INAUGURATA “MATERIE ENERGIE”
LA MOSTRA DEDICATA ALL’OPERA DI GEORGES POPOFF
Dall’8 al 31 maggio al Complesso di San Micheletto
Lucca, 8 maggio 2026 – Se è vero che, come pensava Michelangelo, le mani sono l’espressione più diretta dell’intelletto e della volontà umana, quelle di Georges Popoff rappresentano di certo una delle conferme più limpide di questa antica convinzione.
Il celebre cardiochirurgo ha infatti inaugurato oggi (8 maggio) una mostra dal titoloMaterie Energie, allestita nella Sala dell’Affresco del Complesso di San Micheletto in Lucca.
Al centro della sua ricerca c’è il complesso dialogo tra materia e energia. Le mani del chirurgo sono oggi al lavoro oggi sulla materia, individuata nel legno e nel metallo, diventa una sorta di dinamica ‘prigione’ che imbriglia tensioni e vibrazioni e contiene le potenzialità dell’energia, percepibile sebbene racchiusa nella forma che la materia appunto le dona.
Popoff vuol raccontare, immortalare, rappresentare, utilizzando queste materie solo apparentemente ‘povere’, ma in realtà profondamente arricchite proprio da quel flusso dinamico che le attraversa. Tra i temi troviamo gli aspetti basilari della vita, come l’infanzia, la coppia, il lavoro, ma anche grandi voli del pensiero: mitologia, religione, l’eterno femmineo.
Il catalogo, edito da Pacini Fazzi, ben racconta – anche attraverso numerose incursioni letterarie e poetiche – questo percorso che lo stesso artista individua in un passaggio “dal legno e dal ferro alle architetture neurali”. E qui troviamo i tanti riferimenti all’arte del passato (Il tuffatore di Paestum, L’Urlo), alla Poesia (La Seconda venuta), alla mitologia (Ulisse e la sirena) fino allo sport (L’atleta,Equilibrio perfetto) e al ‘primo amore’, la professione di una vita che ha salvato tante vite (Chirurgia).
Si tratta di un’arte – anche nelle sue prove pittoriche – basata su un delicato equilibrio di elementi, giocata tra superfici stratificate e segni incisivi che sottolineano quasi l’urgenza di proporre un’esperienza percettiva diretta, capace di coinvolgere il corpo e lo sguardo dello spettatore in un campo di relazioni dinamiche che esprimo i modi dell’esistenza.
Per circa un mese la Sala dell’Affresco si trasforma dunque in un luogo dell’esperienza in cui riconoscere lo sguardo profondo e le mani creative non tanto di un professionista prestato all’arte, quanto di un profondo conoscitore della vita in tutti suoi aspetti, non ultimo quello della sua fine.
La mostra resterà aperta, ad ingresso gratuito, fino a domenica 31 maggio con orario dalle 10 alle 19, dal martedì alla domenica.
L’ingresso all’esposizione sarà possibile anche da via Elisa, in corrispondenza del piccolo parco situato sul fianco della chiesa di San Micheletto.
Georges Popoff
71 anni, nato in Italia nel Golfo dei Poeti, di origine russa dai nonni emigrati in Francia dopo aver combattuto il bolscevismo, di nazionalità francese e italiana ma, e forse proprio per questo motivo, profondamente europeo.
Formato negli ospedali parigini, si è confrontato, molto giovane, con le schiaccianti responsabilità che la specialità scelta, la chirurgia del cuore, gli ha riservato.
Per più di quarant’anni, prima a Parigi, poi a Nizza, infine a Firenze per più di 20 anni, ha operato a cuore aperto migliaia di persone che gli hanno affidato la difesa della loro vita in una lotta spesso estrema.
Al termine dell’esercizio chirurgico, il tumulto assordante di questa lotta è bruscamente cessato, e lo slancio creativo che ne faceva parte si è, altrettanto bruscamente, interrotto. L’arte, da sempre presente in filigrana nella vita di Georges Popoff, si è rivelata come un bisogno profondo, viscerale, e anche un potente farmaco capace di lenire la vertigine del vuoto che il lutto derivante dalla perdita del suo mestiere aveva provocato.
Degli oggetti, provenienti da materiali abbandonati, a volte decomposti, sono stati modellati, per raccontare storie, antiche o recenti, storie di ieri o di oggi, trasfigurando l’energia che gli atomi che li compongono contengono ancora.
Adele Cogno