Adolescenti e violenza online

Adolescenti e violenza online: comprendere ciò che accade prima che il disagio entri nelle aule



Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime forte preoccupazione per quanto sta emergendo dalle recenti vicende di cronaca che hanno coinvolto studenti molto giovani e per il possibile rapporto tra situazioni di fragilità adolescenziale e frequentazione di ambienti digitali nei quali la violenza viene condivisa, rappresentata e, talvolta, trasformata in elemento di riconoscimento all’interno del gruppo.

I singoli episodi devono essere considerati con prudenza, evitando generalizzazioni e improprie associazioni tra l’utilizzo di determinate piattaforme e la propensione alla violenza. Il fenomeno sul quale occorre interrogarsi è più complesso e riguarda il modo in cui isolamento, bisogno di appartenenza e ricerca di visibilità possono incontrare comunità virtuali capaci di rafforzare progressivamente comportamenti e rappresentazioni aggressive.

Un elemento merita particolare attenzione. In alcuni recenti episodi il gesto violento non appare soltanto compiuto, ma anche preparato per essere mostrato: viene anticipato, accompagnato da immagini, ripreso o destinato alla condivisione. La presenza di una platea digitale, reale o immaginata, introduce una dimensione che la scuola deve imparare a comprendere meglio. La violenza può diventare anche rappresentazione di sé e strumento per ottenere attenzione, riconoscimento o appartenenza.

Su cyberbullismo, sicurezza in rete e uso consapevole delle tecnologie la scuola italiana dispone già di programmi e strumenti. Aggiungere un ulteriore progetto informativo sui pericoli di Internet rischierebbe quindi di sovrapporsi a quanto esiste senza affrontare la specificità del fenomeno che oggi emerge.

Per questa ragione il Coordinamento rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, la proposta di avviare, con il necessario supporto scientifico, una sperimentazione nazionale finalizzata alla costruzione di un modello di intervento educativo precoce sulle forme di preparazione e rappresentazione pubblica della violenza connesse agli ambienti digitali.

La sperimentazione dovrebbe partire da un principio preciso: osservare ciò che emerge nella vita scolastica senza entrare nella vita digitale privata degli studenti. Nessun controllo dei telefoni, nessun accesso agli account personali, nessuna sorveglianza delle chat. L’attenzione dovrebbe riguardare esclusivamente comportamenti manifestati nel contesto scolastico e cambiamenti significativi osservati nel tempo, soprattutto quando la violenza comincia a essere rappresentata, annunciata, esibita o proposta come elemento attraverso il quale ottenere attenzione e riconoscimento.

Non si tratterebbe di costruire profili di presunti studenti pericolosi né di attribuire valore predittivo a singoli comportamenti. Una simile impostazione sarebbe impropria e potrebbe produrre stigmatizzazione. La finalità dovrebbe essere esclusivamente educativa: fornire alle scuole criteri condivisi per comprendere quando la convergenza di più elementi renda opportuno approfondire una situazione, aprire un confronto con la famiglia e, ove necessario, attivare tempestivamente le professionalità competenti.

Il modello dovrebbe essere elaborato con il contributo di INDIRE, università, professionalità pedagogiche e psicologiche e soggetti istituzionali competenti in materia di sicurezza digitale, quindi sperimentato in un numero circoscritto di scuole secondarie distribuite sul territorio nazionale. Solo una valutazione scientifica dei risultati dovrebbe determinarne l’eventuale estensione.

La proposta non nasce dalla pretesa che la scuola possa prevedere un comportamento violento. Nasce dalla convinzione che possa essere messa nelle condizioni di comprendere meglio e prima trasformazioni che talvolta diventano visibili anche nelle relazioni, nei linguaggi e nei comportamenti quotidiani degli studenti.

Le piattaforme cambieranno, nasceranno nuove comunità virtuali e muteranno rapidamente linguaggi e modalità di aggregazione. La risposta educativa non può consistere nell’inseguire ogni nuovo spazio digitale quando il fenomeno è già esploso.

Al Ministro Valditara chiediamo perciò di investire sulla capacità della scuola di intervenire nel tempo che precede l’emergenza. Non per sorvegliare maggiormente gli adolescenti, ma per evitare che segnali meritevoli di attenzione diventino comprensibili soltanto dopo che un gesto grave è stato compiuto.

Prof. Romano Pesavento

Presidente CNDDU

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