• 13 commenti
  • 03/05/2026 12:47

Individuati i responsabili del rogo del Monte Faeta

Ci sono storie che non hanno bisogno di essere romanzate, perché fanno già male così come sono. Questa arriva dalle colline tra Lucca e Pisa, in una zona che molti conoscono per la sua bellezza tranquilla, fatta di ulivi, boschi e silenzi. E invece, per giorni, quel silenzio è stato rotto dal rumore degli elicotteri, dal crepitio delle fiamme e dalla paura. Tutto è partito da un gesto semplice, quasi banale. Due giardinieri stavano lavorando in un oliveto, come tante altre volte. Hanno potato gli alberi, accumulato i rami e poi dato fuoco ai residui. Una pratica antica, che per anni è sembrata normale. Il problema è che il mondo attorno è cambiato, ma certe abitudini sono rimaste le stesse. Le fiamme, che sembravano sotto controllo, non lo erano affatto. E quando se ne sono andati, convinti che fosse tutto finito, in realtà stava appena iniziando. Da quel punto il fuoco si è allargato senza pietà. Ettari di bosco distrutti, animali morti, persone costrette a lasciare le proprie case in fretta, con addosso solo quello che avevano. Intere famiglie sfollate, notti passate con l’ansia di non sapere cosa sarebbe rimasto al ritorno. E poi quel paesaggio, che nel giro di poche ore cambia volto, diventando nero, spento, irriconoscibile. Fa impressione pensare che tutto questo non sia nato da un gesto volontario di distruzione, ma da una sottovalutazione. Non cattiveria, ma superficialità. Ed è proprio questo che lascia un senso ancora più amaro. Perché significa che non servono grandi intenzioni per causare un disastro. Basta un errore, nel momento sbagliato. Le conseguenze ora saranno pesanti anche per chi ha acceso quel fuoco. La legge farà il suo corso, come è giusto che sia. Ma nessuna condanna potrà davvero restituire quello che è andato perso. Un bosco non si ricostruisce in pochi anni. Ci vogliono decenni, a volte generazioni. E nel frattempo resta quel vuoto, fatto di cenere e di silenzi diversi, più pesanti. Quello che colpisce davvero è la sensazione di déjà vu. Non è la prima volta, e purtroppo non sarà l’ultima. Ogni estate porta con sé storie simili, sempre uguali, sempre evitabili. E ogni volta ci si promette che servirà da lezione. Poi però si torna alle solite abitudini, come se nulla fosse. Forse il punto è proprio questo: non abbiamo ancora capito fino in fondo quanto sia fragile quello che abbiamo intorno. Pensiamo che la natura sia forte, infinita, capace di riprendersi sempre. Ma non è così. O almeno, non nei tempi che possiamo permetterci. Alla fine resta una domanda semplice, quasi banale anche quella: ne valeva la pena? Accendere un fuoco per sbrigare un lavoro, senza pensarci troppo, e ritrovarsi con un disastro così grande. La risposta è evidente. Ed è proprio questa evidenza, così chiara e così ignorata, a rendere tutta la vicenda ancora più triste. Notiziiario Autonomo Basato sulla Cronaca

I commenti

Rimboschire è perfettamente inutile e in regione lo sanno. Per cui dubito rimboschiranno. Bonifica? Nella maggior parte delle zone bruciate nell'incendio di Massarosa non hanno bonificato nulla. Ci sono dei privati che l'hanno fatto a spese loro. Decisiva sarebbe la corretta gestione delle piante che ricresceranno da sole.

Anonimo - 07/05/2026 02:17

Guardi che quello che pensa Lei ed anche quello che penso io, vale ZERO ASSOLUTO.
Poi, bonifica e ripiantumazione in tutte le aree bruciate non è sicuramente gratis.

... - 06/05/2026 11:03

A parte i soldi spesi per far volare aerei ed elicotteri, si rende conto che gli interventi che seguiranno saranno solo uno spreco di soldi?? Ora il bosco va semplicemente lasciato in pace. Unici interventi necessari sono il taglio delle piante pericolanti sulle vie pubbliche.

Anonimo - 06/05/2026 03:05

toscana-notizie.it - 11 ottobre 2018 - Incendio Monti Pisani, danni e spese per oltre 15 milioni. Interventi per contenere rischi idrogeologici (...)

... - 05/05/2026 12:01

Non mi pare ci siano danni da pagare. Il bosco ricresce da solo e quindi la cosa migliore è fare nulla. Poi, quando il bosco giovane, che brucia male, avrà una quindicina d'anni, se non si vuole preparare le condizioni per un nuovo incendio, si dovrà cominciare a gestirlo. Ma se, come viene fatto da cinquant'anni, si deciderà di non gestire il bosco, allora tra qualche decina di anni. ci penserà un nuovo incendio a rinnovare il bosco stesso. La gestione è una scelta che si può fare o non fare, ma se non la si fa si devono accettare le conseguenze. Tutto il resto è noia.

Anonimo - 05/05/2026 02:15

Io poto ulivi e brucio sterpaglie da almeno vent'anni eppure non ha mai commesso alcuna imprudenza e soprattutto non lo faccio quando c'è un'allerta meteo per il vento.

Saturno - 04/05/2026 22:37

La pratica di bruciare le ramaglie è sbagliatissima, non esiste che nel 2026 non ci sia una legge locale/regionale che impedisce questa pratica se non in certe condizioni di sicurezza. Ci vuole una legge che vieti questo metodo e bisogna trovare un sistema alternativo che sia in sicurezza. Ti tartassano sulle caldaie, sui camini, sui pollai e niente su sta roba. Lo trovo assurdo.

Anonimo - 04/05/2026 22:28

Come fanno a pagare?
Il danno ambientale lo paga la Regione, e son milioni di euretti, quindi lo paga anche Lei, io no sono diventato mio malgrado non volendolo assolutamente, nullatenente consumatore difettoso.
La casa distrutta ed altri danni a privati, se son fortunati l'assicurazione, se sono sfortunati...è andata male, meteorite in testa!
Tutti discorsi e teoria propagandistica. Lo stato di fatto dello Stato di fatto certo non li aiuta, forse potrà essere tipo ' Fondo per le vittime della strada' ma personalmente ci credo poco. Come se gli rubassero tutto, ricomincia da zero, dormendo in macchina o dove capita. Al mondo milioni di casi.
Il vero dramma? Son tutti casi invisibili, non fanno audience per le leggi di Mercato, le famose leggi di mercato sbandierate a destra e manca...finchè non gli capita sul proprio groppone!
Abbiamo sbagliato a nascere in Italia, dovevamo nascere in Danimarca.
Ugo, In Italia prega la Madonna ed i Santi, non ti resta altro.
E una prece per mortus et morituri.

... anonimo - 04/05/2026 13:27

E non solo, si vuole vietare il camino che almeno permette di essere indipendenti dai rincari energetici ma assolutamente mai che l'ue' abbia parlato di vietare il tabagismo nonostante i danni ambientali e di risorse che provoca.

Terreni strapazzati per la coltivazione intensiva di tabacco anche se volevano imporre un limite ai coltivatori di CIBO!

E i mozziconi gettati dove capita? Però come ci hanno complicato la vita coi sacchetti bio bio bio, le cannucce di carta e i tappi incollati alla bottiglia per colpa di alcuni che li buttavano male.

Ma il diritto di fumare, scherzi, quello non si tocca (nemmeno col covid, quando erano aperti solo i supermercati E I TABACCAI!) anche se la maggior parte butta i mozziconi per terra oltre ad essere inquinante e strapazzante dei terreni! E anzi, gli attivisti gr€€n fanno da una parte campagna pro-ambiente vantandosi pure di bere solo acqua di rubinetto (piena di inquinanti delle tubature e sostanze chimiche quali il cloro oltre ad avere un sapore disgustoso) ma dall'altra si vantano pure di essere degli attivisti pro-canne perché per loro quella libertà è fuori discussione.

Dunque ricapitolando:

Coltivare cibo -> male, l'ambiente ne soffre!
Usare il camino per essere indipendenti: -> male, l'ambiente ne soffre!
Coltivare tabacco strapazzando i terreni per un vizio che non serve a nulla: -> La libertà di fumare non si tocca!
Fumare (e inquinare sia con la combustione che coi mozziconi gettati per terra): -> La libertà di fumare non si tocca!
Legalizzare le canne che non solo non servono a nulla, ma inquinano e aumentano le probabilità di incidenti stradali: -> Bisogna dare la libertà!

Questi sono degli ipocriti!

Anonimo - 04/05/2026 12:56

Ora che succederà come fanno a pagare mahhhh

Elio - 04/05/2026 12:17

Qualcuno è in grado di spiegarmi perchè è permesso bruciare i residui dei tagli delle piante, perchè è permesso a pizzerie e ristoranti di avere i forni a legna quando poi si impedisce di avere un caminetto acceso in casa? lo so sembrerebbe che la cosa sia assurda abbinare questa mia a quello che è accaduto, ma vuole essere solo una riflessione sulle incongruità che avvengono in questo strano mondo. 800 ettari di legna arse corrispondono a quante pizze sfornate? e tutti gli anni sempre, più o meno nelle stesse zone, solita storia. Dico questo per sottolineare il fatto che si corre dietro alla pecorella scappata e dall'ovile fugge tutto il gregge

Baffino - 04/05/2026 09:48

La faccenda è la seguente:

Se nel bosco ci sono molte piante che bruciano facilmente (pino, leccio, erica, ecc.) e c'è molto materiale morto (tronchi caduti, ramaglia, ecc.), gli incendi sono un fatto naturale anche loro. Vero che molte volte sono esseri umani ad innescarli, ma gli incendi ci sarebbero comunque. Anzi tirare sugli incendi l'acqua o altre sostanze con aerei ed elicotteri non è per nulla "naturale". Se l'uomo non sapesse accendere il fuoco ci sarebbero pochissimi incendi, ma se l'uomo non sapesse spegnere il fuoco, quei pochissimi incendi brucerebbero aree grandi come la provincia di Lucca per ogni evento; altro che 800 ettari! Dunque, se non volete gli incendi il bosco va gestito in modo che:

1. Ci siano aree con specie di piante che non bruciano facilmente ad interrompere la continuità di pinete e leccete
2. Almeno nelle suddette aree ci sia meno materiale secco al suolo.

Il bosco come è oggi sulle basse colline lucchesi e sul monte pisano è come una stufa carica di legna secca e se lo lasciate com'è dovete considerare che gli incendi sono un fenomeno naturale ed inevitabile. Poi, attenzione, ad ogni grande incendio c'è una specie esotica che brucia male, la quale si diffonde sempre più. Questa specie è la Robinia e avere molti boschi di robinia diminuisce la biodiversità. Ma voi, tenendo i boschi come li tenete, favorirete lo sviluppo della robinia dove essa può emettere i polloni radicali e lo sviluppo di pino e leccio (che bruciano bene) sul resto. Lo ripeto, in barba al ritorno della natura avrete sempre più incendi.

Anonimo - 04/05/2026 01:20

“ Ci sono storie che non hanno bisogno di essere romanzate, perché fanno già male così come sono” era un buon incipit, ma l’articolo avrebbe dovuto fermarsi lì, e invece nulla, ci tocca la storiella romanzata :D

Anonimo - 03/05/2026 20:01

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