Metterci la faccia serve più dell’anonimato
Metterci la faccia serve più dell’anonimato
Mandare foto anonime di degrado lucchese a un blog non cambia le cose. Sfoga, forse, ma non risolve. Quelle immagini restano lì, senza un nome, senza una richiesta chiara, senza un seguito. È come parlare a bassa voce in una stanza vuota.
Se davvero l’obiettivo è migliorare Lucca, il percorso è un altro: usare i profili pubblici del Comune di Lucca, del Sindaco di Lucca o degli assessori, sui social che tutti leggono. Lì le segnalazioni sono visibili, tracciabili, e soprattutto chiedono una risposta. Non è questione di visibilità fine a sé stessa, ma di responsabilità reciproca.
Ci sono anche quotidiani locali molto più letti di qualsiasi blog di nicchia. Scrivere, firmare, raccontare un problema con nome e cognome dà forza alla denuncia e costringe chi governa a prendere posizione. L’anonimato, in questi casi, non tutela: indebolisce. Trasforma un problema reale in rumore di fondo.
Avere il coraggio di esporsi non significa cercare lo scontro. Significa voler ottenere una soluzione. Metterci la faccia è il primo passo per avere una risposta vera. E, alla fine, è l’unico modo perché una foto di degrado diventi un cambiamento concreto.
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