Ancora Manifattura…..
Ancora Manifattura…..not ...

Ancora Manifattura…..
nota di Elvio Cecchini
MANIFATTURA: RISPOSTE NEL MERITO
Ho letto le dichiarazioni del consigliere Giannini sulla vicenda della Manifattura Sud.
Non intendo rispondere alle considerazioni personali, alle ironie o agli aggettivi utilizzati nei miei confronti. Preferisco rispondere nel merito, perché è proprio sul merito che credo debba essere riportata una discussione che riguarda un patrimonio importante della città e un progetto che, per dimensione e ambizioni, non può essere liquidato con la definizione di “bluff”.
Partiamo dai fatti.
1. Il mio ruolo non era quello di decidere
Sono stato consigliere comunale delegato dal Sindaco sulla Manifattura, con un ruolo di indirizzo e impulso politico.
Non ho mai esercitato competenze amministrative o gestionali sul procedimento, né ho sostituito gli uffici nelle loro funzioni.
Il mio ruolo è stato quello di contribuire alla definizione degli obiettivi, favorire il confronto tra le diverse competenze e accompagnare politicamente un percorso di particolare complessità.
È quindi singolare che oggi mi si attribuisca la responsabilità di decisioni che non rientravano nelle mie possibilità operative.
2. Non ho contestato il lavoro degli uffici
È stato scritto che sarei stato “in netto disaccordo con gli uffici tecnici del Comune”. Non è così.
Ho espresso una valutazione politica sulla scelta dello strumento procedurale, che è cosa diversa dal contestare il lavoro degli uffici.
Nel corso dell’istruttoria è stato acquisito un parere legale dagli avvocati incaricati del supporto alla procedura di PPP speciale e, sulla base di quel percorso, gli uffici hanno orientato la procedura verso la concessione di valorizzazione.
Una scelta che, per quanto mi consta, era conforme al quadro normativo e che non ho mai definito illegittima.
Il punto che pongo oggi è un altro: una procedura può essere formalmente corretta e, nello stesso tempo, rivelarsi non perfettamente adeguata alla complessità di un progetto.
È questa la riflessione che ritengo necessario fare.
3. Il progetto non è stato bocciato nel merito
Questo è il punto centrale.
Il 5 agosto mi è stato comunicato dalla presidente della commissione, prima della sottoscrizione del verbale, che la proposta era stata dichiarata inammissibile per la presenza di condizioni ritenute ostative rispetto ai requisiti della procedura adottata.
Per quanto mi è stato riferito, quindi, non si è arrivati a una valutazione del progetto nel merito.
Non è stato detto che il progetto fosse privo di qualità, né che non fosse interessante, né che non rispondesse agli obiettivi individuati dall’Amministrazione. Anzi il contrario, da quanto riferito la giuria ha preso atto della qualità del progetto!
La proposta non è stata semplicemente ammessa alla fase di valutazione.
Sono due cose molto diverse.
Per questo continuo a ritenere fuorviante parlare di “pochezza della sua consistenza” o di “bluff”.
Un progetto può essere escluso per ragioni procedurali senza che ciò dimostri automaticamente la sua inconsistenza progettuale, economica o culturale.
4. Le domande di Giannini sono legittime. Ma vanno rivolte ai soggetti competenti
Giannini pone alcune domande sulla composizione del raggruppamento, sulla permanenza dei soggetti coinvolti, sull’investimento previsto, sulla sostenibilità economica, sulla durata della concessione e sulle garanzie.
Sono questioni legittime.
Ma proprio per questo devono essere affrontate con atti, documenti e dati, non con supposizioni o pregiudizi.
Se il progetto fosse stato ammesso alla fase di valutazione, sarebbe stata verificata la sostenibilità economico-finanziaria, la capacità dei soggetti proponenti, la composizione del gruppo proponente, il piano delle funzioni e la capacità gestionale.
Questa verifica, però, non è arrivata alla fase conclusiva proprio perché la proposta è stata dichiarata inammissibile per ragioni legate alla procedura.
Non si può quindi utilizzare la mancata valutazione di merito come prova dell’inesistenza o dell’inconsistenza del progetto.
5. I 34 milioni non sono una cifra da usare come slogan
Anche la questione dell’investimento merita chiarezza.
Se nel corso della progettazione le stime economiche sono cambiate, ciò non dimostra automaticamente che il progetto sia diventato insostenibile.
Un intervento di recupero e rifunzionalizzazione di un complesso storico di queste dimensioni richiede necessariamente aggiornamenti delle stime, verifiche tecniche, adeguamenti funzionali e approfondimenti sul costo delle opere.
La domanda corretta non è quindi se il costo sia aumentato rispetto a una prima stima.
La domanda è:
il piano economico-finanziario è sostenibile rispetto alle funzioni previste, alla durata della concessione e alle condizioni economiche dell’operazione?
Questa è una verifica tecnica che deve essere fatta sugli atti e sui documenti del progetto, non attraverso dichiarazioni politiche.
6. Il vero tema è la sostenibilità del modello
Ed è proprio qui che la discussione sulla Manifattura deve diventare seria.
La Manifattura non può essere recuperata pensando esclusivamente alla valorizzazione immobiliare.
L’obiettivo è costruire un equilibrio tra funzioni culturali, formative, sociali, giovanili, ricettive e commerciali che renda possibile la sostenibilità economica dell’intervento senza snaturarne la finalità pubblica.
Questo era il senso del progetto.
E proprio per questo ho sostenuto che un Partenariato Pubblico Privato potesse essere uno strumento più coerente con la complessità dell’operazione: non per aggirare le regole, ma per costruire attraverso le regole una relazione più efficace tra interesse pubblico e capacità privata di investimento e gestione.
7. La vera domanda oggi non è “chi ha bluffato?”
La vera domanda è se, dopo l’esito della procedura, l’Amministrazione intenda considerare definitivamente chiusa questa opportunità oppure se voglia verificare se esistano ancora le condizioni per perseguire l’obiettivo originario attraverso uno strumento procedurale più adeguato.
Questa è la proposta che ho avanzato.
Non sto chiedendo di assegnare la Manifattura a qualcuno.
Non sto chiedendo di ignorare le regole.
Non sto chiedendo di saltare le procedure.
Sto chiedendo di verificare se esiste una procedura coerente con la complessità dell’intervento e con l’interesse pubblico che l’Amministrazione stessa ha individuato.
8. Una responsabilità politica ce l’abbiamo tutti
La Manifattura Sud non è patrimonio di una maggioranza, di un’opposizione o di un singolo consigliere.
È patrimonio della città.
Per questo penso che sarebbe un errore trasformare una vicenda amministrativa complessa in una guerra di dichiarazioni.
Il mio compito, per il ruolo che ho svolto, è stato quello di contribuire a costruire le condizioni perché un progetto di rigenerazione potesse prendere forma.
Gli uffici hanno svolto il loro compito.
La commissione ha svolto il proprio.
La proposta è stata dichiarata inammissibile.
Ora la politica deve interrogarsi su ciò che viene dopo.
E qui mi permetto di essere molto chiaro.
Se il progetto non era valido, lo si dimostri nel merito.
Se invece è stato fermato prima di poter essere valutato nel merito, allora la politica ha il dovere di chiedersi se non sia possibile trovare uno strumento diverso per perseguire l’interesse pubblico.
Per questo ritengo che, prima di archiviare definitivamente la vicenda, sia doveroso verificare la possibilità di un Partenariato Pubblico Privato, naturalmente qualora ne ricorrano i presupposti normativi.
Non per difendere me.
Non per difendere Polimea.
Ma per capire se Lucca debba rinunciare a priori alla rigenerazione della Manifattura oppure abbia ancora la possibilità di trasformare un procedimento concluso in una nuova opportunità.
Perché definire tutto questo un “bluff” è una scorciatoia e non è serio.
Il vero banco di prova è verificare se, nel rispetto delle regole, esista ancora un progetto capace di trasformare la Manifattura in una risorsa per la città.
È su questo che credo sia necessario confrontarsi.
Elvio CECCHINI
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