La scultura a S. Anna diventa scontro politico
Lucca, l'opera d'arte di Porta Sant’Anna è diventato un campo di battaglia politica: ora basta, forse è arrivato il momento di rimuoverlo
A Lucca c'è una opera artistica che ormai sembra avere perso la sua funzione originaria per trasformarsi in un terreno di scontro politico permanente. È la scultura “Oltre le radici”, realizzata dall'artista Stefano Pierotti e collocata nella rotatoria di piazzale Boccherini, davanti a Porta Sant’Anna. Nata per ricordare i lucchesi emigrati nel mondo, l'opera è stata inaugurata nel settembre 2019, su commissione dell'associazione Lucchesi nel Mondo e con il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. Da allora, però, la sua storia è diventata tutt'altra cosa.
Le prime tensioni sono arrivate con gli interventi dello stesso Pierotti, che ha progressivamente modificato la scultura, togliendo alcune foglie e aggiungendo scritte e messaggi di denuncia sociale. Nel 2021 compare il riferimento ai versi di Pier Paolo Pasolini: “Oggi è domenica, domani si muore”. Nel 2023, dopo la tragedia di Cutro, il messaggio viene modificato in “Oggi è domenica, domani si muore in mare”. Nel maggio 2025 arriva un ulteriore intervento, con il riferimento alla tragedia di Gaza e la presenza della bandiera palestinese. L'artista ha sempre rivendicato il diritto di intervenire sulla propria creazione, considerandola un'opera viva, capace di dialogare con la realtà e con le tragedie del presente.
Una posizione che ha incontrato critiche, soprattutto da parte di chi ritiene che una scultura commissionata per celebrare la memoria dell'emigrazione lucchese non possa essere trasformata in una sorta di bacheca personale. Anche l'amministrazione comunale ha manifestato più volte la propria contrarietà alle continue modifiche, senza però arrivare a una soluzione definitiva.
Il 4 novembre 2026 la vicenda si arricchisce di un nuovo capitolo. Questa volta a intervenire non è l'artista, ma la Lega di Lucca e Capannori. Nella notte i militanti del partito, tra cui il consigliere comunale Massimo Fagnani, hanno collocato una bandiera italiana sopra quella palestinese presente sull'installazione. La motivazione dichiarata è legata alla celebrazione del 4 Novembre, Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate. La Lega ha definito l'iniziativa un gesto simbolico di attaccamento alla bandiera italiana e ai valori nazionali, ricordando anche i quattro militari italiani morti nell'incidente dell'elicottero in Bosnia.
Naturalmente, anche questo intervento ha un significato politico evidente. Il Tricolore collocato sopra la bandiera palestinese non è soltanto un gesto celebrativo: è una presa di posizione all'interno di una controversia che da tempo attraversa la città.
Ma a questo punto emerge una questione che dovrebbe interessare tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche: quali sono le regole che valgono per intervenire su un'opera collocata in uno spazio pubblico?
IL PROBLEMA DELLA LEGALITÀ: LE REGOLE DEVONO VALERE PER TUTTI
Sul piano giuridico occorre distinguere due situazioni.
Per quanto riguarda Stefano Pierotti, la legge sul diritto d'autore, la numero 633 del 1941, riconosce all'articolo 20 i diritti morali dell'artista, tra cui la tutela della paternità dell'opera e la possibilità di opporsi a modificazioni che possano pregiudicare il suo onore o la sua reputazione. Questo, tuttavia, non significa che l'autore possa modificare senza limiti un'opera pubblica, soprattutto quando la proprietà, la disponibilità e gli accordi con il committente sono passati ad altri soggetti. Le modifiche devono essere valutate anche alla luce degli accordi originari, della proprietà dell'opera e delle eventuali tutele amministrative e culturali.
Per quanto riguarda la Lega, il principio è sostanzialmente lo stesso. Il fatto che la bandiera italiana sia stata collocata con magneti e senza, secondo quanto riferito, danneggiare la scultura non significa automaticamente che l'intervento sia autorizzato. Se il monumento appartiene al Comune, o comunque è nella disponibilità dell'amministrazione, un partito politico non può considerarlo uno spazio liberamente utilizzabile per proprie iniziative. Bisogna verificare se fosse stata concessa un'autorizzazione e se le modalità di collocazione fossero compatibili con le regole applicabili al bene e all'area.
Il Codice dei beni culturali, decreto legislativo 42 del 2004, prevede specifiche autorizzazioni per gli interventi sui beni sottoposti a tutela. Non è però possibile affermare che ogni singola collocazione temporanea di una bandiera richieda automaticamente un'autorizzazione della Soprintendenza: occorre conoscere l'effettivo regime di tutela e le modalità dell'intervento.
Ecco perché sarebbe opportuno che il Comune chiarisse pubblicamente se Pierotti fosse autorizzato a effettuare le proprie modifiche e se la Lega avesse ottenuto il permesso per collocare il Tricolore. Le regole non possono cambiare a seconda di chi compie il gesto o del messaggio che vuole trasmettere.
FORSE È ARRIVATO IL MOMENTO DI TOGLIERE QUESTA OPERA ARTISTICA?
Rimane infine una riflessione che riguarda il futuro di questo spazio urbano.
Dopo anni di polemiche, scritte, cancellazioni, bandiere, interventi dell'artista e iniziative dei partiti, forse sarebbe opportuno che l'amministrazione comunale prendesse una decisione definitiva. Non per censurare un artista, non per penalizzare una posizione politica e nemmeno per stabilire quale bandiera debba prevalere sull'altra.
Semplicemente perché una rotatoria stradale non può diventare continuamente il palcoscenico di una contesa politica che sembra non avere fine.
LUCCA e Polemiche
La scultura si trova in un punto di passaggio importante, davanti a una delle porte di accesso alla città. È uno spazio che dovrebbe essere dedicato alla sicurezza della circolazione e alla fruizione ordinata della città, non trasformarsi ogni pochi mesi nel centro di nuove contrapposizioni.
Forse la soluzione più ragionevole sarebbe trasferire l'opera in un luogo più adatto, dove possa essere valorizzata e dove l'artista possa eventualmente proseguire il proprio percorso creativo nel rispetto delle regole e degli accordi con il proprietario. Il tema dell'emigrazione lucchese merita certamente di essere ricordato, ma anche la libertà artistica può trovare una collocazione diversa dalla rotatoria.
A quel punto il Comune potrebbe restituire alla rotatoria la sua funzione originaria, evitando che ogni nuova scritta, ogni bandiera o ogni intervento diventi l'occasione per l'ennesimo scontro tra partiti.
Perché una città ha bisogno di memoria, arte e libertà di espressione. Ma ha anche bisogno di spazi pubblici gestiti con equilibrio, regole uguali per tutti e un'amministrazione capace di chiudere le questioni che si trascinano per anni.
E forse, dopo tutto quello che è successo a Porta Sant'Anna, è proprio questo il momento di voltare pagina.
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