• 0 commenti
  • 01/10/2025 16:02

Salute mentale e sicurezza: l’allarme che ritorna senza mai cambiare nulla

L’ennesima tragedia familiare riporta al centro un dibattito che ciclicamente si accende e subito si spegne: salute mentale, prevenzione, ordine pubblico. Un uomo con storia psichiatrica che uccide moglie e figli diventa il nuovo caso simbolo, ma la discussione prende sempre la stessa piega: richiami a leggi più dure, nostalgie di manicomi, proclami di riforme mai realizzate. La chiusura dei manicomi con la legge Basaglia nel 1978 è stata una conquista di civiltà, ma da allora poco è stato costruito per sostituire davvero quel sistema. Al loro posto sono nate le REMS per gli autori di reato con disturbi psichiatrici, e i Dipartimenti di salute mentale nei territori. Strutture che, però, restano poche, disomogenee e cronicamente sottofinanziate. Alcune regioni ne sono prive, altre hanno carenze di personale e lunghe liste d’attesa. Nel frattempo le famiglie reggono da sole il peso. Non solo nei casi estremi di cronaca, ma ogni giorno: genitori, partner, fratelli diventano caregiver invisibili, costretti a gestire crisi, farmaci, isolamento sociale, spesso senza sostegno né strumenti. Quando la malattia non esplode in sangue, rimane nell’ombra. Il sistema sanitario risponde quasi solo all’emergenza. Il pronto soccorso o il TSO diventano l’unico ingresso, mentre mancano percorsi continui di presa in carico, sostegno psicologico e sollievo per chi assiste. I giovani, in particolare, mostrano tassi crescenti di ansia, depressione, dipendenze, ma le strutture per loro sono ancora più fragili. Dopo ogni omicidio o atto di violenza compiuto da una persona con diagnosi psichiatrica, la cronaca si concentra sul tema dell’ordine pubblico. Si invocano pene più severe o “misure preventive” che separino i malati pericolosi dagli altri, dimenticando che la stragrande maggioranza non è affatto violenta. La malattia mentale viene ridotta a problema di sicurezza, e non di salute. Così il copione si ripete: indignazione immediata, titoli allarmati, dichiarazioni politiche a caldo. Poi il silenzio, fino al prossimo fatto di sangue. Intanto i servizi restano sguarniti, gli operatori sempre meno, le famiglie sempre più sole. A quasi cinquant’anni dalla legge Basaglia, la verità è amara: non c’è stata una vera alternativa costruita con continuità. Non bastano proclami o campagne del momento. Servono risorse stabili, personale formato, servizi territoriali forti, sostegno concreto alle famiglie e un linguaggio che smetta di confondere cura con controllo. Senza questo, ogni nuova tragedia sarà solo l’ennesimo specchio infranto di un sistema che si limita a reagire, mai a prevenire. Salute mentale e sicurezza News

Gli altri post della sezione

Senza tagliandi

Quando piove occupare gli ...

Deve essere una moda…

Ma tutte le riparazioni co ...

Manutenzione

P.verdi. Oltre allo sporco ...

Io sto con il pensionato

Il povero fotografo che va ...

UNITE FOR GOOD

UNITE FOR GOOD, uniti per ...