Meraki Market a palazzo Sani: inaugurazione e Artisti all'opera.
Sabato 16 e domenica 17 ma ...

Un viaggio nel tempo tra le mura di Lucca, dove la storia smette di essere materia da studiare e diventa qualcosa da vivere, toccare, attraversare passo dopo passo. “Rievocando Lucca” torna anche nel 2026 con una promessa semplice ma ambiziosa: trasformare la città in un racconto lungo oltre duemila anni, senza bisogno di libri o schermi, solo strade, persone e memoria.
Il cuore dell’iniziativa è quello che viene chiamato “Orologio del Tempo”, una sorta di percorso immersivo che accompagna i visitatori da un’epoca all’altra. Non è una metafora buttata lì: ci si muove davvero tra secoli diversi, tra ricostruzioni, spiegazioni e scene di vita che riportano in superficie la storia stratificata della città. Lucca, in fondo, non ha mai smesso di raccontarsi, ma qui lo fa in modo diretto, quasi fisico.
Accanto a questo, il programma si apre a mostre e musei che permettono di osservare il patrimonio artistico da più angolazioni. Non solo esposizioni statiche, ma visite guidate pensate per dare un contesto, per collegare i dettagli, per evitare quella sensazione un po’ sterile che a volte si prova davanti a opere isolate. Qui tutto ha un filo, e quel filo è la città stessa.
Poi ci sono gli eventi e gli spettacoli, quelli che attirano lo sguardo anche di chi magari non era venuto con l’idea di “studiare”. Rievocazioni, esibizioni, momenti collettivi che riportano in scena epoche lontane con un’energia che ha poco di museale e molto di vivo. È lì che la storia smette di essere distante e diventa quasi rumorosa, presente.
Una delle novità più evidenti è lo spazio dedicato ai laboratori e al divertimento. Non è un’aggiunta marginale, ma una scelta chiara: rendere la storia accessibile a tutti, anche a chi ha bisogno di sporcarsi le mani, di provare, di partecipare. Famiglie, bambini, curiosi: qui ognuno trova un modo per entrare nel racconto senza sentirsi spettatore passivo.
Dal 19 al 24 maggio 2026, con ingresso gratuito, Lucca si trasforma così in un grande palcoscenico diffuso. Non serve essere appassionati di storia per apprezzarlo, basta avere un minimo di curiosità. Il resto lo fa la città, che in questi giorni sembra ricordarsi perfettamente chi è stata — e lo racconta senza troppi filtri, con una naturalezza che sorprende.
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