Manifattura Sud: un patrimonio di progettualità che Lucca non può disperdere

Manifattura Sud: un patrimonio di progettualità che Lucca non può disperdere

Ho rilevato, nel dibattito sulla Manifattura Sud, un clima di generale mancanza di rispetto, accompagnato da diffidenza e pregiudizio, nei confronti di una proposta che avrebbe meritato ben altra attenzione e considerazione.

Parliamo di un progetto promosso da un raggruppamento di imprenditori lucchesi, insieme a istituzioni del territorio e società di servizi di rilievo nazionale; elaborato da Lombardini22, uno dei principali studi italiani di progettazione, e coordinato da una società di gestione unitaria che ha già maturato esperienze positive nella realizzazione di iniziative analoghe.

Non si tratta, dunque, di un’idea estemporanea, ma del risultato di anni di lavoro, confronto e investimento di risorse, nel quale molte persone hanno creduto, mettendo a disposizione competenze, professionalità e capacità imprenditoriali.

Non possiamo permetterci di disperdere questo patrimonio di lavoro, relazioni e progettualità.

La proposta nasceva con un obiettivo di interesse pubblico: restituire alla città una parte significativa del proprio patrimonio storico, attraverso un progetto di rigenerazione urbana capace di valorizzare la tradizione musicale lucchese e trasformarla in una prospettiva contemporanea di formazione, produzione artistica e opportunità per i giovani.

Naturalmente, ogni proposta deve essere sottoposta alle necessarie verifiche di fattibilità tecnica, economica e amministrativa. Ma il rispetto delle procedure e l’esito di una gara non dovrebbero tradursi nella delegittimazione del lavoro svolto, né nella rinuncia a un’idea progettuale che conserva un proprio valore.

L’inammissibilità dell’offerta, determinata da valutazioni di natura tecnico-giuridica sulle condizioni poste dal proponente, non equivale a un giudizio negativo sul valore del progetto culturale e urbano che essa rappresenta.

Sono due piani distinti, che non dovrebbero essere confusi, tanto meno utilizzati per delegittimare il lavoro svolto e le competenze coinvolte.

Credo che il compito della politica sia anche quello di riconoscere e valorizzare le energie che un territorio riesce a mobilitare, accompagnandole con responsabilità verso soluzioni concretamente realizzabili.

Perché la vera sconfitta, per Lucca, non sarebbe soltanto la mancata realizzazione di un progetto, ma la dispersione di una visione, delle competenze e delle energie imprenditoriali e culturali che il territorio ha saputo mobilitare.

Un patrimonio che non appartiene a una parte politica, né ai soli proponenti, ma alla città. E che merita di essere preservato, valorizzato e accompagnato verso una concreta possibilità di realizzazione.


Elvio Cecchini

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