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  • 30/04/2026 12:06

Monte Faeta, incendio ancora attivo: in fiamme oltre 60 ettari

Monte Faeta, incendio ancora attivo: in fiamme oltre 60 ettari. Squadre al lavoro senza sosta dopo l’emergenza di domenica

LUCCA – Proseguono senza sosta le operazioni di spegnimento dell’incendio boschivo attivo da martedì sul Monte Faeta, in località Santa Maria del Giudice. Un nuovo e impegnativo fronte di intervento che segue a breve distanza la giornata già particolarmente intensa di domenica, confermando un periodo di forte pressione per il sistema antincendio boschivo.

L’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio è impegnata fin dalle prime fasi con due Direttori delle Operazioni, sette squadre di operai forestali, specializzati anche nell’utilizzo di attrezzature da taglio, affiancate da una squadra dell’Unione dei Comuni della Garfagnana e dal supporto delle associazioni di volontariato.

Le operazioni, tuttora in corso, richiedono un lavoro continuo e l’impiego di tecniche di spegnimento avanzate, condotte anche da unità operative specializzate (GAUF). A rendere particolarmente complessi gli interventi sono la difficoltà di accesso all’area interessata e la tipologia di vegetazione coinvolta, costituita in prevalenza da pineta.

Fin dalle prime ore della mattinata di ieri si è reso necessario l’intervento dei mezzi aerei del servizio antincendio regionale, con due elicotteri, successivamente affiancati nel pomeriggio da due Canadair della flotta aerea nazionale dei Vigili del Fuoco.

Secondo le stime attuali, la superficie boschiva interessata dalle fiamme ha già raggiunto circa 60 ettari, un dato che potrebbe purtroppo aumentare anche a causa del vento di grecale che continua a interessare la zona, favorendo la propagazione del fronte di fuoco.

I commenti

La faccenda è la seguente:

Se nel bosco ci sono molte piante che bruciano facilmente (pino, leccio, erica, ecc.) e c'è molto materiale morto (tronchi caduti, ramaglia, ecc.), gli incendi sono un fatto naturale anche loro. Vero che molte volte sono esseri umani ad innescarli, ma gli incendi ci sarebbero comunque. Anzi tirare sugli incendi l'acqua o altre sostanze con aerei ed elicotteri non è per nulla "naturale". Se l'uomo non sapesse accendere il fuoco ci sarebbero pochissimi incendi, ma se l'uomo non sapesse spegnere il fuoco, quei pochissimi incendi brucerebbero aree grandi come la provincia di Lucca per ogni evento; altro che 800 ettari! Dunque, se non volete gli incendi il bosco va gestito in modo che:

1. Ci siano aree con specie di piante che non bruciano facilmente ad interrompere la continuità di pinete e leccete
2. Almeno nelle suddette aree ci sia meno materiale secco al suolo.

Il bosco come è oggi sulle basse colline lucchesi e sul monte pisano è come una stufa carica di legna secca e se lo lasciate com'è dovete considerare che gli incendi sono un fenomeno naturale ed inevitabile. Poi, attenzione, ad ogni grande incendio c'è una specie esotica che brucia male, la quale si diffonde sempre più. Questa specie è la Robinia e avere molti boschi di robinia diminuisce la biodiversità. Ma voi, tenendo i boschi come li tenete, favorirete lo sviluppo della robinia dove essa può emettere i polloni radicali e lo sviluppo di pino e leccio (che bruciano bene) sul resto. Lo ripeto, in barba al ritorno della natura avrete sempre più incendi.

Anonimo - 04/05/2026 01:20

In merito alla pulizia degli oliveti.
Tenevo insiene a mio padre oliveto e bosco, non tutto l'oliveto, metà era curato da uno zio. a volte mio padre se la prendeva con suo fratello perchè bruciava le ramaglie, mentre mio padre ed io mai (MAI) bruciato neppure uno stecco. Il metodo per eliminare le ramaglie è molto semplice anche perché il microclima della zona aiuta assai. Le ramaglie piccole finivano sminuzzate il più possibile in un mucchio su un piccolo terrazzamento nel bosco di castagni, probabile sito di antica carbonaia. Mentre l rami grossi finivano poi nella stufa. L'anno successivo lo sbriciolume era praticamente quasi scomparso tutto, o meglio diventato humus.
Va detto che per questo è un posto fortunato, ho provato la stessa cosa a casa, ma quì sono necessari anni per lo stesso risultato.
Fuoco assolutamente zero.
Nel sud della Francia è attività corrente, là usano i cippatori, grandi e piccoli, potano e dopo passano col cippatore che sputa tutto il cippato sul terreno, questo per produrre suolo coltivabile utile, visto che là in tante zone hanno intorno a trenta centimetri, ed anche meno, di spessore di suolo coltivabile.
Purtroppo quì non esiste quella cultura oppure è molto rara.
Risolverebbe anche il problema del PM10 invernale.
Fanno prima a bruciare. Fanno prima?
Hanno fatto prima?
Glielo dirà un Giudice se hanno fatto prima.
Dal dire al fare!

... - 02/05/2026 17:05

Invece bruciare l'erba della Giamaica all'ambiente fa bene e non è andare contronatura. Vedo i lamentosi della natura che però sono praticamente anche gli stessi che sono andati a farsi le canne davanti al parlamento. Che ipocrisia.

anonimo - 02/05/2026 14:44

"le aree abbandonate devono tornare alla natura", NESSUNO le obbliga, quindi NON devono, ma NATURALMENTE ci torneranno alla natura.
E' un semplice stato di fatto.
Poi le frane e smottamenti sono sempre esistiti e sempre esisteranno.
Qualche studioso, riferendosi al biblico Diluvio Universale, scrive esista una certa probabilità che quel diluvio sia riconducibile ad un paio di fenomeni catastrofici avvenuti tra il 6000 e l'8000 AC., il primo è la formazione del Mar Nero, il secondo una immane frana del fondo marino avvenuta a largo della Norvegia di cui hanno tovato tracce in Gran Bretagna. Oltre al classico scongelamento dei ghiacci, durante il quale è scomparsa una vasta terra nel Mar del Nord, dopo l'ultimo periodo glaciale,
Se va a studiarsi le mappe delle frane censite sulle nostre colline, può 'realizzare' quello che normalmente non vede e a cui non pensa. Mia madre è nata in una casa costruita su una enorme frana, instabile, infatti quella casa, non più di proprietà di famiglia, anche adesso è in continuo impercettibile movimento, e ci possono fare veramente poco, se non il solo drenaggio ed allontanamento dell'acqua.
Poi se vuol tornare all'economia di susistenza è liberissimo di farlo, esistono persone che con due caprette hanno trovato la felicità!
Mio padre ha raccontato una piccola, oggi insignificante, storia, che all'epoca significava avere o non avere il pane in tavola.
Gli rubarono un sacco di castagne appena raccolte. Da vecchio ebbe la confessione del 'ladro', il ladro rideva, mio padre no.
Poi è chiaro che la Natura ha i suoi tempi.
Ad esempio i boschi di castagni non sono 'naturali', non sono di queste zone, ma originari della Turchia. Sono stati inpiantati dai Romani e forse anche prima, e spariranno così come gli oliveti, sostituiti dai lecci ed altre essenze della macchia mediterranea. Anche le belle pinete costiere in gran parte sono artificiali. Chiaro è che sulle colline, essendo boschi cedui artificiali, senza gestione comportano inevitabilmente frane, avendo in genere radici in sottile strato di terreno. Nel bosco-oliveto che tenevo insieme a mio padre, al massimo ci può essere meno di un metro di terreno sciolto, sotto è roccia calcarea o scisto.
Dal dire al fare!

... - 02/05/2026 13:50

Se le aree abbandonate devono tornare alla natura, allora devono esser chiare alcune cose che mi pare Lei ignori. Facendo un veloce riassunto:

1. Aree gestite da almeno 2000 anni non tornano alla "natura" senza intoppi. Per un periodo più o meno lungo tali aree sono aree già gestite (antropizzate Le piace?) e ora in abbandono e questo comporta rischi per l'uomo
2. Gli ecosistemi gestiti ed in stato di abbandono sono produttivi di incendi, frane e smottamenti
3. Gli incendi sono un fenomeno naturale e vanno accettati. Se poi a qualcuno brucia la casa, la cosa va accettata come evento naturale
4. Frane, smottamenti e alluvioni sono eventi naturali anche loro e come sopra vanno accettati
5. Se il territorio viene abbandonato perché la gestione è un "relitto otto - novecentesco", ciò è possibile perché disponiamo dell'energia necessaria per far arrivare da lontano le cose che mangiamo. Bruciare petrolio per spostare prodotti agricoli non esattamente "naturale"

Basta sapere ed accettare quelle che sono le conseguenze dell'abbandono, poi tutto va bene.

anonimo - 02/05/2026 00:51

La gretta realtà, l'ignoranza vi seppellirà.
Sono comproprietario, nel tempo con le varie eredità siamo diventati dodici, di poco più di un ettaro nella zona ovest, bosco ed oliveto, sperduta zona accessibile solo a piedi o con elicottero.
Finchè ho potuto, prima con uno zio e con mio padre bonanima, l'ho curato pur essendo un relitto dell'epoca, otto-novecentesca, delle vite di sussistenza. Adesso non posso, anzi non possiamo più ne fisicamente ne economicamente, perchè anche se potessi economicamente non troverei anima viva per andare a mantenere quello sperduto ettaro.
Solo nominare lo Stato è semplicemente romanzesca fantasia di una ipocrita mente in tutta evidenza malata.
Quei territori naturalmente ritornano e ritorneranno alla Natura con la enne maiuscola.
Altra faccenda è l'ignoranza, oppure il criminale dolo, foraggiato quello sì, certamente dallo Stato, quando vi dicono e vi scrivono che le punizioni non servono, è solo e soltanto la dimostrazione plastica della malafede, dell'ipocrisia in cui siete immersi fino al collo.
E' solo politica di bassa lega, alla ricerca smasmodica di consenso, la malattia endemica difficilmente estirpabile con le moderne scuole italiane di politica, di qualsiasi colore.
I piromani intanto metteteli dentro per venticinque-trent'anni, non dentro le celle esistenti, ma dentro strutture che oggi non esistono, carceri dove si lavora, si studia, si legge, si gioca, si passeggia, ci si informa, si faccia scuola di vita, e che abbiano anche torri di isolamento, anche vuote, ma comunque in CARCERI.
Purtroppo queste carceri sono aborriti dalla politica poichè semplicemente non portano VOTI, per il consenso del popolino, molto meglio costosissimi monumenti al NULLA.
Con ossequi,
UN IGNORANTE.

... - 01/05/2026 13:15

...lo stato in cui si trovano i boschi. A livello economico la loro gestione è problematica, ma quando ci sono i soldi pubblici per fare qualcosa, allora intervengono gli invasati ambientalisti. La gestione delle aree "protette" del Monte Pisano è un fallimento che genera solo incendi e danni. Cì sono troppe pinete, troppi pini malati in piedi e troppe piante morte al suolo. Gli incendi sono voluti.

Anonimo - 01/05/2026 03:38

Marco nessuno ce l'ha con i volontari. Tutti vogliono che smetta di bruciare quanto prima, per il bene di tutti, volontari e operatori compresi. Ma se lei pensa che tutto vada bene così e che non ci si possa interrogare su come vengano gestite le emergenze sotto tutti i punti di vista, magari auspicando un intervento celere dei mezzi adeguati, tanto per fare un semplice esempio, allora stiamo commettendo un grave errore per il bene dei boschi e delle persone tutte. Se per lei tutto è apposto così, allora forse è meglio limitarsi a difendere le case vicine all'incendio. Ovviamente la mia è provocazione volta ad estremizzare il concetto. La saluto ringraziando il suo impegno e ringrazio quanto fatto dai volontari e da chi è operativamente coinvolto.

Anonimo - 30/04/2026 21:50
H

Gli elicotteri dovrebbero stazionare a tassignano invece l intervento parte da lontano .

L - 30/04/2026 21:39

Sono esterrefatto, ma non possiamo far passare certi commenti, mentre ci sono squadre di operatori impegnate in una attività immane per cercare di salvare il salvabile, soprattutto le persone della comunità vicine al monte faeta.
Riassumo:
-inutili e costose le risorse impiegate. "Cosa facciamo lasciamo bruciare tutto e tutti?;
-mezzi adeguati e moderni. "Aero, elicottero dal cielo e mezzi leggeri ad ok da terra, cosa sono?"
-chi paga tutto questo. "Noi comunità, visto che a causare l'incendio è stato uno di noi sapiens".
Non amo commentare sui social, ma questo è troppo, lo devo a tutte/ i le persone senza volto che ogni giorno rischiano per il prossimo senza chiedere niente. Io sono Marco, uno di loro, purtroppo non più operativo per raggiunto limite di età ma sono sicuro che qualche ragazza o ragazzo ha già preso il mio posto alla faccia del qualunquismo.

Marco - 30/04/2026 18:48

Mi scusi, dopo quanto è stato avvistato l'incendio? Dopo quanto tempo è intervenuto l'elicottero? Ma è vero che gli elicotteri viaggiano a vista, nel senso che di sera non operano? Si rende conto che il fronte si è allargato enormemente e rispetto a ieri è peggiorato? Si rende conto che forse nemmeno questa sera riusciranno a circoscriverlo? Si rende conto che forse ci sono aspetti organizzativi, logistici, strumentali e nella gestione del personale che forse vanno rivisti o che quantomeno evidenziano delle gravi falle? Vada a parlare con chi in questi anni ha subito incendi e vediamo se loro qualche domanda se la pongono nella speranza di non apparire ai suoi occhi dei qualunquisti. Fa tenerezza vedere elicotteri con il secchiellino tirare acqua su zone dove prima di toccare il terreno viene vaporizzata dal calore! E lei parla di qualunquismo. Bel coraggio.

Anonimo - 30/04/2026 18:07

Di imbarazzante e inutile ci sono solo certi commenti qualunquisti.
All'opera ci sono professionisti e volontari, che ogni anno forniscono un contributo fondamentale nella gestione di questa e mille altre emergenze. Vero che si potrebbe e si dovrebbe investire di più.
Forse se ne renderà conto (non glielo auguro) quando accadrà qualcosa di simile nei pressi di casa sua (anche se probabilmente lei abita ben lontano da aree boschive, sennò non scriverebbe scemenze del genere).
E tutto viene ovviamente pagato dalla collettività, com'è giusto che sia.

Anonimo - 30/04/2026 16:17

Inutili e costosi le risorse di mezzi e uomini utilizzati per spegnere un incendio di queste proporzioni. Un incendio si spegne con un intervento tempestivo e con mezzi adeguati. Anche investendo in strumenti moderni. Quanto ci è costato? Chi paga per questa costosa macchina inutile?

Anonimo - 30/04/2026 14:37

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