Trump avvia le operazioni di golpe, per evitare la sconfitta alle elezioni del 3 novembre.
Il Ministero della Giustizia, guidato dall’ex avvocato personale del presidente, impone all’Alaska di non certificare i risultati elettorali se il candidato repubblicano non sarà eletto, e non esclude un intervento anche su altri Stati. Intimidazioni, bugie e mobilitazioni di un leader antidemocratico che non riconoscerà la probabile débâcle di metà mandato.
Questo è solo l’inizio o, meglio, è la naturale continuazione del Colpo di Stato fallito il 6 gennaio 2021 con l’assalto al Congresso di Washington che si apprestava a certificare la vittoria di Joe Biden. Donald Trump ieri ha chiesto al suo ex avvocato personale Todd Blanche, nominato Ministro della Giustizia e capo dell’apparato giudiziario americano, di imporre preventivamente all’Alaska di non certificare il risultato delle elezioni senatoriali del 3 novembre, ma solo nel caso in cui il senatore repubblicano uscente dovesse perderle, come prevedono oggi i sondaggi.
Il motivo di questo eccezionale interventismo giudiziario da parte di Trump è che sulla scheda elettorale dell’Alaska, peraltro definita dal governatore repubblicano e poi confermata dalla Corte Suprema statale, c’è un omonimo del senatore uscente repubblicano Dan Sullivan, che secondo Trump raccoglierà per errore voti che in realtà sarebbero del suo candidato (il Sullivan di Trump però sulla scheda è indicato come «repubblicano» e «in carica», proprio per evitare confusione).
L’omonimia del candidato è un pretesto cui Trump si attacca per cercare di evitare l’incredibile sconfitta, che potrebbe costargli la maggioranza in Senato, in uno Stato solidamente conservatore. Ma oggi il malcontento nei confronti di una Casa Bianca incompetente, corrotta, e responsabile dell’aumento del costo della vita, è così diffuso che, dall’Alaska al Texas, fino alla Georgia, i candidati in testa nei sondaggi sono molto spesso quelli anti trumpiani. In uno scenario da «fine del mondo», ha detto il ministro Blanche, il Dipartimento della Giustizia potrebbe impedire agli Stati di certificare i voti alle elezioni di metà mandato.
Il punto è che Trump non accetterà mai la sconfitta elettorale, tanto più che in caso di conquista democratica del Congresso per lui, la sua famiglia e la sua amministrazione si prospettano due anni di inchieste, interrogatori, mandati di comparizioni e molto probabilmente altri impeachment.
Oltre all’inaudita causa preventiva all’Alaska per non certificare l’eventuale vittoria democratica, resa ancora più stravagante dal fatto che il ministero della Giustizia non ha nessuna competenza sul tema elettorale, Trump sta intensificando altre operazioni per manipolare il voto. Operazioni cominciate tempo fa con la ridefinizione dei collegi in Texas in modo da dividere in distretti diversi i blocchi di voti a lui contrari, e continuate con le norme restrittive del voto per posta e le ripetute dichiarazioni preventive su elezioni truccate dai democratici.
In California, il ministero della Giustizia ha chiesto di non conteggiare un pacchetto di diciottomila voti inviato per posta perché potrebbero essere stati espressi da stranieri, mentre il Dipartimento di Stato ha domandato ai funzionari dispiegati nelle ambasciate di tutto il mondo, e in attesa di promozione, se avessero votato per Trump o meno.
L’Fbi, intanto, a pochi giorni dal voto ha condotto un raid nella casa di Washington della deputata del Minnesota Ilhan Omar, per indagare su presunte falsificazioni dei documenti con cui la sua famiglia avrebbe ottenuto la naturalizzazione. Secondo Trump, che ha chiesto le dimissioni della deputata, anni fa Omar si sarebbe addirittura sposata col fratello per ottenere lo status di immigrata legale.
Intimidazioni e bugie, come nei regimi autoritari. Soltanto nell’ultima settimana ci sono state intimidazioni anche sul candidato al Senato in Michigan Abdul El-Sayed, accusato da militanti assoldati dai trumpiani di essere affiliato a un gruppo terrorista, i Fratelli musulmani, il cui governo in Egitto fino a qualche mese fa è stato finanziato con fior di miliardi proprio dall’Amministrazione Trump.
Ma è la vicenda della candidata governatrice dell’Ohio, Amy Acton, a monopolizzare il dibattito politico. Un incredibile spot elettorale, prodotto dal suo avversario repubblicano Vivek Ramaswamy (ospite d’onore di Matteo Salvini a Roma nel 2024), ha mostrato la madre di Acton che accusa la figlia candidata di essere una bugiarda e quindi non meritevole di essere eletta. Il problema è che alcuni decenni fa, quando la candidata era ancora minorenne, un tribunale aveva tolto alla madre la custodia della figlia, che da allora non ha mai più visto, perché aveva scelto di difendere il suo compagno nonostante questi avesse stuprato la figlia allora tredicenne. Una cosa mai vista: i repubblicani, che già hanno problemi d’immagine per aver censurato il coinvolgimento di Trump nelle malefatte di Jeffrey Epstein, hanno accusato la vittima di un incesto di essere una bugiarda, scaricandole addosso il livore di una persona, la madre, che l’aveva abbandonata in solidarietà con il suo stupratore.
I trumpiani hanno anche creato un caso intorno a una misteriosa malattia che avrebbe colpito il candidato in Texas James Talarico, già raggiunto in precedenza da maldicenze sulla sua sessualità.
Trump è questo, non bisogna mai stupirsi della sua turpitudine, né sottovalutarlo, del resto ha sempre detto che il suo unico grande errore è stato quello di non aver contestato in modo più efficace i risultati elettorali del 2020, eppure allora aveva ordinato un assalto al parlamento che ha provocato cinque morti, migliaia di arresti e alcune centinaia di condannati (poi graziati da Trump il giorno dopo in cui ha rimesso piede alla Casa Bianca).
L’America democratica sta cominciando, con incredibile ritardo, a fare i conti col fatto che Trump non accetterà mai la sconfitta. Trump contesterà i risultati a lui avversi, mobiliterà l’Ice nel giorno delle elezioni per molestare gli elettori di origine ispanica e dissuaderli a votare, scatenerà gli apparati di sicurezza per sequestrare le schede elettorali e per contestare in tribunale i conteggi, ordinerà ai militanti nominati nelle commissioni elettorali locali di non certificare l’esito del voto, e sarà pronto, sempre con l’ausilio delle squadracce Ice, a sedare qualsiasi protesta dovesse nascere in opposizione alle sue decisioni.
“Qui non può succedere”, “It Can’t Happen Here”, è il celebre romanzo distopico scritto nel 1935 da Sinclair Lewis per scongiurare una svolta autoritaria e populista di stampo europeo in America. Allora, appunto, non è successo, ma illudersi che oggi non possa succedere è da ingenui, come dimostrano la causa intentata all’Alaska e le intimidazioni agli avversari. Comincia così.
Christian Rocca
https://www.linkiesta.it/2026/10/trump-golpe-alaska-midterm-elezioni/
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