Garlasco, due pesi e due misur?
Una riflessione che non possiamo ignorare.
Nel caso dell'omicidio di Chiara Poggi c'è un aspetto che merita di essere affrontato con maggiore obiettività: il modo in cui la vita privata e la sessualità delle persone coinvolte sono state utilizzate per orientare l'opinione pubblica.
Per anni Alberto Stasi è stato sottoposto a una vera e propria esposizione mediatica legata ai contenuti pornografici presenti nel suo computer. Quei contenuti sono diventati un elemento centrale del racconto giornalistico, alimentando sospetti, ricostruzioni e ipotesi su un possibile movente. Si è finito, in molti casi, per confondere le abitudini sessuali di una persona con la sua possibile responsabilità in un delitto.
Oggi, con la diffusione delle notizie sui filmati attribuiti ad Andrea Sempio, ci troviamo davanti a materiale che, almeno secondo quanto riportato dalla stampa, contiene dichiarazioni particolarmente inquietanti sulla violenza sessuale, sulla sopraffazione e sulla sessualità. Materiale che merita di essere analizzato dagli investigatori, contestualizzato e valutato con rigore.
E allora la domanda è inevitabile: perché ciò che ieri contribuiva a costruire un'immagine negativa di Stasi oggi dovrebbe essere considerato irrilevante quando riguarda Sempio?
Non si tratta di sostenere la colpevolezza dell'uno o dell'altro. Sarebbe un ragionamento superficiale e ingiusto. Si tratta di pretendere coerenza. Se la vita privata, i comportamenti sessuali e i contenuti digitali possono essere approfonditi per comprendere un possibile movente, questo criterio deve valere per tutti. Ma deve valere anche un'altra regola fondamentale: nessun contenuto pornografico, nessuna fantasia sessuale e nessuna dichiarazione disturbante costituiscono, da soli, la prova di un omicidio.
C'è poi un problema ancora più grande: il processo mediatico. Una volta che una persona viene associata pubblicamente a determinati contenuti, diventa difficile separare i fatti dai giudizi morali. Il sospetto si trasforma in certezza nella percezione collettiva, anche quando gli elementi disponibili non giustificano quella conclusione.
Stasi è stato raccontato per anni anche attraverso la lente della sua sessualità. Oggi Sempio rischia di essere raccontato attraverso quella dei suoi filmati. Ma una persona non può essere giudicata sulla base di quanto ci scandalizza il suo materiale privato. Deve essere giudicata sulla base delle prove che la collegano concretamente al reato.
La domanda, quindi, non è se Stasi o Sempio abbiano gusti, comportamenti o pensieri che possono apparire discutibili. La domanda è se esistano prove oggettive, scientificamente verificabili e giuridicamente solide che dimostrino la responsabilità di chi viene accusato.
Perché la giustizia non può cambiare metro di giudizio a seconda del nome che compare sui giornali.
E soprattutto non dimentichiamo la persona da cui tutto è cominciato: Chiara Poggi. La sua morte merita una verità costruita sui fatti, non una verità confezionata attraverso il giudizio morale sulla vita privata degli altri.
La coerenza non è un'opinione. È il minimo che possiamo pretendere da chi racconta e da chi indaga.
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