“Oimmene”: l’esclamazione più lucchese che c’è
Chi nasce o vive a Lucca lo sa bene: ci sono parole che non trovi sui libri di scuola, ma che fanno parte del DNA della città. Una di queste è senza dubbio il nostro caro “oimmene” (o nella variante gemella “oimmena”).
Da “oimè” a “oimmene”
L’origine è antica: viene dall’italiano “oimè”, quel sospiro che indica stupore o dispiacere. Ma a Lucca, come spesso succede, ci abbiamo messo del nostro: una -ne finale per renderlo più rotondo, più teatrale, più… lucchese.
Così, invece del banale “oimè”, qui è tutto un “oimmene!” urlato per le strade, nei mercati, tra amici al bar.
Quando si usa
“Oimmene” è l’esclamazione universale:
Vedi arrivare la bolletta della luce → “Oimmene che stangata!”
Incontri un vecchio amico che non vedevi da anni → “Oimmene, ma tu sei sempre vivo!”
Ti rovesci il bicchiere addosso → “Oimmene, che bischero che sono!”
Insomma, un colpo di scena e lo “oimmene” scappa subito.
La coppia perfetta: “oimmene oimmena”
Spesso il lucchese non si accontenta di una sola parola. E allora ecco la versione doppia, che è come la doppia dose di caffè: più forte e più espressiva.
“Oimmene oimmena!” lo senti dire davanti a un disastro, a una sorpresa enorme o semplicemente quando non ci sono parole.
Un marchio di fabbrica
In fondo, “oimmene” è più che un’interiezione: è un piccolo marchio di fabbrica del nostro modo di parlare, quel misto di ironia, lamento e teatralità che ci fa riconoscere ovunque.
E se qualcuno da fuori non capisce, pazienza: per noi lucchesi basta uno “oimmene” ben piazzato per raccontare tutta una scena di vita.