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La
storia del tango con il “Serchio delle Muse”: magico concerto del
Trio Mila alla Fondazione Ricci
Ieri
sera, nel giardino della Fondazione Ricci a Barga, il Trio Mila ha
guidato il pubblico per mano in un favoloso viaggio nella “Histoire
du Tango” nell’ambito della stagione lirica del festival
29
agosto 2026
BARGA – Un viaggio nella storia del tango, dalle
sue origini fino alle rivoluzionarie composizioni di Astor
Piazzolla, passando per l’habanera, la musica argentina e le
contaminazioni europee.
È stato magico concerto quello di
ieri sera (venerdì 28 agosto), nel giardino della
Fondazione Ricci a Barga, dove il Trio Mila ha
portato in scena “Histoire du Tango” nell’ambito della
stagione lirico del festival “Serchio delle Muse”.
Protagoniste Delia Palmieri, soprano, Federica Baronti,
flauto, e Diana Colossi, arpa: tre valide musiciste, già note
al numeroso e affezionato pubblico della rassegna.
Ad aprire
la serata sono stati i saluti della Presidente della Fondazione
Ricci, Cristiana Ricci, che ha ringraziato “Il Serchio delle
Muse” per la continuità della collaborazione e il Comune di
Barga per il prezioso supporto: “Grazie alle persone
empatiche che promuovono e coltivano l’arte della musica” ha
sottolineato la Sign.ra Ricci, definendo l’appuntamento “un
concerto particolarmente delicato e adatto alla suggestiva cornice
della Fondazione”.
A portare i saluti
dell’Amministrazione Comunale è stata la Consigliera Alice
Mariani, che ha evidenziato il particolare connubio tra arte e
musica proposto da questo festival: “Grazie al Serchio delle
Muse per portare eventi culturali di così alto livello nelle piazze,
nelle chiese e anche nei luoghi meno conosciuti del nostro territorio
contribuendo alla loro valorizzazione”.
Il Presidente dell’Associazione
Musicale “Il Serchio delle Muse” Fosco Bertoli ha, infine,
ricordato come il festival sia il risultato del lavoro di un intero
gruppo e ha sottolineando il piacere di tornare in un luogo come
Villa Caproni che ha definito “la culla della cultura”,
con un particolare ringraziamento a Cristiana Ricci, “fiore
all’occhiello per tutta la comunità”.
E se al
Maestro Luigi Roni si deve, indubbiamente, la felice
intuizione e l’avvio del festival, è proprio al Presidente Fosco
Bertoli e al suo affiatatissimo staff che va il ringraziamento
più grande per aver saputo raccogliere l’importante
eredità, con rinnovato entusiasmo, fino a farla maturare e crescere
grazie alla passione e alla professionalità di chi si spende, ogni
giorno, per questo progetto apportando migliorie e novità ad ogni
edizione innalzando continuamente il livello della proposta.
Un
gruppo, quello intorno a Bertoli, che, negli ultimi anni, si è
rinforzato ulteriormente con l’ingresso del M° Massimo Salotti,
il quale ha dato nuovo impulso sotto il profilo della qualità e
delle collaborazioni artistiche, e di Lucia Morelli, che ha
messo a disposizione il suo know-how sulla storia, l’arte e
la cultura locali. Quest’anno il festival si è distinto per due
importanti novità nel calendario: è riuscito nell’impresa di
portare un pianoforte a coda sulla Pania e il 19 settembre
metterà per la prima volta il naso fuori dai confini nazionali
facendo tappa a Glasgow.
A introdurre il concerto è
stato l’Avvocato Michele Salotti, uno dei punti fermi del
“Serchio delle Muse”, che ha definito particolarmente fortunato
l’incontro tra il festival e la Fondazione Ricci: “Due realtà
– ha spiegato - accomunate dalla volontà di portare e
promuovere la cultura in luoghi diversi”.
Al centro del
programma di sala, dunque, il tango. Non soltanto una danza o
un ritmo, ma un vero e proprio linguaggio musicale e un “mood”
capace, nel tempo, di diventare espressione dell’identità di un
intero popolo. Un’identità nella quale anche la presenza
italiana in Argentina ha avuto un ruolo importante. Il percorso
proposto dal Trio Mila ha seguito idealmente l’evoluzione del
genere: dal tango antico al tango classico, passando
per la figura di Carlos Gardel, fino alla rivoluzione
introdotta da Astor Piazzolla, che avrebbe profondamente modificato i
canoni tradizionali del tango.
Ad aprire la scaletta è stata
“La Paloma - Habanera” di Sebastián Yradier, brano
nel quale il messaggio d’amore viene affidato simbolicamente a una
colomba. Da qui il racconto si è spostato sulle contaminazioni che,
nella seconda metà dell’ottocento, portarono alla diffusione del
cosiddetto tango andaluso, nato dall’incontro tra habanera,
tango e flamenco. È stata quindi la volta della “Habanera”
di Maurice Ravel, proposta per flauto e arpa, prima di
arrivare a Carlos Gardel con “El día que me quieras”, una
delle pagine più celebri legate alla storia del tango e
all’immaginario romantico argentino.
Con “Por una
cabeza”, invece, il pubblico è stato accompagnato in una
storia che apparentemente parla di amore ma che, in realtà, affonda
le proprie radici nel mondo delle corse dei cavalli. Una metafora del
rischio insito anche nei sentimenti: scommettere sull’amore, come
su una corsa, può essere pericoloso, ma può valerne la pena. Il
viaggio è proseguito attraverso atmosfere differenti, con “Tango
to Evora” di Loreena McKennitt, per flauto e arpa, e
“Youkali-Tanghilla” di Kurt Weill, fino ad arrivare
al grande protagonista della seconda parte della serata: Astor
Piazzolla. Un autore che ha trasformato il tango, portandolo verso
una dimensione nuova, più complessa e contaminata, senza però
perdere il legame con le proprie radici.
Del suo repertorio
sono state proposte, tra le altre, “Balada para mi muerte”,
“Chiquilín de Bachín”, “Oblivion”,
“Libertango”, “Los pájaros perdidos” e “Yo
soy María” dalla “María de Buenos Aires”. Ogni
brano è diventato così occasione per raccontare una storia. La
lontananza dalla propria patria, la morte, la povertà e le
disuguaglianze sociali, la memoria, la dimenticanza, la libertà e
persino la rinascita trovano spazio nella musica di Piazzolla, autore
dalla personalità artistica complessa e capace di portare il tango
ben oltre i confini della danza. Particolarmente suggestiva
“Libertango”, brano che Piazzolla registrò per la
prima volta proprio a Milano, segnando un altro importante passaggio
della sua carriera internazionale.
La serata ha così dimostrato come il
tango possa essere molto più di un genere musicale: una forma di
racconto capace di attraversare epoche, continenti e sentimenti,
intrecciando culture differenti e trasformandosi nel tempo. E il
percorso musicale non poteva che chiudersi tornando idealmente verso
l’Italia e verso quella tradizione napoletana che,
come è stato ricordato durante la serata, presenta a sua volta
numerose composizioni costruite sul ritmo dell’habanera. Un
ponte tra mondi apparentemente lontani, che ha trovato un ulteriore
esempio in “’O sole mio” legato alla celebre
interpretazione di Caruso.
Una serata nella quale la musica
ha incontrato la storia e il racconto, in una
Fondazione Ricci ancora una volta trasformata in luogo di cultura e
condivisione.
Il festival “Il Serchio delle Muse” è
sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, dalla
Fondazione Banca del Monte di Lucca e dalla Banca Versilia
Lunigiana e Garfagnana, dalle aziende e dai media partner
e dalle Istituzioni: i 14 Comuni della Valle coinvolti,
l’Unione dei Comuni della Garfagnana, l’Unione dei
Comuni della Media Valle del Serchio, l’Unione dei Comuni
del Frignano, il Comune di Pievepelago, il Comune di
Glasgow, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di
Modena, e la Regione Toscana e la Provincia di
Lucca.
L’organizzazione della
rassegna ci tiene, in particolar modo, a ringraziare tutti
gli sponsor che sostengono il festival “Serchio delle
Muse”: Il Ciocco, Ciocco Bike Circle, Impresa
Costruzioni Spa Guidi Gino, Fondazione Ricci, Idrotherm
2000, IperSoap PiùMe, Profumerie Bacci, Attrezzature
Alberghiere Pieruccini, Farmacie Mollica, Centro Studi Enti
Locali, Chiggiato, Paoli Easy Log, Panificio
Bandini, MaraMeo, Vando Battaglia Costruzioni
S.R.L., Carrefour A. Baiocchi e Nardini.
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