condiviso con l’Ufficio Urbanistica la necessità di predisporre una variante al Piano Operativo finalizzata a disciplinare autonomamente le tre aree della Manifattura attraverso specifiche schede norma, così da semplificare la successiva fase autorizzativa e garantire un quadro regolatorio differenziato e coerente con le caratteristiche dei diversi comparti.
Ho contribuito alla definizione degli indirizzi di scopo, recepiti nella premessa del bando in coerenza con gli esiti della manifestazione di interesse, e ho formulato i criteri qualitativi di valutazione, a supporto della commissione, con l’obiettivo di valorizzare le specifiche finalità richieste dal progetto.
Nel corso del confronto tecnico-istituzionale ho infine suggerito di valutare l’utilizzo della procedura del Partenariato Pubblico Privato speciale, ritenendola potenzialmente più coerente con la complessità dell’intervento, con la natura vincolata del bene e con la necessità di prevedere forme di interazione tra pubblico e privato già nella fase di definizione progettuale.
Il progetto della Manifattura, infatti, non può essere considerato una semplice operazione immobiliare. Si tratta della rigenerazione di una parte significativa del centro storico, attraverso un mix di funzioni di interesse pubblico e sociale destinato a incidere sulle:
* politiche giovanili;
* produzione culturale;
* formazione musicale;
* rigenerazione urbana;
* attrattività della città.
Per questa ragione, a mio avviso, i parametri di scelta non possono essere esclusivamente quantitativi. Un intervento di questa natura richiede infatti una valutazione anche qualitativa, capace di considerare la qualità e la sostenibilità del progetto, la capacità dei soggetti proponenti e la possibilità di sviluppare, nella fase successiva, un rapporto di collaborazione strutturata con la pubblica amministrazione.
Per fare questo occorre innanzitutto avere un obiettivo chiaro e individuare soggetti capaci di realizzarlo in collaborazione con l’Amministrazione. Ritengo che questi presupposti, alla luce degli esiti della manifestazione di interesse, fossero presenti.
Nel corso dell’istruttoria, tuttavia, è stato acquisito un parere legale dagli avvocati incaricati del supporto alla procedura di PPP speciale, che ha orientato gli uffici competenti verso l’utilizzo della concessione di valorizzazione, presumibilmente per ragioni di prudenza e di tutela dell’Ente.
Per quanto di mia conoscenza, la scelta della concessione di valorizzazione risultava coerente con il quadro normativo vigente.
La formazione della commissione giudicatrice non rientrava nelle mie competenze. Mi sono tuttavia permesso, nell’ambito del mio ruolo, di suggerire che la sua composizione non fosse limitata esclusivamente a una scelta interna agli uffici, considerata la complessità e la particolare rilevanza del progetto.
Il 5 agosto, dopo un periodo di istruttoria particolarmente lungo, che aveva fatto ipotizzare l’emersione di alcune criticità, la dirigente dell’Ufficio Patrimonio, in qualità di presidente della commissione, mi ha comunicato, per cortesia istituzionale e prima della sottoscrizione del verbale, l’esito cui la commissione era pervenuta: l’inammissibilità della proposta per la presenza, nella documentazione presentata dai proponenti, di condizioni ritenute ostative rispetto ai requisiti previsti dalla procedura prescelta.
È importante, quindi, distinguere due piani.
La proposta non è stata esclusa sulla base di una valutazione negativa del progetto sotto il profilo qualitativo. Per quanto mi è stato riferito dalla presidente della commissione, gli elementi di merito della proposta risultavano ampiamente soddisfacenti.
L’esclusione è invece intervenuta in relazione alla presenza di condizioni contenute nella proposta che, secondo la valutazione della commissione, non risultavano compatibili con i requisiti formali e sostanziali previsti dalla disciplina procedurale adottata.
In altri termini, non si è arrivati a una valutazione comparativa del progetto nel merito.
È proprio questo l’aspetto che ritengo debba essere oggetto di una riflessione politica e amministrativa.
Un progetto di questa portata, potenzialmente strategico per il futuro della città, rischia infatti di essere fermato non dalla qualità della proposta progettuale, ma dall’inadeguatezza della cornice procedurale rispetto alla complessità dell’intervento.
Non si tratta, a mio avviso, di attribuire responsabilità personali, né di mettere in discussione il lavoro degli uffici, che hanno operato nell’ambito delle proprie competenze e sulla base degli indirizzi e degli strumenti ritenuti più cautelativi.
Si tratta piuttosto di interrogarsi sulla possibilità che una procedura individuata per ragioni di prudenza e tutela dell’Ente non sia risultata la più adatta a governare un intervento caratterizzato da una particolare complessità progettuale, funzionale e gestionale.
Alla luce del percorso istruttorio, degli esiti della manifestazione di interesse e dell’interesse pubblico sotteso al progetto, ritengo pertanto opportuno valutare, possibilmente attraverso una condivisione politica nell’interesse della città, l’eventuale possibilità di attivare una procedura di Partenariato Pubblico Privato, qualora ne ricorrano i presupposti normativi.
L’obiettivo non dovrebbe essere quello di riproporre semplicemente una procedura già conclusa, ma di verificare se esista una modalità diversa e più coerente con la natura dell’intervento, capace di valorizzare il progetto, tutelare l’interesse pubblico e consentire all’Amministrazione di accompagnare, insieme ai soggetti privati, il percorso di rigenerazione della Manifattura Tabacchi.
Perché la vera questione, oggi, non è stabilire chi abbia avuto ragione o torto.
La vera questione è capire se una procedura amministrativa debba essere considerata il punto di arrivo di un progetto oppure lo strumento attraverso il quale la pubblica amministrazione riesce a realizzarlo.
E, nel caso della Manifattura, credo che la città abbia il diritto di chiedersi se non sia ancora possibile trovare lo strumento giusto per non perdere un’opportunità che va ben oltre il valore immobiliare dell’area.Elvio Cecchini
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