Sull'Intelligenza Artificiale e sul declino cognitivo umano
Se leggere è un muscolo, non ci stiamo allenando abbastanza. Lo dimostra l’ultima rilevazione Pisa 2025, che riporta come in trentanove Paesi meno della metà degli studenti raggiunga il livello base di competenze legate alla lettura. In 11 di questi la percentuale scende addirittura sotto il venti per cento. Si tratta di una tendenza consolidata nel tempo, che negli ultimi anni si è ulteriormente acuita: i trentacinque Paesi Ocse hanno registrato in tre anni un calo di quattordici punti nel rendimento nella lettura, la flessione più marcata mai rilevata tra due cicli Pisa consecutivi. Se si allarga lo sguardo all’ultimo decennio, il quadro peggiora ulteriormente: tra il 2015 e il 2025 il rendimento medio nei Paesi Ocse sarebbe complessivamente calato di ventisette punti.
Secondo Andreas Schleicher, direttore per l’istruzione e le competenze dell’Ocse, oggi gli studenti tendono ad avere un approccio «frettoloso» ai testi: forniscono risposte più rapide, ma meno accurate, e talvolta sbagliate. Intervistato dal Wall Street Journal, l’esperto ha imputato questa tendenza anche alla digitalizzazione e all’uso degli schermi, che inibirebbero le capacità di riflessione e di pensiero critico.
«La tecnologia erode proprio quel tipo di capacità che mira a costruire», ha detto Schleicher, sottolineando come il declino nelle capacità di lettura sia particolarmente preoccupante perché considerata “la madre di tutte le competenze”. La letteratura scientifica parla di “cognitive offloading” (scarico cognitivo): la tendenza a delegare a strumenti esterni compiti cognitivi — come leggere, riassumere, ragionare — che rischia di indebolire i circuiti neurali legati all’attenzione e al ragionamento inferenziale, cioè al percorso che porta a trarre conclusioni partendo da informazioni note.
Un deterioramento trasversale, che interessa soprattutto gli studenti “avvantaggiati”secondo i termini Ocse, cioè i figli di genitori con alti redditi: nonostante continuino a performare meglio rispetto alle categorie più svantaggiate, il divario tra i due gruppi si è ristretto.
La lettura è diventata un’attività difficile anche per quella parte di società che ha ricevuto l’istruzione migliore. Intervistata dall’Atlantic, la vicedirettrice di Harvard per il supporto alle discipline umanistiche e alle scienze sociali Margaret Rennix ha raccontato di aver parlato con uno studente che faticava a leggere un libro che lui definiva scritto in “inglese antico”, ammettendo di aver utilizzato ChatGPT per rendere il testo più comprensibile. Il volume in questione era “Arancia Meccanica”, il romanzo fantapolitico di Anthony Burgess, pubblicato nel 1962.
Il ricorso a scorciatoie tecnologiche non riguarda solo la lettura, ma lo studio in senso più ampio. In una ricerca realizzata dall’Università Federale di Rio de Janeiro, il ricercatore André Barcaui ha dimostrato come gli studenti universitari che utilizzavano l’IA per studiare performassero molto peggio rispetto a quelli che non la utilizzavano, spiegando come un ridotto impegno nella fase di apprendimento comprometta il consolidamento dell’informazione in profondità: l’IA può offrire un supporto prezioso sul piano lessicale e nella riorganizzazione delle idee, ma rischia al contempo di atrofizzare proprio quelle capacità che si propone di sostenere.
Ma se le competenze nella lettura stanno diminuendo, è anche perché le persone leggono sempre meno. Guardando nello specifico al caso statunitense, uno studio condotto dall’Università della Florida e dall’University College di Londra su 236mila persone ha rilevato che negli Stati Uniti la lettura quotidiana per piacere è diminuita di oltre il quaranta per cento negli ultimi vent’anni. Anche i punteggi relativi all’alfabetizzazione degli adulti sono calati: quasi il trenta per cento degli americani non è in grado di parafrasare o trarre inferenze da un testo di più pagine, contro una percentuale inferiore al venti per cento nel 2017. Maryanne Wolf, neuroscienziata cognitiva dell’Ucla, sostiene che le persone stiano perdendo la capacità di riflettere in modo approfondito su ciò che leggono: non stanno dimenticando come decodificare le singole parole, ma stanno perdendo le capacità di comprensione e di sintesi.
Anche il mercato editoriale si è adattato a questa tendenza: l’Economist ha analizzato centinaia di best seller del New York Times, riscontrando come dagli anni Trenta le frasi si siano accorciate di quasi un terzo, un dato che riguarda la leggibilità di un testo, un parametro legato alla lunghezza di parole, sillabe e frasi, oltre che alla semplicità del lessico.
da: https://www.linkiesta.it/2026/09/lettura-competenze-intelligenza-artificiale/
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