Ole Ritter conobbe Ivano Fanini e si sviluppò il ciclismo danese nel mondo

E’ proprio come dice il titolo. Da una connessione di idee fra Ivano Fanini e Ole Ritter è sbocciato a livello internazionale uno dei più grandi movimenti ciclistici oggi al mondo che è sicuramente quello danese. Le abilità psicologiche e pratiche nel rapporto fra l’ex ciclista ed uno fra i più grandi dirigenti di squadre professionistiche è stato quello che ha dato il via al mercato danese, sviluppandosi nel tempo fino al successo più importante di Jonas Vingegaard al Tour de France di quest’anno, soltanto l’ultimo atto di un crescente movimento ciclistico. Ole Ritter è stato uno fra i più grandi cronoman di tutti i tempi. Il primo ciclista scandinavo a mettersi in luce in una carriera prodiga di soddisfazioni che nel professionismo va dal 1967 al 1978. Ma ancor prima, da dilettante, aveva lasciato il segno conquistando la medaglia d’argento nel 1962 ai campionati mondiali su strada. Nel 68, al secondo anno da professionista, il suo grande exploit quando conquista l’argento ai mondiali nella cronosquadra e soprattutto stabilisce il nuovo record dell’ora a Città del Messico percorrendo km. 48,653. Fra i suoi successi più importanti vi sono anche 28 vittorie nelle gare su strada, fra le quali tre tappe al Giro d’Italia dove spiccano la crono individuale da Mantova a Verona nell’edizione del 67 e la 17.a tappa da Celle Ligure a Pavia nel 69. Era tagliato anche per le corse a tappe tanto che nella classifica finale del Giro si piazzò al nono posto nell’edizione del 70 vinta da Eddy Merckx davanti a Felice Gimondi ed al settimo posto nell’edizione del 73 vinta dallo stesso Eddy Merckx davanti allo stesso Felice Gimondi. Ma lo scopo di Ritter non era la classifica, bensì imporsi nelle tappe a lui più congeniali. Con la pista è stato anche campione europeo nel 68 a Roma nell’inseguimento individuale ed ha vinto diverse Sei Giorni una delle quali con il belga Patrick Sercu.

QUANDO RITTER UMILIO’ MERCKX

Un curioso episodio si verificò nella tappa a cronometro al Giro di Sardegna del 1971. Battere Eddy Merckx era un’impresa da prima pagina dei giornali per chi ci fosse riuscito, considerando che il “cannibale” non lasciava nulla indietro ma si impegnava a vincere anche nelle corse meno importanti. Al termine di quella crono Eddy Merckx, pensando di aver vinto, si avviò a salire sul gradino più alto del podio, quando Ole Ritter con una spallata lo scanzò dal momento che il vincitore della tappa fu proprio lui. L’episodio finì curiosamente nella prima pagina di allora del Corriere dello Sport-Stadio con il titolo: “Ritter umilia Merckx” assieme a quello dell’incontro di pugilato del secolo fra Cassius Clay, alias Muhammad Ali nome che assunse dopo essersi convertito alla religione islamica, e Joe Frazier. Era lo stesso giorno sia dell’evento ciclistico sia dell’evento di pugilato che catalizzò l’interesse degli appassionati di boxe di tutto il mondo. L’anno seguente Merckx il 25 ottobre tolse il record dell’ora a Ritter volando a Città del Messico a 2300 metri di altitudine percorrendo km. 49, 409, 68, superando il record, che Ritter aveva tenuto per quattro anni, di 755 metri.

FINITA LA CARRIERA CICLISTICA RITTER DIVENTO’ AMICO DI FANINI E FU LA SVOLTA DEL CICLISMO DANESE

Successivamente Ritter tentò di riprendersi il record a Città del Messico guidato in maglia Filotex dal D.S. Waldemaro Bartolozzi con Piero Pieroni massaggiatore ma senza riuscirvi. Una volta attaccata la bicicletta al chiodo nel 1978 all’età di 37 anni, si dedicò ad importare molti marchi importanti del ciclismo prima di diventare c.t. della nazionale danese. Poi diventò amico di Ivano Fanini, uno dei più grandi talent scout del mondo di tutti i tempi, e cosa successe?

“Mi lamentavo con lui dei costi ingenti a mantenere in vita le squadre dilettantistiche danesi. Di risposta sdrammatizzò: “Tu mandami in Italia a visionare ed al resto ci penso io”. Il primo ad andare a correre in Italia fu nel 1982 Jesper Worre. A quei tempi Fanini aveva sempre squadre di dilettanti, da li a poco tempo si inoltrò anche nel ciclismo professionistico. Worre lo portò al successo per poi agevolargli il suo ingresso nel professionismo nell’ 83 con la Sammontana di Bartolozzi per poi riprenderlo nel 92, facendogli chiudere la carriera, con la sua Amore e Vita. Grazie a Fanini, Worre, attuale telecronista di Eurosport, ha anche indossato la maglia della nazionale danese per dodici anni, praticamente per la sua intera carriera professionistica. Successivamente il danese è rimasto nel ciclismo diventando direttore generale dei campionati mondiali che si sono corsi nel 2011 in Danimarca e della Federazione danese.”.

E dopo Worre?

“Worre è stato soltanto il primo danese di una lunga serie a correre per Fanini-sottolinea Ritter- Dopo di lui hanno fatto altrettanto Jens Veggerby, Michael Petersen, Rolf Sorensen, Nicolaj Bo Larsen, Jorgen Marcussen, Soren Nissen, Kim Eriksen, Soren Lilholt e Alex Pedersen. Quest’ultimo è stato promotore dell’iniziativa che ha consentito di portare in Danimarca alcune tappe del Giro d’Italia e del Tour de France. Alcuni di loro hanno vinto il mondiale anche in bici Fanini. Senza dimenticare che anche il vincitore del Tour 1996 Bjarne Riis da juniores disputò la prima corsa in Italia al Giro della Lunigiana grazie a Fanini.”

Il patron lucchese che è stato in passato anche c.t. della nazionale argentina ed ha portato in Italia il ciclismo australiano e danese è riuscito nel tempo a valorizzare i giovani di diverse nazionalità. Ma secondo lei quali sono le sue principali qualità?

“Fanini-risponde Ritter-è stato sempre artefice di una gestione manageriale in un ambiente familiare, finalizzata ai ciclisti con lo scopo di raggiungere le migliori condizioni per i loro obiettivi supportandoli oltre che sul piano tecnico anche sul piano fisioterapeutico e soprattutto spronandoli a livello mentale facendo capire loro che niente è impossibile quando si possiede talento. In ogni danese venuto a correre in Italia faceva tirare fuori il meglio di sé, prendendo le contromisure nei momenti di difficoltà aiutandolo a migliorare”

IN DANIMARCA MOLTI BAMBINI INIZIARONO A FARE CICLISMO

” In Danimarca l’effetto Fanini portò tanti bambini nella pratica ciclistica. L’eco dei successi dei ciclisti danesi si riflesse in tutta la nazione. I dirigenti trasmisero il concetto del ciclismo, uno sport che faceva bene alla crescita dei bambini, consentendo loro una sana abitudine quotidiana con la bicicletta. Il messaggio veniva dall’Italia ripeto, dai successi dei danesi in maglia Fanini sia al Giro d’Italia, sia nelle varie classiche. Un effetto tramandato nel tempo e così tanti miei giovani connazionali sono stati sempre più stimolati ad uno stile di vita attivo, prima di tutto con l’esempio. Sono nate diverse squadre che hanno appoggiato questi bambini nel ciclismo, assecondando le loro inclinazioni”.

L’ULTIMO INCONTRO TRA RITTER E FANINI NEL 2017 ASSIEME AL PRIMO MINISTRO DANESE LARS RASMUSSEN

Assieme all’amico Lars Rasmussen, allora primo ministro danese, Ole Ritter nel 2017 fece visita alla sede di Amore e Vita-Fanini, dopo di che lo stesso Ivano Fanini li accompagnò in visita al Prefetto di Lucca l’allora Dott.essa Maria Laura Simonetti alla presenza del Presidente della Provincia di Lucca Luca Menesini e del Sindaco di Lucca Alessandro Tambellini prima di immortalare questo storico incontro a pranzo in un ristorante del centro storico di Lucca.

“Rasmussen- conclude Ritter-voleva vedere la sede della squadra che ha lanciato i più grandi ciclisti danesi della storia. Ammirammo assieme il percorso museale con i cimeli che raccontano la storia delle squadre Fanini ed i nostri occhi si sono posati sulla teca che raccoglie i successi dei danesi. Un museo con migliaia di foto veramente unico. Fanini meriterebbe un grande premio internazionale per quello che ha fatto per il ciclismo a livello mondiale. Voi lucchesi siete fortunati ad averlo a vostra disposizione, per le sue testimonianze e quello che rappresenta nei i suoi trascorsi”

L’intervista che Ole Ritter ha concesso a La Gazzetta di Lucca è stata condotta telefonicamente mentre si trovava nella sua seconda casa a Palma di Maiorca, dove abitualmente trascorre le vacanze estive. Oggi è un signore di 81 anni (che compirà il prossimo 29 agosto ndr) ed una icona del ciclismo. Abita principalmente a Copenaghen. Anche il telecronista Rai Francesco Pancani in occasione della 20.a tappa del Tour nella diretta tv si è ricordato di Ivano Fanini dicendo: “Ivano Fanini ha scoperto storicamente il mercato danese. A seguito dell’intervista rilasciata da Rolf Sorensen, inviato per la tv danese che ha detto: “Ciclisticamente mi ha scoperto Ivano Fanini. All’inizio della mia carriera venne a vedermi correre nel campionato danese. Giunsi quarto e lo convinsi tanto da invitarmi a correre in Italia, dopo che già l’amico Petersen lo aveva fatto. L’anno successivo accettai la proposta ed iniziò la mia carriera professionistica”. Rolf Sorensen non ha perso l’abitudine di andare in bicicletta e spesso macina chilometri assieme al Principe della Corona di Danimarca Federico.  La Danimarca oltre a sfornare grandi campioni sta mettendo in luce anche il suo territorio a livello promozionale usando il Tour de France. Nell’ultima edizione la Grande Boucle è partita da Copenaghen e la carovana gialla è stata ben quattro giorni nel paese nordico delle 500 isole.

Valter Nieri
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