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  • 01/08/2026 19:09

Schengen, Ceuta e la paura di Vannacci

In questi giorni il Governo ha deciso di sospendere Schengen con la Spagna per la crisi di Ceuta. Una misura del tutto inutile, vediamo insieme perché: 

I FATTI.

A Ceuta, exclave spagnola in territorio marocchino, è arrivata un’ondata di migranti. Chi entra lì non può muoversi liberamente verso il continente europeo: esiste già un regime speciale di controlli. Mentre scrivo, il 99% di chi era arrivato è già rientrato in Marocco. Il rischio paventato dal Governo, semplicemente, non esiste. 

IL PROBLEMA VERO.

Quello di Ceuta è stato un attacco esterno all’Europa, orchestrato dal Marocco per fare pressione sulla Spagna. Un evento che avrebbe meritato una risposta di solidarietà europea, un’offerta di supporto - anche da parte della Commissione - e non certo l’ennesima trovata propagandistica. 

IL PRECEDENTE.

Quando in passato l’Italia ha dovuto subire sospensioni di Schengen, la ragione era ben più fondata: gli sbarchi avvenivano davvero sul continente. E fu la stessa Meloni a protestare per il mancato aiuto di Bruxelles. Oggi si comporta esattamente come l’Europa che criticava. 

LA SCELTA POLITICA.

Se questa è la strada scelta in vista delle elezioni - allinearsi a MAGA e agli estremisti di destra per inseguire la paura di Vannacci - il risultato sarà distruggere la credibilità internazionale costruita in questi anni di legislatura e danneggiare l’Unione europea. Colpisce, in questo, l’appiattimento di Tajani su un gioco politico così spregiudicato. Ed è una pagina triste anche per chi, nel centrodestra, si richiama all’europeismo - penso a Noi Moderati e a Forza Italia - e che ancora una volta si accoda. 

LA NOSTRA POSIZIONE.

Su questo dossier siamo sempre stati oggettivi con Meloni, così come siamo sempre stati rigorosi sul controllo delle frontiere. Ma questa volta ci troverà dall’altra parte: non si può danneggiare la reputazione internazionale di un Paese per inseguire la paura di Vannacci. 

PERCHÈ SERVE AZIONE.

Proprio per questo, oggi più che mai, serve un centro europeista e riformatore. Un centro che scelga la responsabilità invece della propaganda, la solidarietà europea invece della paura.

Episodi come questo dimostrano dove porta un sistema bipolare trainato dalle estreme: destra e sinistra rincorrono chi urla più forte, da Vannacci ai populismi di segno opposto, e più questa deriva si radicalizza più produce nuove estreme. Non è un caso isolato dell’Italia, ma il sintomo di una tendenza che attraversa tutta Europa e non accenna a fermarsi. 

Il compito di un centro serio non è raccogliere il consenso di chi si sente orfano dei due poli, ma offrire un’alternativa di metodo: un’Europa più forte, indipendente e capace di contare, di fronte ai rischi che si moltiplicano - dalla guerra alla dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti, dalle pressioni commerciali cinesi a quelle militari russe. Serve chi sappia sposare questa linea senza mediazioni, con la capacità di farne un argomento politico e non solo un titolo di giornale. 

È il motivo per cui continuiamo a costruire un’avanguardia europeista e riformatrice: per andare oltre i risultati elettorali di un singolo partito o coalizione, e fermare l’influenza degli estremismi di destra e di sinistra sulla politica italiana. Vicende come quella di Ceuta rendono ancora più urgente questo lavoro.

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