Tentati suicidi: al Meyer di Firenze 17 minori ricoverati

Autolesionismo e tentati suicidi: al Meyer di Firenze 17 minori ricoverati in un weekend La primaria di Psichiatria Tiziana Pisano: «Sono giovanissimi, in prevalenza ragazze. Molti trovano la forza per chiedere aiuto. È solo il picco di un’emergenza che è sempre più preoccupante» Un’esplosione di problemi di salute mentale tra i giovanissimi. Un tema che ritorna, ma una settimana fa a Firenze l’emergenza ha toccato un picco mai raggiunto: 17 minorenni contemporaneamente ricoverati al Meyer, tutti con carattere di urgenza, per tentato suicidio, ideazione suicidaria o autolesionismo. A rivelarlo, venerdì sera all’Sms di Rifredi, è stata l’assessora regionale alla Salute, Monia Monni. A confermarlo è lo stesso ospedale pediatrico fiorentino che nel giro di pochi giorni si è trovato di fronte al maxi accesso di casi, tutti passati dal pronto soccorso e tutti con necessità di ricovero immediato. Troppi per il reparto di psichiatria del Meyer, con i suoi 12 posti letto, tanto che alcuni casi non urgenti hanno dovuto essere dimessi, mentre 5 di quei 17 minori sono stati ricoverati «fuori linea», ovvero in altri reparti, in particolare Pediatria e Neurologia. Chi sono questi ragazzi? «Giovanissimi, a prevalenza femminile: ci sono quelli che hanno tentato il suicidio, quelli che ci pensano ma che all’improvviso si sono accorti che i loro pensieri stanno diventando importanti e chiedono aiuto, e ci sono depressioni molto gravi che portano all’autolesionismo» spiega la dottoressa Tiziana Pisano, primaria della Psichiatria dell’infanzia e dell’adoscenza del Meyer. «Siamo di fronte a un’emergenza: nel 2025 il 93% dei nostri ricoveri è passato dal pronto soccorso e aveva carattere d’urgenza. Quello che è avvenuto una settimana fa è solo il picco di un fenomeno che sta diventando sempre più preoccupante». Non manca un aspetto positivo: i giovanissimi depressi o con pensieri suicidari «chiedono aiuto, lo stigma psichiatria esiste ma sempre di meno, ansia e depressione non sono più tabù e i giovani d’oggi sono in grado di riconoscerli. E quando l’intenzione suicidaria diventa strutturata se ne spaventano e si rivolgono ai genitori o direttamente a noi. Ed è un bene, perché quelli che non si spaventano passano all’atto». Tra i 17 minorenni ricoverati al Meyer c’erano però anche tentati suicidi, perché a volte quando questi pensieri arrivano all’improvviso «l’impulsività adolescenziale può spingere a metterli in atto immediatamente». Senza lasciar loro la possibilità di lanciare un Sos in tempo. La neuropsichiatra spiega che i mezzi utilizzati dai giovanissimi che vogliono togliersi la vita sono spesso i farmaci presenti in casa, o, se non ce ne sono, banali e comuni farmaci da banco acquistabili senza ricetta. Altri scelgono di lanciarsi nel vuoto. Molti giovani poi sfogano i problemi nell’autolesionismo: i tagli sulle braccia restano la scelta più frequente, ma non mancano quelli sulle gambe per non farsi scoprire dai famigliari e dagli amici. Questa ondata non mette in pericolo solo i protagonisti: mette infatti in crisi tutto il sistema sanitario. In Toscana, oltre al Meyer, reparti di questo tipo ce ne sono solo all’istituto Stella Maris (che però fa «urgenze differite», anche se con una programmazione a stretto giro) e alle Scotte di Siena (che tuttavia ospita solo i minori dai 16 anni in su). Il risultato è che di fronte a un picco come quello di una settimana fa, con adolescenti arrivati quasi tutti dal territorio Fiorentino, c’è bisogno dell’aiuto di altri reparti. Mentre gli altri ospedali, quando hanno casi dai loro territori, e il Meyer non ha modo di riceverli, sono costretti a dirottarli nelle proprie pediatrie, o, se hanno almeno 17 anni, nelle psichiatrie per adulti. «Noi dal Meyer coordiniamo la rete, aiutiamo gli altri ospedali, facciamo consulenze telefoniche — spiega la dottoressa Pisano — Ma dobbiamo anche pensare agli altri ricoveri, quelli non urgenti: non possiamo mai dimenticare gli altri pazienti, dobbiamo avere cura del day hospital perché serve continuità delle cure, altrimenti c’è il rischio che tornino ad essere dei ricoveri, o peggio di ritrovarceli al pronto soccorso per un nuovo caso urgente e drammatico». Corriere

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