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  • 06/06/2026 19:41

Taglio del nastro per “La felice magia” alla Fondazione Ricci di Barga

Taglio del nastro per
“La felice magia” alla Fondazione Ricci di Barga (LU):
protagoniste Gillian Armitage e la sua Opera Barga

Aperta fino al 2 agosto a ingresso libero

 

Barga, 6 giugno 2026 – Taglio del nastro per “La felice magia. Scene e costumi di Gillian Armitage dal Teatro inglese a Opera Barga”, la mostra dedicata a una delle protagoniste della vita culturale di Barga, insieme al marito Peter Hunt, inaugurata sabato 6 giugno 2026 alla Fondazione Ricci di Barga.

Con la cura scientifica di Anna Maria Zampolini e la direzione organizzativa di Cristiana Ricci, resta aperta fino al 2 agosto 2026, realizzata dalla Fondazione in collaborazione con la famiglia Hunt, nel 35esimo anno dell’istituzione barghigiana.

“La Fondazione Ricci ha sempre considerato centrale il compito di custodire, approfondire e far conoscere il patrimonio culturale di Barga attraverso la riscoperta delle personalità che ne hanno costruito la storia artistica e intellettuale – ha dichiarato la presidente della Fondazione Ricci, Cristiana Ricci -. Crediamo che una comunità rafforzi la propria identità quando riesce a rileggere il proprio passato, a riconoscere il valore delle esperienze che l’hanno resa unica e a trasmetterle alle nuove generazioni. Anche ‘La felice magia’ si inserisce in questo percorso. Gillian Armitage Hunt non è stata soltanto una grande artista internazionale; è stata una figura decisiva per la vicenda culturale di Barga. Attraverso il suo lavoro, insieme a Peter Hunt e all’esperienza di Opera Barga, la città ha vissuto una stagione straordinaria di apertura internazionale, sperimentazione artistica e crescita culturale. Questa mostra non solo le rende il giusto riconoscimento, ma recuperare anche una pagina importante della memoria collettiva di Barga. La cultura, del resto, non è fatta solo di opere o di eventi: è fatta di persone, di visioni, di relazioni e di storie che continuano a parlare al presente. Questa mostra, come altre promosse dalla Fondazione nel corso degli anni, si propone inoltre di aprire un dialogo con la grande comunità internazionale che anima Barga nel periodo estivo per favorire l’incontro tra la cultura cittadina e quella internazionale, creare occasioni di conoscenza reciproca, di scambio culturale e di partecipazione condivisa. In una città come Barga, caratterizzata da una storica vocazione internazionale, la cultura può e deve diventare uno spazio di relazione, capace di mettere in comunicazione esperienze, sensibilità e tradizioni diverse, rafforzando il legame tra la dimensione locale e quella globale”.

“L'intenzione di questa mostra è cercare di conoscere Gillian Armitage, la donna che con il marito Peter Hunt ha fondato il Festival Opera Barga nel 1967 e l'ha poi diretto dal 1971 per oltre trent'anni – ha dichiarato la curatrice, Anna Maria Zampolini: seguirla nel suo percorso di vita, più volte interrotto e sempre ricostruito, entrare nel flusso della sua opera di scenografa e costumista, percepire la felicità che ha prodotto per sé e per gli altri esercitando l'arte magica della creatività”.

“Mia madre non era una persona nostalgica e l’estrazione alto-borghese le avrebbe consentito di attraversare la vita con agio e distacco – sono le parole del figlio, Nicholas Hunt -. Ma la sua personalità volitiva aveva altri progetti. Dopo la perdita dei genitori nel 1940, a soli 12 anni, aveva dovuto frequentare una scuola per signorine perché il nonno suo tutore le permettesse di intraprendere un percorso artistico. La sua vulcanica versatilità era entrata in simbiosi con la natura multidisciplinare del teatro dove l’ispirazione artistica doveva essere coadiuvata da pratiche artigianali: taglio, cucito, attrezzeria, pittura di fondali in prospettiva. Gill era una donna di teatro, amava soprattutto la macchina del teatro. Nonostante la sua perdurante timidezza, grazie a Peter, molto più estroverso, nel 1963 aveva affrontato la nuova avventura italiana con la famiglia. Insieme si erano gettati in un progetto culturale e musicale che entusiasmava entrambi. Altro colpo del destino: nel 1970 si ritrovò vedova, con quattro figli e un Festival appena nato. ‘La Signora’, come la chiamavamo anche in famiglia - perché così la chiamavano tutti gli italiani, a dispetto dei suoi sforzi di farsi chiamare Gill — ebbe sempre un rapporto particolare con la memoria. Per temperamento, o forse per autodifesa, guardava poco al passato e il futuro era un futuro prossimo: la parte più interessante della vita era sempre quella che stava prendendo forma. Contava il fare, l’atto del creare: un costume, un bozzetto, un plastico, cravatte e maglioni per i compleanni, un Sunday Lunch per figli e amici. La sua non era una vita contemplativa e nemmeno conservativa. Era una vita in movimento”.

“Nostra madre – aggiunge - non si era mai curata di tenere un vero e proprio archivio e davanti alla proposta di documentare la sua traiettoria artistica fummo molto felici e onorati, ma anche un po’ spiazzati. Non pensavamo esistesse materiale sufficiente per una mostra. Invece, con infinita pazienza, perseveranza, metodo e cura, Anna Maria Zampolini ha ricostruito gran parte del percorso professionale di Gillian Armitage. E oggi, osservando il suo lavoro restituito e valorizzato dall’impegno di Cristiana Ricci, Caterina Salvi, Glauco Aiosa e Sara Moscardini alla Fondazione, anche noi, che l’abbiamo vista lavorare ogni giorno, ci rendiamo conto con commozione del valore, della qualità e dell’ampiezza della sua produzione. Nonostante tutto, si sono conservati il portfolio che presentava per ottenere incarichi come scenografa nei teatri inglesi, un ampio progetto per un Sogno di Mezzanotte per l’opera nazionale dell’Islanda e alcuni bozzetti di costumi e scenografie prodotti negli anni del Festival. Frammenti sparsi, più che un archivio vero e proprio, ma sufficienti a restituirci il talento, il rigore professionale e l’immaginazione che Gill ha coltivato nella sua amata cornice di Ortici a Barga”.

In questa esposizione si possono vedere circa 60 tra disegni di scenografie e studi di costume sia nel teatro inglese che nel festival Opera Barga, in particolare collegando per la prima volta gruppi di disegni alle specifiche edizioni del Festival Opera Barga (data, titolo, autore, trama, principali collaboratori sulla scena e dietro le quinte). Una serie di foto di scena e alcune rare foto di modellini delle scenografie (purtroppo totalmente perduti) completano la restituzione di quella percezione dell'effetto visivo che Gillian Armitage intendeva ottenere e che inevitabilmente si dissolve alla fine di ogni rappresentazione teatrale.

I materiali esposti provengono principalmente dall'archivio della famiglia Hunt, dall'archivio del Festival Opera Barga, dal Fondo Opera Barga della Biblioteca Comunale di Barga, dall'archivio del Giornale di Barga, dal Fondo Rigali della Fondazione Ricci, da altri archivi privati.

La mostra è organizzata dalla Fondazione Ricci di Barga con il patrocinio del Comune di Barga, della Commissione Pari Opportunità del Comune di Barga, della Provincia di Lucca, dell’Istituto Storico Lucchese sezione di Barga, di Unitre Barga e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca. 

La felice magia. Scene e costumi di Gillian Armitage dal Teatro inglese a Opera Barga
6 giugno - 2 agosto 2026
martedì 10-13, sabato e domenica 11-13 e 17-19.
Ingresso libero.
Fondazione Ricci ETS: 0583724357, 3356699292, fondazionericci@gmail.com, www.fondazionericci.info
Facebook “Fondazione Ricci ETS”, Instagram “fondazione_ricci_barga”.

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