Era soltanto una scritta sui muri di Lucca, forse no..
Alla fine degli anni Settanta, sui muri di Lucca compariva una frase semplice: “Pietro ti amo, Mauro”. Poche parole, apparentemente innocue, ma cariche di un significato che solo alcuni potevano cogliere davvero. Erano tempi in cui dichiarare un amore omosessuale era molto più difficile di oggi, spesso impensabile. Un muro, allora, diventava l’unico spazio possibile per dire la verità senza esporsi del tutto, un messaggio lasciato a metà tra il coraggio e la paura.
Ho scoperto solo oggi che quelle parole le aveva scritte mio zio, fratello di mio padre. Amava un altro uomo, e in casa lo si intuiva, anche se nessuno ne parlava apertamente. Mio padre, che oggi ha ottantotto anni, lo vide mentre scriveva quella frase su un muro di una casa. Capì subito, ma fece finta di nulla. Non lo disse mai a nessuno, non per vergogna, ma per rispetto. In un’epoca in cui il giudizio era spietato, il suo silenzio fu una forma di protezione.
Me lo ha raccontato per caso, senza enfasi, come se fosse una cosa semplice. Eppure per me non lo è stata affatto. Da un lato ho provato gratitudine per quel gesto di discrezione e umanità; dall’altro una profonda tristezza, perché mio zio è morto da anni e non ha mai potuto vivere apertamente ciò che sentiva.
Quella scritta sui muri forse è scomparsa, cancellata dal tempo e dall’intonaco nuovo. Ma la storia che portava con sé è rimasta, ed è arrivata fino a me. È una memoria fatta di amore trattenuto, di rispetto silenzioso e di una dignità che non ha avuto bisogno di parole ad alta voce per esistere.
Federico
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