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  • 30/06/2026 15:23

Non esiste “l’acqua dei lucchesi”: l’acqua è un bene comune e va governata come tale



La crisi idrica, le dighe del Serchio ai minimi, i problemi dell’acquedotto e il futuro della gestione del servizio impongono una scelta chiara: superare divisioni territoriali e logiche di parte per difendere una risorsa che appartiene a tutti.

La situazione idrica della Valle del Serchio e della Piana di Lucca conferma, ancora una volta, che l’acqua non può essere trattata come una questione di campanile. Non esiste “l’acqua dei lucchesi”, così come non esiste l’acqua di un singolo Comune o di una singola azienda. L’acqua è un bene comune, una risorsa pubblica, essenziale alla vita, all’ambiente, all’agricoltura, all’industria e al futuro delle comunità.

I dati pubblicati in questi giorni sulla riduzione dell’acqua nelle dighe del sistema del Serchio sono un segnale molto serio. Dall’inizio di giugno il sistema ha perso circa 900 mila metri cubi d’acqua. Le principali dighe, e in particolare quella di Vagli, registrano livelli inferiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Anche la falda idrica mostra segnali di sofferenza, con abbassamenti significativi rispetto ai mesi precedenti.

Questo quadro non può essere letto come un episodio isolato. È il sintomo di una crisi climatica ormai strutturale, che rende sempre più fragile l’equilibrio tra disponibilità della risorsa, consumi civili, attività produttive e tutela ambientale. Per questo servono scelte pubbliche lucide, coordinate e lungimiranti.

In questo contesto si inserisce anche la vicenda della gestione del servizio idrico a Lucca. GEAL, l’azienda che attualmente gestisce il servizio nel Comune di Lucca, terminerà la propria esperienza a fine anno. Dal 2027 il servizio passerà a Gaia. È una conclusione che, a nostro avviso, conferma quanto abbiamo sostenuto da tempo: la gestione del servizio idrico deve stare dentro un quadro pubblico, coerente con la legge e con l’interesse generale.

Purtroppo, nell’ultimo anno si è perso tempo in ricorsi inutili e costosi, pagati con risorse pubbliche, tentando persino da parte di questa amministrazione di avvicinarsi ideologicamente a Pisa per recidere il cordone ombelicale naturale con Gaia. Oggi sarebbe grave continuare a disperdere energie e denaro in ulteriori passaggi privi di reale utilità, come nuove due diligence che appaiono superflue, considerando che i bilanci dei gestori sono certificati e che il valore residuo delle concessioni viene aggiornato annualmente nei documenti dell’Autorità Idrica Toscana.

Va chiarito anche un altro punto, spesso usato in modo strumentale nel dibattito pubblico: le tariffe. Non è corretto attribuirsi meriti politici inesistenti sulle tariffe più basse. Le tariffe dipendono dagli investimenti realizzati, dagli ammortamenti e dalle regole stabilite dall’autorità nazionale ARERA. In caso di differenze tariffarie tra territori, la legge prevede un percorso graduale di armonizzazione, generalmente nell’arco di alcuni anni. Raccontare altro significa semplificare in modo fuorviante una materia complessa.

La questione più importante, però, resta un’altra: la Piana di Lucca continua a essere divisa in due diverse Conferenze Territoriali. Questa divisione è irrazionale e dannosa. Con l’ingresso di Lucca in Gaia non verrà automaticamente superata. Per questo chiediamo con forza che i sindaci di Capannori, Altopascio, Porcari, Montecarlo e Villa Basilica escano dal silenzio e chiedano all’Autorità Idrica Toscana di ricondurre l’intera Piana, e più in generale la Provincia di Lucca, dentro la stessa Conferenza Territoriale della Toscana Nord , non lo hanno fatto fino ad oggi e se non lo faranno con sollecitudine nei prossimi mesi, perderanno un’occasione storica e ne porteranno per sempre le responsabilità.

È una scelta di buon senso. Ogni anno circa 230 mila metri cubi di liquami transitano da Lucca verso Porcari attraverso le fognature di Capannori. Esiste inoltre una condotta, in parte già realizzata, che collega Saltocchio a Porcari passando da Camigliano, funzionale anche a servire territori e attività produttive oltre i confini comunali. Il distretto cartario, fortemente dipendente dall’acqua, è parte integrante di questo sistema. Continuare a ragionare per compartimenti separati significa non capire la realtà materiale delle reti, dei flussi e dei bisogni del territorio.

La mancanza di un unico gestore e di una visione unitaria per tutta la Piana rischia di compromettere la capacità di programmare gli investimenti necessari. Di fronte alla crisi climatica, non possiamo permetterci opere tardive, insufficienti o progettate male. Servono infrastrutture adeguate, manutenzioni efficaci, reti moderne, controlli ambientali rigorosi e una gestione capace di tenere insieme acqua potabile, fognature, depurazione, falde, fiumi e attività economiche.

I problemi già emersi in questi anni lo dimostrano. Le mancate fognature nell’Oltreserchio, la presenza di ferro e manganese nell’acquedotto di alcune zone, i casi di PFAS nella falda e nella rete di San Filippo, le criticità di Antraccoli e gli interventi straordinari di pulizia e lavaggio delle tubazioni annunciati da GEAL sono tutti segnali di una situazione che richiede attenzione, trasparenza e interventi strutturali.

Non basta intervenire quando il problema esplode. Non basta pulire le condotte dopo episodi di torbidità. Non basta rincorrere le emergenze estive quando le dighe si svuotano e le falde si abbassano. Serve una politica pubblica dell’acqua, seria e preventiva.

Per questo ribadiamo un principio semplice: l’acqua non è una merce. L’acqua è vita, salute, ambiente, lavoro, agricoltura (oggi in forte sofferenza), industria e futuro. L’accesso all’acqua e ai servizi idrici è un diritto universale. Non deve diventare occasione di profitto per soggetti privati, ma deve essere gestito nell’interesse collettivo, con responsabilità pubblica e controllo democratico anche se possibile dei cittadini.

Dire che “l’acqua dei lucchesi” non esiste, non significa negare l’identità di un territorio. Significa affermare qualcosa di più alto: l’acqua appartiene a tutti, va tutelata per tutti e va consegnata in condizioni migliori a chi verrà dopo di noi.

La vera sfida non è difendere piccoli recinti locali. La vera sfida è costruire una gestione pubblica, integrata e lungimirante della risorsa idrica, capace di rispondere alla crisi climatica, proteggere l’ambiente e garantire diritti uguali a tutti i cittadini.

Forum Acqua Pubblica e Si-Cura di Lucca

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