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  • 24/04/2026 01:53

MOVIMENTO contro le torture elettroniche, psicologiche e mentali

DENUNCIA DELL'ABIEZIONE CHI C'è DIETRO, SE NON DIA O ROC-ROS ? Dichiarazione pubblica di Paolo Dorigo, cn Acofoinmenef, 18-04-2026 Pubblico e diffondo in questa occasione, dopo Gaza e Caracas, dopo le stragi causate dai bombardamenti sionisti in Libano e americani e sionisti in Iran, a pochi giorni dal 25 aprile, giorno simbolo della libertà e dello status di cittadini istituito con la Costituzione promulgata il 27 dicembre 1947, una precisazione importante a proposito della nostra denuncia collettiva del 6 gennaio 2025 e di tutte le mie precedenti denunce di tortura, consegnate agli uffici matricola dei carceri di Livorno-Sughere, Spoleto, Sulmona, e alle Procure della Repubblica di Venezia, Biella, Torino, Perugia, Livorno, Roma, ecc, prima e dopo la legiferazione del reato 613 bis cp (art. 1 della Legge 14/07/2017, n. 110 con decorrenza dal 18/07/2017 ): Il trattamento torturatorio nella detenzione 1993-2006, iniziato esplicitamente (uditivamente e fisiologicamente) in carcere nell'aprile-maggio 2002 [primo episodio, aprile 2002, voce maschile si è presentata come Divisione Antimafia] e continuato anche dopo il traferimento ai domiciliari nel marzo 2005, che continuo a subire ancora oggi, e specialmente nelle ore notturne si qualifica da solo: terrorismo psicologico, minacce di morte, istigazione a delinquere, sublimazioni e narrazioni psichicamente indotte con mezzi tecnologici, atte a dimostrare l'indimostrabile e insignificante penalmente, motivazione del trattamento stesso: le tesi del gen.Ganzer ex comandante dei ROS di Padova, già cassate dalle Corti d'Assise di Venezia (1991) e Roma (1992). In questi ultimi dieci mesi, questo trattamento si è ulteriormente specificato a livello sia uditivo che fisiologico, da parte di soggetti (donne e uomini) che si qualificano o come "carabinieri" e che si esprimono a livello chiaramente illegale e istigatorio, e che paiono nella loro narrazione psichica opporsi ad una voce femminile autonominandosi con il nome e cognome di una funzionaria carceraria che ascoltò la mia denuncia del trattamento che subivo nel maggio 2002, subito dopo la mia ribellione e le due aggressioni a due agenti di polizia penitenziaria nel carcere di Biella. Questo teatrino di follia non è certo frutto della mia mente o fantasia. Sono formalmente libero dal marzo 2006. Questi 24 anni di trattamento illegale e (dal 2017) criminale non mi spiego altrimenti che con la mia militanza nel proletariato, che da tempo, data la particolare condizione che subisco, si limita a traduzioni internazionaliste e lavoro sindacale con i lavoratori e le lavoratrici che si uniscono a SlaiProlCobas e a Federazione autisti operai. Questo documento NON è frutto di una persona malata. E LA MAGISTRATURA TACE, AL PIU' ARCHIVIA. NON è GIUSTO ED è OFFENSIVO ANCHE DELLA MEMORIA DI MIO PADRE Vladimiro Dorigo, CHE HA DENUNCIATO QUESTE COSE SIN DAL 2004. E' opportuno che in conclusione di questa breve nota ricordi i miei impegni ed esperienze. Sono nato nel 1959 a Venezia. Nel giugno 1973 ho aiutato al festival nazionale dell'Unità in Campo Santa Margherita a Venezia. Dal settembre 1973 al congresso di Rimini ho militato in Lotta continua.Dal ottobre 1976 al ottobre 1982 ho militato nell'autonomia operaia, in particolare nei Collettivi politici per il potere operaio e nel Comitato operaio del Petrolchimico, nei movimenti nelle scuole e a fianco degli occupanti di case sfitte. In quel periodo sono stato detenuto dal 19 giugno 1977 al 27 settembre 1977 presso l'ospedale civile di Venezia e quindi nel carcere minorile di Treviso). Successivamente ho costituito con altri compagni il Centro di documentazione marzista-leninista a Marghera e in tale veste sono stato poi imputato, carcerato e detenuto per complessivi 3 anni, quindi assolto in entrambi i casi, su rapporti dei ROS, dalla Procura della Repubblica di Venezia, accusato di organizzazione di banda armata (prima Br-pcc e poi Unione dei comunisti combattenti). Nel gennaio 1991 ho sposato la compagna Biliato, che era all'ergastolo condannata nel processo Taliercio (ci siamo consensualmente divorziati nel 2004), quindi nell'ottobre 1993 sono stato riarrestato e nel novembre 1995 sono stato innestato clandestinamente, durante un sonno con anestesia indottami mentre dormivo, nel carcere speciale di Novara. Il 4 gennaio 1996 mi sono bruciato con 180 gr di gas butano, e quindi operato a Torino il 10 gennaio 1996. Non avevo deciso di suicidarmi: si è trattato di induzione al suicidio. Ho precisato l'episodio del novembre 1995 e del 4 gennaio 1996 nella postfazione del libro che ho tradotto del mio amico Mojmir Babaceck, libro che misteriosamente è molto taciuto e nascosto al pubblico. NAZISTI, LA STORIA VI CONDANNERA', I POPOLI VI CONDANNANO GIA' DA TEMPO https://associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/

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