L’Italia è il Paese più ignorante d’Europa

Parole che fanno rumore. Carlo Calenda usa toni durissimi e mette nel mirino l’Italia con un giudizio che non lascia spazio a interpretazioni: «L’Italia è senza alcun dubbio il Paese più ignorante d’Europa.» Una frase pesante, destinata inevitabilmente a dividere. Perché parlare di ignoranza non significa soltanto discutere di titoli di studio: significa chiamare in causa la qualità dell’informazione, la capacità di distinguere i fatti dalle opinioni, l’abitudine alla lettura e gli strumenti con cui una società costruisce il proprio pensiero critico. Si può essere d’accordo oppure considerare queste parole eccessive e ingenerose verso milioni di italiani. Ma un’affermazione così netta pone comunque una domanda che merita una risposta seria: quanto investiamo davvero nella cultura, nella scuola e nella conoscenza? Un Paese cresce economicamente con il lavoro e le imprese, ma cresce soprattutto quando offre alle nuove generazioni gli strumenti per capire il mondo e scegliere con la propria testa. Ed è proprio su questo terreno che, al di là della provocazione di Calenda, dovrebbe concentrarsi il confronto. 
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Azione
Carlo Calenda
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