Capannori. Al Teatro Artè, sabato sera scorso (31
ottobre) è calato il sipario sul Folk Studio Festival che ha chiuso in
bellezza questa seconda edizione targata 2026 con un quasi inaspettato
sold out e soprattutto con un’emozionante bellissima citazione di
Francesco Guccini, letta dal primo dei due ospiti di questo ultimo
incontro ovvero il maestro Giuseppe ‘Beppe’ Dati (l’altro era il musicista Marco Fontana) presa in prestito dalla canzone Incontro: "E
pensavo dondolato dal vagone: Cara amica, il tempo prende, il tempo dà.
Noi corriamo sempre in una direzione, ma qual sia e che senso abbia chi
lo sa. Restano i sogni senza tempo, le impressioni di un momento, le
luci nel buio di case intraviste da un treno, siamo qualcosa che non
resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno. Grazie
Francesco”. Un grazie Francesco che è stato giustamente aggiunto dal paroliere Beppe Dati a cui è seguito un caloroso e lungo applauso.
La serata è iniziata con la presentazione da parte del patron del Festival Simone Martini seguita dai saluti del sindaco del Comune di Capannori Giordano Del Chiaro
intervenuto per testimoniare l’apprezzamento dell’amministrazione
comunale per il lavoro fatto e il percorso del Folk Studio Festival
confermando il sostegno alla sua continuità, dall’assessora alle
politiche educative e sociali Silvia Sarti sempre del
Comune di Capannori, dall’associazione Per Lammari Aps promotrice
dell’evento e dei due ospiti d’onore appunto il paroliere e compositore Beppe Dati e del musicista Marco Fontana che hanno introdotto il docu-film su Francesco Guccini dal titolo: Fra la via Emilia e il West.
E’ stata anche una serata partecipata da parte pubblico che, subito
dopo il film, ha vissuto emozioni grazie al piccolo cabaret messo in
scena da Beppe Dati come vocalist e Marco Fontana che accompagnava con
la chitarra, posizionati proprio sotto il palco vicino agli stessi
spettatori. I due protagonisti della serata hanno condiviso con il
pubblico ricordi, storie e canzoni da Quel giorno di aprile a Don Chisciotte e poi è arrivato finalmente Cirano e
qui il teatro pieno, le tante voci e le parole di questa canzone
conosciuta e amata ha fatto sì che tutto è diventato per qualche minuto
un canto collettivo. Infine la suggestiva lettura, spiegata all’inizio
dell’articolo, che ha letteralmente conquistato gli intervenuti.
“È stato uno di quei momenti per cui vale la pena fare questo lavoro – dichiara il direttore artistico Simone Martini
- ritrovarsi in una canzone, riconoscersi nelle parole, scoprire che la
musica può ancora farci sentire parte della stessa storia. La cosa più
importante è stata vedere le persone partecipare, tornare a teatro e
condividere questi momenti. Il FolkStudio è un progetto che cresce
grazie agli artisti, alle istituzioni, ma soprattutto al pubblico che
sceglie di esserci. Ci sono serate che finiscono quando si spengono le
luci e altre che continuano a vivere anche dopo. Questa seconda edizione
ci dà la voglia e la responsabilità di continuare a costruire questo
percorso insieme al territorio. La musica come occasione per ritrovarsi e
sentirsi parte di una stessa comunità, come avere un teatro pieno e
tante voci unite in una canzone. Un buon punto da cui ripartire”.
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