La nuova legge elettorale calpesta quello che abbiamo scelto

Fahrenheit2022 Trent’anni di inganni: come la nuova legge elettorale calpesta (ancora una volta) quello che abbiamo scelto noi di Luigi Cortese Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo. È il 18 aprile del 1993. Quel giorno, più di trent’anni fa, l’82% degli italiani andò a votare in un referendum storico. C’era un quesito chiarissimo e la risposta fu un plebiscito: basta con il sistema proporzionale della Prima Repubblica, basta con i giochi di palazzo, i veti incrociati e i governi che duravano sei mesi. Volevamo il maggioritario. Volevamo decidere noi, chiaramente, chi doveva andare a governare, legando il voto a una faccia e a un nome sul territorio. Oggi, nel 2026, la risposta della politica a quel voto e a quel milione di firme è l’ennesimo schiaffo in faccia. La nuova legge elettorale che il governo Meloni sta accelerando per portare in Aula a fine giugno non solo non è maggioritaria, ma fa persino di peggio: riesce nel capolavoro di blindare ancora di più i partiti, togliendoci persino il diritto di sceglierci i parlamentari con le preferenze. Il grande bluff del “vincitore certo” Ci stanno vendendo questa riforma – battezzata Stabilicum – come lo strumento definitivo per “sapere chi ha vinto la sera stessa delle elezioni”. Ma grattando via la propaganda, la realtà è un’altra. È un proporzionale mascherato, con un gigantesco premio di maggioranza che scatterà solo se una coalizione raggiungerà il 42% dei voti. E qui sta il paradosso: Se qualcuno miracolosamente tocca il 42%, scatta il “regalo” di seggi (+70 deputati e +35 senatori) per blindare una maggioranza artificiale. Se nessuno ci arriva – ed è lo scenario più probabile oggi – il premio evapora, il ballottaggio è stato cancellato e si torna al proporzionale puro. In poche parole? Si torna esattamente a quello che avevamo rifiutato nel 1993. I partiti si siederanno a un tavolo il giorno dopo le elezioni, tratteranno sulle poltrone e faranno nascere l’ennesimo governo di coalizione deciso al chiuso delle segreterie. La nostra volontà? Carta straccia. Parlamentari nominati, non eletti: la paura delle preferenze Ma l’insulto più grande riguarda il modo in cui sceglieremo i futuri parlamentari. Sulla scheda non potremo scrivere il cognome di nessuno. Il testo base, infatti, è nato senza le preferenze. Su questo punto la maggioranza sta recitando una commedia dell’assurdo. Fratelli d’Italia fa la parte del difensore del popolo promettendo che presenterà emendamenti più avanti, mentre la Lega e Forza Italia fanno muro per difendere i vecchi listini bloccati. Perché i partiti hanno così tanta paura delle preferenze? La risposta è cinica: il listino bloccato è l’assicurazione sulla vita dei leader. Permette ai capi di decidere a tavolino chi deve entrare a Montecitorio e chi no, mettendo i fedelissimi in cima alla lista nei collegi sicuri. Noi cittadini non scegliamo più un rappresentante che risponde al nostro territorio: andiamo alle urne solo per timbrare un elenco di “nominati” deciso a Roma. Cambiare tutto per non cambiare niente Mentre le opposizioni gridano al colpo di mano – dimenticando, però, di aver scritto leggi elettorali altrettanto discutibili quando governavano loro – la maggioranza tira dritto. Vogliono chiudere la pratica in fretta prima che l’opinione pubblica si accorga del trucco. Trent’anni dopo quel referendum, la parabola della politica italiana si chiude nel modo più deprimente. Non importa quante volte i cittadini chiedano trasparenza e meritocrazia: la priorità di chi sta nelle stanze dei bottoni resta sempre la stessa. Organizzare le regole del gioco in modo che il potere di decidere rimanga saldamente nelle loro mani, alla faccia del popolo sovrano. Link https://fahrenheit2022.it/2026/05/28/trentanni-di-inganni-come-la-nuova-legge-elettorale-calpesta-ancora-una-volta-quello-che-abbiamo-scelto-noi/
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