Manifattura Sud: non disperdere il lavoro svolto

Manifattura Sud: non disperdere il lavoro svolto, ma recuperare una prospettiva europea per Lucca
L’intervento di Ugo Giurlani contribuisce a riportare il confronto sulla Manifattura Sud sul terreno che considero essenziale: quello della fattibilità del progetto e degli strumenti necessari per realizzarlo.
La distinzione tra inammissibilità dell’offerta e valutazione della proposta progettuale è fondamentale.
La proposta tecnica di Polimea non è stata valutata nel merito e il piano economico-finanziario non è stato esaminato.
Non possiamo quindi considerare conclusa, sulla base dell’esito della gara, la discussione sulla qualità e sulla sostenibilità dell’operazione.
La vicenda dimostra, piuttosto, quanto sia difficile affrontare una rigenerazione culturale di questa complessità attraverso una procedura che richiede al concessionario di assumere preventivamente rischi e obbligazioni su aspetti ancora da definire, alcuni dei quali non dipendono esclusivamente dal proponente.
È anche per questo che avevo ripetutamente proposto di valutare il Partenariato Speciale Pubblico-Privato: uno strumento che avrebbe consentito all’Amministrazione di mantenere un ruolo attivo nella costruzione del progetto, accompagnandone lo sviluppo e affrontando progressivamente le criticità tecniche, economiche e gestionali, attraverso una procedura coerente con la natura dell’intervento.
La Manifattura non è un ordinario investimento immobiliare.
Si tratta di dare nuova vita a un grande complesso storico vincolato, la cui rigenerazione richiede una visione urbana, culturale ed economica capace di produrre benefici durevoli per la città.
Il fatto che i soggetti del Patto Polimea dichiarino ancora la propria disponibilità rappresenta un elemento concreto di cui tenere conto.
Credo che, nei prossimi mesi, eventualmente dopo le elezioni amministrative, sia opportuno valutare la possibilità di recuperare il lavoro svolto, verificarne in maniera più approfondita le condizioni di sostenibilità e individuare un percorso amministrativo adeguato, senza ripartire ogni volta da zero.
La disponibilità manifestata dai soggetti del Patto Polimea costituisce un’opportunità che merita di essere considerata, ma deve essere accompagnata da una verifica trasparente del piano economico-finanziario, delle condizioni di sostenibilità dell’investimento e degli eventuali impegni richiesti alla parte pubblica.
Occorre comprendere quali siano le risorse effettivamente disponibili, quali rischi possano essere assunti dagli operatori privati, quali eventuali forme di finanziamento pubblico siano necessarie e quale equilibrio economico possa garantire nel tempo la gestione del complesso.
È su questi elementi, insieme alla qualità del progetto culturale e alla sua capacità di generare benefici durevoli per la città, che deve svilupparsi un confronto serio.
Il Partenariato Speciale Pubblico-Privato avrebbe potuto offrire proprio questa possibilità: costruire progressivamente un equilibrio tra interesse pubblico, sostenibilità economica e responsabilità degli operatori coinvolti.
La vera questione non è stabilire chi abbia avuto ragione, ma capire se e come sia possibile trasformare un patrimonio pubblico inutilizzato in una risorsa viva per Lucca.

Non si tratta di salvare una proposta a prescindere, ma di non disperdere un patrimonio di progettualità, competenze e disponibilità che Lucca ha impiegato anni a costruire.

Elvio Cecchini
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