L’ASSESSORE SANTINI CONDANNATO ANCHE IN APPELLO NELLA CAUSA CONTRO RASPINI: LE SUE PAROLE FURONO DIFFAMATORIE



Lucca, 15 febbraio 2024 - Respinto pienamente, con condanna alle spese per Remo Santini, attuale assessore del Comune di Lucca e allora capogruppo di SiAmo Lucca e caposervizio de La Nazione di Viareggio, il ricorso da lui stesso presentato contro la sentenza di primo grado che aveva accordato un risarcimento nei confronti di Francesco Raspini, rappresentato dall’avvocato Lorenzo Nannipieri, allora assessore e oggi capogruppo all’opposizione del Partito Democratico,  condannando quindi Santini per aver diffuso e sostenuto notizie false e lesive nei confronti di Raspini.

L’appello ha oggi confermato completamente la sentenza di primo grado e ha confermato che nel suo ruolo di oppositore politico, Santini ha gettato discredito gratuito su Raspini, scegliendo di screditarlo a prescindere, senza neanche chiedere prima chiarimenti e decidendo invece di presentare come fatti certi quelli che erano solo illazioni. 


LA VICENDA. La sentenza si riferisce alla vicenda che a ottobre 2019 coinvolse direttamente Raspini, quando Remo Santini, sia per mezzo stampa, sia per mezzo di una conferenza stampa convocata in piazza San Frediano, sostenne che “[…] la Giunta è supina ed ai piedi dell’Assessore Raspini che addirittura si è fatto anche un addetto stampa personale. […] ci sembra anche che ci sia il tentativo di mischiare poteri…di mischiare poteri diversi della città […] Non è un caso che abbiamo parlato anche di quella che ritengo essere un’anomalia, cioè il fatto che chi cura la comunicazione per quanto riguarda la Fondazione Cassa di Risparmio sia la stessa persona che cura la comunicazione di Raspini. Ci sembrano esagerazioni e arroganze di cui la città non ha bisogno […]”. 

Espressioni ritenute lesive dell’onore e della reputazione di Raspini, poiché riportanti una notizia falsa, in quanto mai realmente accaduta, con portata diffamatoria, relativa all’inopportunità per un assessore comunale di dotarsi del medesimo addetto stampa della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, insinuando così un’indebita commistione “tra poteri diversi della città e cioè da un lato l’esecutivo comunale e dall’altro la Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca” e invitando la Fondazione Cassa di Risparmio a “prendere le distanze da questa situazione, al fine di evitare possibili strumentalizzazioni dell’ente”. 


LA SENTENZA DI APPELLO. In particolare, due sono i passaggi salienti della sentenza, che riportiamo. Il primo, quando il giudice scrive che il testimone chiamato da Remo Santini non aveva alcuna attendibilità in quanto “era in stretti rapporti con l’odierno appellante: i due si conoscevano da molti anni ed erano dipendenti presso la stessa testata giornalistica (La Nazione) ove per molto tempo la testimone, in qualità di collaboratrice, era stata gerarchicamente sotto-ordinata proprio a Remo Santini, caporedattore” e aggiunge il giudice “simpatizzava per le sue posizioni politiche”. “Insomma, affermare che Raspini aveva arruolato Petrozziello quale proprio addetto stampa - a titolo oneroso, per amicizia o per convergenza e convenienza politica poco cambia - è affermazione che l’istruttoria espletata non ha affatto confermato. Ma se così è, nel divulgare tale notizia l’appellante fu effettivamente fazioso o quantomeno incauto”. E inoltre: “Santini non poteva neppure beneficiare dell’esimente della verità cd. putativa, perché essa presuppone - secondo il consolidato insegnamento della Cassazione (v. per tutte Ordinanza n. 9799 del 09/04/2019) - che chi imputa ad altri contegni contrari a correttezza faccia, prima, "ogni sforzo diligente” per verificare se tali contegni siano realmente stati tenuti”. 

Nel caso in esame, invece, per ammissione dello stesso Santini, non ci fu nessuna verifica rispetto a quanto da lui sostenuto, circa la veridicità delle informazioni diffuse come verità e certezze. 

La sentenza poi aggiunge che: “non c’è, d’altro canto, alcun appiglio normativo per sostenere che in ambito politico la diligenza richiesta nel controllare la veridicità di quanto si afferma possa essere minore, né si può sostenere che una maggior leggerezza e superficialità sarebbero giustificate dall’essere all’opposizione: non si ravvisa infatti alcuna utilità sociale nel gratuito discredito, anzi, c’è piuttosto un’esigenza di abbassare i toni e moralizzare le contese; d’altro canto, se realmente lo scopo di Santini fosse stato quello di far luce sul contegno di un governatore locale, anziché screditarlo a prescindere, avrebbe appunto potuto chiedere, anche pubblicamente, chiarimenti, invece di presentare come fatti certi quelli che erano solo illazioni”.


DICHIARAZIONE RASPINI. “Per la seconda volta la Magistratura si è espressa in mio favore, condannando l’attuale assessore Remo Santini al risarcimento danni visto che ha diffuso notizie false e lesive nei miei confronti. Una vicenda molto spiacevole nella quale sono stato tirato in mezzo solo per motivazioni strumentali da parte di Santini, senza neanche mai sentir proferire una parola di scuse. Sono contento dell’esito, sia in primo grado che in appello, e lo sono anche per Marcello Petrozziello, la cui onorabilità, in quei giorni, è stata intaccata tanto quanto la mia. Marcello non è mai stato il mio addetto stampa, anche se lo conoscevo e lo stimavo e oggi purtroppo non c’è più. Ma posso immaginare che sarebbe stato sicuramente contento di vedere ristabilita la verità. Questa sentenza spiega a tutti, in primo luogo ai nostri attuali amministratori che molto poco accettano e riconoscono il ruolo dell’opposizione in una democrazia, qual è il limite e la differenza tra una dura, ma corretta opposizione e una opposizione che basa la sua azione sulla diffusione di notizie false al punto da dare luogo ad azioni risarcitorie. Ecco quindi che gli attuali amministratori, Sindaco in testa, prima di risentirsi in modo infantile solo perché l’opposizione attuale esercita le proprie prerogative, farebbero bene a guardare più attentamente in casa propria”.

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