Un corteo contro il caro vita ???

Un corteo contro il caro vita ???


Oggi pomeriggio ho visto il centro della città dove vivo trasformato in un campo di battaglia, e stavolta non riesco a stare zitto.

Un corteo contro il caro vita. Oltre cinquemila persone, quasi tutte giovanissime, partite da piazza Duomo. Dopo poco, in via Broletto, sono cominciati i sassi, le bombe carta, i fuochi d'artificio sparati addosso agli agenti. Qualcuno si era portato le carriole piene di sampietrini, tanto per chiarire con quale spirito era venuto. Poi la guerriglia è tornata in piazza Duomo, davanti ai turisti e alle famiglie: fuoco in strada, pensiline dell'Atm distrutte, vetrate di palazzi storici in frantumi, un negozio di scarpe svuotato, un'auto dei carabinieri devastata e saccheggiata. Decine di feriti, tra cui una poliziotta. Una cinquantina di persone portate in questura.

E allora una domanda la faccio io, da cittadino. Contro chi si protesta, esattamente, quando si protesta contro il caro vita? Il carburante e le bollette salgono perché il mondo è in guerra, perché l'energia costa, perché ci sono equilibri internazionali che nessuno di noi ha deciso. Di salari, di servizi, di tasse si può e si deve discutere. Ma con i sampietrini?

Perché alla fine chi paga? Il commerciante che domani mattina alza la serranda e trova la vetrina sfondata. Il pensionato che aspetta l'autobus sotto una pensilina che non c'è più. Il milanese che con le sue tasse ripagherà i danni. E poi il poliziotto, il carabiniere: gente che prende uno stipendio da vergogna, loro sì che avrebbero qualche ragione per lamentarsi del caro vita, e che oggi stava in strada a prendersi le pietre in testa per proteggere anche chi gliele tirava. Aggredire loro in nome del caro vita è un paradosso che non so nemmeno come commentare.

Le bandiere c'erano tutte, quelle italiane, quelle della pace e, immancabili ormai in qualunque piazza e su qualunque tema, quelle palestinesi. Gli organizzatori, va detto, avevano chiesto solo il tricolore e niente violenza. Non è bastato. Quando chiami a raccolta migliaia di ragazzi con un gruppo WhatsApp, senza nessuno che tenga in mano il corteo, la piazza la regali a chi è venuto per spaccare.

Ma la cosa che mi indigna di più non sono neppure i violenti. È una certa intellighentia di sinistra, quella che si crede raffinata, che già stasera comincerà a spiegarci il disagio, la rabbia sociale, le ragioni profonde. Distinguere è un dovere quando c'è da distinguere. Qui no. Qui c'è chi tira pietre a un ragazzo in divisa, e chi non prende le distanze in modo netto, senza un «ma» e senza un «però», fa un'operazione intellettualmente disonesta. Capire non vuol dire giustificare. E giustificare, davanti a scene così, vuol dire legittimare.

Io faccio l'avvocato. Difendo i diritti di tutti, anche di chi sbaglia, e continuerò a farlo. Ma il diritto di manifestare non ha mai compreso il diritto di devastare. E il conto, come sempre, lo paghiamo noi: i cittadini perbene, quelli che le pietre non le tirano e che domattina andranno a lavorare in una città un po' più ferita di ieri.


Stefano Giordano

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