L’Europa chiamò

L’Europa chiamò


Perché la linea (russa) è stata oltrepassata da tempo.

Le ultime dichiarazioni di Giuseppe Conte, pronunciate proprio dal palco napoletano del cosiddetto "campo largo", secondo cui la "minaccia russa" sarebbe una presunta costruzione geopolitica, così come quelle - dal tenore simile - rilasciate sui quotidiani negli ultimi giorni da Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, sono un campanello d’allarme gravissimo. Sono affermazioni che ribaltano la realtà proprio mentre l’intelligence conferma, con tanto di arresti, le infiltrazioni di spie nel nostro Paese e Mosca intensifica i suoi attacchi contro Kyiv.

Questa non è più semplice propaganda: è una vera e propria linea rossa (o “russa”, se preferisci) che è stata oltrepassata. E il silenzio complice di chi, all’interno del cosiddetto “campo largo”, ambisce a guidare la coalizione è altrettanto incomprensibile e preoccupante.

Le democrazie non si difendono cedendo alle narrazioni di chi vuole indebolirle. Chi flirta con queste posizioni, così come chi insegue i deliri del neopartito di Vannacci - il patriota alle vongole che in settimana ha dichiarato, tra gli altri deliri, di non avere problemi ad accettare finanziamenti da Stati stranieri, inclusa la Russia - sta, di fatto, lavorando alla disgregazione dell’Europa. Del resto, sta mettendo su una forza politica composta per il 99% da filorussi. E chi si presta a questo gioco per pura convenienza, sopravvivenza o brama di governo, si pone fuori da qualsiasi perimetro riformista, liberaldemocratico ed europeista.

È arrivato il momento di scegliere da che parte stare. Non possiamo più tollerare ambiguità sulla sicurezza comune e sulla nostra collocazione internazionale. Abbiamo bisogno di un’Europa forte, indipendente, capace di fare scudo contro le minacce di Putin, Trump e Xi, e di una politica che abbia il coraggio di dire la verità, anche quando è scomoda.

A tal proposito mentre sono in corso due guerre e gli europei sfilano, per la prima volta nella storia, insieme agli ucraini a Parigi, è surreale che la politica italiana si occupi di legge elettorale; con la maggioranza che va sotto e il campo largo, senza un leader, un programma e una linea di politica estera, che strilla scompostamente “elezioni”. È l’immagine plastica di un’Italia allo sbando, con la destra e la sinistra attori di un teatrino ridicolo. Dobbiamo riportare la politica a occuparsi di cose serie, costruendo un’alternativa di centro a questo bipopulismo rumoroso e inutile.

Per questo insieme a Pina Picierno, Spazio Pubblico e tutte le forze europeiste, riformiste, liberali, popolari e socialiste liberali stiamo lavorando per costruire un centro riformatore ed europeista. Un centro indipendente, pragmatico, che non abbia alcuna ambiguità verso i populismi e i sovranismi.


Carlo Calenda

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