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  • 28/06/2026 16:07

Medici di famiglia e sanità territoriale

Medici di famiglia e sanità territoriale,  Bonazzi, FSI-USAE: “La montagna ha partorito un topolino. Bertolaso ha ragione e l’accordo per la loro presenza nelle Case della Comunità è poco di più di un pannicello caldo”.


Il via libera dalla Conferenza Stato-Regioni all’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale per la loro presenza nelle Case della Comunità con il testo, firmato il 23 giugno 2026 dalla Sisac e dalle organizzazioni sindacali Fimmg e Fmt (Smi e Snami non hanno firmato), modifica l’Acn del 15 gennaio 2026 e introduce le disposizioni operative per la presenza dei medici di medicina generale nelle Case della Comunità.  La prima modifica riguarda l’articolo 1 dell’Acn, dove viene inserito un nuovo comma che stabilisce che, per concorrere all’attuazione dell’investimento Pnrr, “i medici del ruolo unico di assistenza primaria operano all’interno delle Case della Comunità”, secondo gli standard individuati dal Dm 77-2022.

Il passaggio centrale è però quello relativo all’articolo 31. L’accordo prevede che i medici del ruolo unico di assistenza primaria, titolari di incarico a tempo determinato o indeterminato, svolgano l’attività assistenziale a prestazione oraria sulla base delle determinazioni dell’Azienda di appartenenza. Per i medici già incaricati a tempo indeterminato a ciclo di scelta, che non abbiano accettato il completamento dell’impegno settimanale, viene introdotto l’obbligo di svolgere fino a 6 ore settimanali nelle Case della Comunità. L’attività dovrà essere resa dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle ore 20, presso le sedi indicate dall’Azienda.

Il meccanismo organizzativo viene affidato alle Aziende. Sarà l’Azienda di appartenenza, una volta individuato il fabbisogno orario necessario a garantire l’operatività della struttura e dopo aver allocato il personale convenzionato già operante ad attività oraria, a ripartire il fabbisogno residuo tra tutti i medici a ciclo di scelta che operano nel territorio di competenza della Casa della Comunità. Il testo indica espressamente l’obiettivo di garantire la presenza di almeno un medico afferente al ruolo unico di assistenza primaria nella fascia oraria 8-20. L’accordo però lascia comunque spazio a una diversa articolazione delle ore. Dopo la ripartizione del fabbisogno residuo da parte dell’Azienda, i medici potranno concordare tra loro una diversa organizzazione dei turni, comunicando preventivamente al Distretto gli orari e i nominativi di coloro che svolgeranno il servizio. Resta fermo l’obbligo di assicurare una presenza continuativa di almeno 3 ore.

Il testo interviene anche sull’articolo 43 dell’Acn, inserendo tra i compiti del medico lo svolgimento delle ore previste presso la sede della Casa della Comunità. Viene inoltre precisato che l’attività di continuità assistenziale notturna, diurna, feriale e festiva si svolge presso la sede indicata dall’Azienda, secondo quanto previsto dalle nuove disposizioni. Sul fronte economico, la modifica riguarda l’articolo 47. Per i medici chiamati a svolgere le ore nelle Case della Comunità viene previsto un compenso omnicomprensivo pari a 38,72 euro per ciascuna ora di attività. L’accordo precisa inoltre che, per le funzioni previste dal testo, i compensi sono definiti esclusivamente dalla contrattazione nazionale. Restano salve eventuali integrazioni regionali, ma solo se correlate a ulteriori funzioni specifiche.

La concreta attuazione dipenderà ora dalla programmazione delle Aziende, dalla definizione dei fabbisogni orari e dalla capacità di organizzare nei territori una presenza medica continuativa nelle strutture della nuova assistenza territoriale.

“Per la FSI-USAE il via libera dalla Stato-Regioni all’accordo per la loro presenza nelle Case della Comunità è un errore e rischia di svuotare di contenuti reali il DM 77. E non risolve il problema del funzionamento delle case di comunità e non risolve nemmeno il ruolo che i medici di medicina generale, che oggi sono sempre più lontani dalla realtà e dalle esigenze dei nostri cittadini, debbono avere nell’attuale SSN. Se a questo aggiungiamo il piano non ha previsto assunzioni di personale che dovrebbe essere preso dall’attuale rete ospedaliera periferica dove già scarseggiano gli infermieri, possiamo dire che: La montagna ha partorito un topolino.”  ha argomentato il Segretario Generale, Adamo Bonazzi, durante la riunione di ieri con i responsabili delle politiche territoriali del sindacato che ha continuato: “Riprendendo le parole dell’assessore della Lombardia, Bertolaso, che condividiamo in pieno, l’accordo odierno per la presenza dei medici nelle Case della Comunità è poco di più di un pannicello caldo e con questo accordo non si fanno passi in avanti. Aggiungiamo che serve una norma di legge che individui i diritti e doveri dei medici e di tutti i soggetti che presidiano il territorio. Altrimenti è meglio tornare alla vecchia logica del presidio del territorio con i piccoli ospedali.” 

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